Il giuocatore di Goldoni, un’analisi tragica e comica della ludopatia

Oltre l’ostacolo del logico. Giovedì 8 giugno, alle ore 19.30, al Teatro Fusco di Taranto, in via Ciro Giovinazzi 49, in scena “Il giuocatore” di Carlo Goldoni, regia Marinella Anaclerio, con Stella Addario, Flavio Albanese, Antonella Carone, Patrizia Labianca, Loris Leoci, Tony Marzolla, Luigi Moretti, Dino Parrotta, Domenico Piscopo, scene/immagine Pino Pipoli, costumi Simona De Castro, disegno luci Cristian Allegrini, foto di scena Giuseppe Distefano, produzione Compagna del Sole, evento finale del progetto di prevenzione e contrasto del rischio di dipendenza da gioco della Direzione della Asl di Taranto e del Dipartimento Dipendenze Patologiche, nell’ambito delle attività di sensibilizzazione e prevenzione previste dal Piano di Attività per Gioco d’Azzardo Patologico della Regione Puglia. Durata 120′ con intervallo. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria qui

«Io non pretendo già che le mie Commedie abbiano ad essere la scuola degli uomini; ma questa sì vorrei che lo fosse, e in questa ho studiato di farla da Precettore, quanto mai ho potuto; perché avendone io nel tempo passato avuto bisogno, avrei desiderato mirar su le Scene un esemplare, che mi avesse svegliato e corretto». Così sottolinea Goldoni a proposito della sua commedia, scritta nel 1750, anno della scommessa con il suo pubblico di scrivere sedici commedie nuove in dodici mesi, ed andata in scena nel 1751. Scommessa appunto, ovvero un lanciarsi oltre l’ostacolo del logico per fare qualcosa di mai tentato prima, qualcosa di memorabile e speciale. Il gioco d’azzardo come vertigine, dunque, per lui non era soltanto legato al desiderio di accumulo di danaro ma un vero sistema di vita.

In ogni caso i tavoli del gioco d’azzardo li conosceva molto bene, come conosceva molto bene tutti i retrobottega e casinò, ufficiali e non, dove si facevano e disfacevano fortune. Gli specialisti definiscono la ludopatia con l’acronimo GAP (Gioco d’Azzardo Patologico). Tre lettere che in inglese formano una parola dai significati vari ed emblematici: “divario”, ”vuoto”, ”lacuna”. Ed è davvero un vuoto profondo quello che spinge le persone ad ammalarsi di gioco d’azzardo, visto che antepongono la loro mania (che si tratti di gratta e vinci, slot machine, poker online) ai rapporti personali, agli affetti, a tutto ciò per cui vale la pena vivere.

Nello specifico Goldoni affronta questo tema ne La bottega del caffè e ne Il giuocatore. Abbiamo scelto quest’ultima, affascinati dall’impianto tragicomico e corale, forti di un ensemble di attori affiatati da anni di lavoro insieme, su testi sia comici che drammatici. L’autore ci racconta la giornata tipo, dall’alba al tramonto, di un giovane borghese, Florindo, completamente asservito al gioco, senza altri orizzonti e obiettivi concreti. Goldoni abilmente ne dipinge l’ambiente: fidanzate, amici, veri e finti, servitori approfittatori e protettori.

Con questa pièce riesce a mettere a nudo con destrezza i meccanismi mentali del giocatore patologico, svelando tutti i processi e le trappole in cui il ludopatico cade trascinando spesso con sé quanti lo circondano. Lo spettatore, con l’avanzare della storia, si ritrova su un crinale a confine tra tragedia e commedia. Si ride ma si comprende anche quanto il gioco d’azzardo sia una dipendenza drammatica, non meno pericolosa di un qualsiasi stupefacente.

«Crediamo fermamente che il teatro debba sempre confrontarsi in modo poetico con il presente, mai come oggi portare in scena Il giuocatore ci consente di proporre al pubblico un’analisi tragica e comica della ludopatia come fenomeno sociale diffuso tra giovani e meno giovani», annota la regista Marinella Anaclerio.

nota bio

La Compagnia del Sole. Nasce tra Roma e Bari nel gennaio del 2010 fondata da Marinella Anaclerio e Flavio Albanese con il proposito di creare un gruppo di lavoro che elabori progetti artistici e culturali a tutto tondo. Caratteristica che li accomuna è la passione per la drammaturgia contemporanea unita all’amore per la tradizione. Sguardo che li porta spesso alla contaminazione e ad alternare costantemente un testo classico ad uno contemporaneo. La pluriennale attività come attori, registi, pedagoghi e direttori di festival e rassegne, in Italia ed in vari paesi europei, con collaborazioni continuative con strutture come Il Piccolo Teatro di Milano ed il Teatro Stabile di Ancona, consente loro di condurre progetti da più punti di vista con strategie differenziate, creando un ponte interlocutorio tra struttura teatrale proponente e pubblico fruitore. La prassi produttiva è quella di creare per ogni spettacolo un progetto che ne permetta di condividere con il pubblico il percorso artistico. Ciò avviene attraverso una serie di proposte che ne incrementano le potenzialità di attrazione e fruizione, sia per i giovanissimi che con per gli adulti, con particolare attenzione al mondo della scuola.

 
 

 
 
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