Monsignor Brancaccio

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ideazione, realizzazione e interpretazione Giovanni Guarino, liberamente tratto da “Sotto peso di scommunica” di Piero Massafra (Scorpione Editrice, 2007), collaborazione artistica Roberto Anglisani, suoni in scena Angelo Losasso

La movimentata visita pastorale dell’Arcivescovo Lelio Brancaccio nella Diocesi tarantina all’indomani del Concilio di Trento. Uomo di notevole spessore e vescovo inflessibile, Monsignor Brancaccio venne a Taranto, quale “profeta armato”, per sconfiggere il malaffare e la corruzione dilagante nella curia tarantina e per combattere l’emarginazione, la superstizione, la miseria del territorio. Ovviamente per tutto questo fu molto osteggiato. Le vicende narrate – con taglio popolare – sono di una sorprendente ed inquietante contemporaneità. Le feste, le violenze, gli amori, la morte, i pezzenti, i magnifici, gli eremiti, le ricchezze e le miserie fanno parte dello spaccato di vita quotidiana fatto di intrighi e lotte politico-religiose ma anche di alcuni esempi di vera pietà cristiana.

“Nel 1574 uno spirito illuminato viene ad occupare il vescovado: Lelio Bran¬caccio, che reggerà il suo ministero sino al 1596, il quale, tra l’altro, con resoconti delle sue visite pastorali, minutamente raccontate e documentate, ha lasciato una preziosa fonte per la conoscenza della storia della città. Ap¬pena insediato, resosi conto dello stato di confusione e di trascuratezza del clero tarantino, con spirito d’illuminata fermezza dà inizio ad una politica tendente al “riordino del cospicuo patrimonio di edifici religiosi minori di¬stribuiti nella città. Di numerosi, fatiscenti o malamente officiati, siti soprat¬tutto nei quartieri di Turripenna e del Ponte, si ordina la sconsacrazione e lavadita. D’altri s’impone il restauro. Si modificano, tra inapparenti ma radicali contrasti con gli istituti regolari, gli assetti della pietà e della religiosità.” (Giacinto Peluso, “Storia di Taranto”, Scorpione Editrice, 1991).