Delizie tarantine

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ideazione e realizzazione Sandra Novellino, liberamente tratto da “Deliciae Tarantinae” di Tommaso Niccolò d’Aquino (traduzione a cura di Paolo De Stefano, Mandese editore, 1995), con Rosalba Pascali, Fabiana Salentino, Mariangela Tarì e Teresa Di Bella, musiche dal vivo Leopoldo Calò

Una bella favola scritta da un cantore innamorato delle bellezze naturali ed artistiche di Taranto, un poema in versi in cui si raccontano le origini mitologiche, la storia e la civiltà di un popolo. Una poesia che coniuga l’afflato mitologico con un certo realismo descrittivo, così da rivelarci molti aspetti della vita e dei mestieri dei tarantini nel ‘700. La presenza del mare, dei mari, costituiva l’elemento pregnante della vita quotidiana così come delle favole mitologiche, in un gioco di intreccio amoroso tra la città ed il suo mare, che forse ancora oggi appare non sciolto. Di questo intreccio racconteremo, della realtà dei pescatori e della favola delle sirene, per cantare la genesi di un amore all’origine dell’identità e dell’immaginario degli abitanti di Taranto.

Nato al pendio La Riccia il 24 novembre 1665, Tommaso Niccolò D’Aquino fu poeta, letterato e sindaco di Taranto. Partecipò alle Accademie degli “Audaci” di Taranto, dei “Pigri” di Bari, degli “Arcadi” di Roma. Considerato il più grande poeta epico dei suoi tempi, scrisse molto, ma di tutti i suoi manoscritti si conservano solo quattro volumi in esametri latini intitolati “Deliciae Tarantinae”. Mai pubblicato, il poema fu tradotto e edito nel 1771 a Napoli dall’umanista Cataldantonio Atenisio Carducci (Taranto 1733-Napoli 1775), che lo arricchì di un corredo di dotti commenti, nonché di annotazioni di scienze naturale prodotte da padre Antonio Maria Minasi (Scilla 1736-Napoli 1806), domenicano, professore di botanica alla Sapienza di Roma. Morì il 2 aprile 1721. Fu sepolto con la prima moglie Teresa Carducci nella cappella gentilizia di famiglia nella chiesa di Sant’Agostino.