Al capolinea – tre storie in una notte

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testo regia e interpretazione Gaetano Colella e Raffaele Zanframundo e con Venere Rotelli, liberamente ispirato ai racconti di Paul Auster, Stefano Benni, Giorgio Manganelli e Karl Valentin, tecnico luci Vito Marra

In uno scalo ferroviario assolutamente periferico, nella notte di Natale, tre strani avventori sono in attesa del convoglio che li ricondurrà a casa. Dagli altoparlanti di questo desolato luogo, ad intervalli regolari una voce, non chiaramente comprensibile, annuncia che il treno in arrivo ha subito un imprecisato ritardo. Ormai rassegnati ad una lunga sosta, i tre sono attratti da uno stravagante albero di Natale, che arreda l’anonima stazioncina, completamente ricoperto da un impressionante numero di lettere. Con il solo scopo di ingannare il tempo, e successivamente con crescente interesse, uno di loro inizia a leggerne qualcuna. Da subito si avverte l’insolito stile e la forma atipica che caratterizza queste missive. Durante l’attesa i tre stabiliscono tra loro una relazione talvolta conflittuale, talvolta accorata, mentre lo speaker irrompe con crescente frequenza, creando sconcerto e dando vita ad esilaranti gag. Nel frattempo si infittisce il mistero del significato delle letterine appese all’albero e tutto questo genera un’atmosfera sospesa tra il noir e la commedia, tra il dramma e la farsa, fornendo uno spaccato di vita vissuta e di vita immaginaria.

Al capolinea rappresenta un ideale viatico per un viaggio, senza sosta, nelle oscurità e nelle contraddizioni del quotidiano, attraverso cui questi bizzarri personaggi saranno in grado di intravedere una realtà ineffabile, con un finale assolutamente sorprendente.

estratto stampa

[…] Una piacevole sorpresa. Nel sempre generoso baule del teatro ragazzi c’è finito uno spettacolo davvero ben pensato e interpretato, che non sfigurerebbe affatto nella circuitazione serale. Accade. Come gemme, un singolare albero suggerisce pensieri, dritte, percorsi. Gemogli che, volendo, possono maturare, diventare frutti succosi. E restituire senso, risposte, coraggio a storie ad un nonnulla dal proprio capolinea. Un albero che ogni anno, lo stesso giorno, produce il suo nettare. Puro distillato di sensatezza. Di certo migliorabile, il lavoro di Gaetano Colella e Raffaele Zanframundo è piuttosto coinvolgente. Con sfasature vocali, modulazioni di tono e gestualità descrittiva i tre attori (oltre agli autori, in scena anche Venere Rotelli) rendono palpabile ogni stato d’animo, sino a fine corsa. Ma, si sa, da una capolinea le storie ripartono pure […]
Tore Scuro_La Gazzetta del Mezzogiorno