Scena futura 2020

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la stagione 2019 al Teatro Fusco e al TaTÀ
rassegna in matinèe per le scuole secondarie di II grado

promossa da Crest e Comune di Taranto

 

21 gennaio 2020, ore 10.30 | Teatro Fusco
27 gennaio 2020, ore 10.30 | TaTÀ

IP Teatri Impertinenti
ZHORAN. STORIE DI ZINGARI E VIOLINI

di e con Giuseppe Ciciriello | musica in scena Piero Santoro | durata 50 min

 
 

Zingari. Zingari. Zingari: ladri, vagabondi, bugiardi, fratelli del vento… Quante cose si dicono sugli Zingari! E quante storie, quanti miti e quante leggende ci sono sugli Zingari! Alcuni sostengono che siano stati loro a fabbricare i chiodi della croce di Cristo e che, per questo, la loro genia è maledetta e costretta a viaggiare per l’eternità. Ma chi maledice? Chi odia? E perché? Cos’è un uomo? La razza? Il pregiudizio? Chi ha Creato il mondo? E come? Chi è nato prima, l’uovo o la gallina?
Accompagnato dalla fisarmonica del suo amico Borhat con le melodie, i ritmi e le armonie della tradizione Rom e Balcanica, Zhoran lo Zingaro cerca di rispondere a queste domande raccontando storie. Solo storie, senza pretesa di verità. E con il suo violino narra di come uno zingaro aiutò Dio a creare il mondo; di come uno zingaro vinse il violino al Diavolo; di come gli Zingari si dispersero sulla terra…
Le storie di Zhoran sono la conoscenza della cultura orale che, tramandata di generazione in generazione, è sopravvissuta al tempo e a chi ha sperato di sopprimerne la radice. Lo spettacolo è una narrazione che intreccia racconti, tratti o ispirati dalla tradizione Rom, riscritti o reinventati, come è nella natura del raccontare, intervallandoli con riflessioni filosofiche e ironiche, sulla diversità e sull’uomo. Uno spettacolo sarcastico e divertente che, con leggerezza, forse ci aiuta a chiederci chi è l’altro diverso da noi.

 
Giuseppe Ciciriello
Attore, autore e musicista, si forma a Bologna, dove dal 1998 frequenta i corsi di violino e musica d’insieme alla scuola popolare di musica “Ivan Illich” e i laboratori e i seminari attoriali curati dal DAMS dell’ateneo felsineo. Nel 2000 crea la Compagnia della Pietra che canta, gruppo itinerante di musici e cantastorie. Nel 2003 incontra Carlo Formigoni, punto di riferimento per il teatro didattico e il teatro brechtiano in Italia, e partecipa a numerose produzioni del Teatro dell’Altopiano. Collabora con il Teatro delle Forche e Armamaxa teatro. L’etichetta IP produzioni impertinenti prende forma nel 2017 dalla realtà teatrale Archelia, fondata nel 2007. È al quarto progetto condiviso con Piero Santoro: “Storie di Zhoran” (2013), “Peppino e il tesoro dei briganti” (2015, vincitore dell’Earthink Festival 2016), “Pirati” (2016) e “Iliade” (2018).
 
Piero Santoro
Eclettico e virtuosistico fisarmonicista, studia musica prima come autodidatta poi al Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce nel corso di musica popolare. Il suo repertorio spazia dal folk, al rock, allo ska, al balcanico, all’improvvisazione. Fisarmonicista dei Folkabbestia e dell’Orchestra Mancina, collabora con diversi progetti artistici e musicali. Incontra il teatro nel 2003 con lo spettacolo “Il grande racconto” di Bruno Stori, diretto da Robert McNeer e prodotto da Casarmonica, associazione culturale di cui è cofondatore.
 

 


 

4 febbraio 2020, ore 10.30 | Teatro Fusco
5 e 6 marzo 2020, ore 10.30 | TaTÀ

Crest
ULISSE. NESSUNO È PERFETTO

testo Paolo Gubello e Salvatore Marci | regia Salvatore Marci | con Nicola Conversano, Simonetta Damato, Salvatore Marci, Giuseppe Marzio | scene Bruno Soriato | costumi Maria Pascale | video animazioni Nicola Sammarco | durata 55 min

 

«Papà, sei il mio eroe!». Non c’è bambino che non onori di così elevato riconoscimento il proprio padre, eleggendolo campione di forza e bellezza, esempio con cui identificarsi. Un esempio da tramandare. O da tradire. Con il quale fare i conti comunque e sempre, tanto più quando, varcata l’adolescenza, lo sguardo di fanciullo cede l’incanto, l’innocenza e le favole non bastano più ad alimentare il mito. E se tuo padre è un eroe vero, uno che l’eroe lo fa per mestiere? Se per di più porta il nome altisonante di Ulisse, re di Itaca e tu, neanche a dirlo, sei Telemaco… Quante imprese dovrai ancora aspettare prima di poterlo riabbracciare? In che misura la narrazione dello straordinario (l’eroe e le sue gesta) può sostituire il rapporto concreto tra padre e figlio?
In questo spettacolo le famose imprese sono un lontano seppur vivido ricordo e l’eroe d’un tempo è ridotto a mendicare ghiaccio per dissetarsi; tuttavia l’affabulazione del nostro eroe ha il potere di un’arcana fascinazione su quanti, ancora, incrociano i suoi passi e le sue visioni.
Eppure qualcuno diffida della veridicità dell’incredibile e la stessa Penelope, mentre tesse la tela, matura il distacco; e Telemaco non deve conoscere tutta la verità, “non deve sapere” che quella volta, suo padre, pur di non andare in guerra…

 
Salvatore Marci
Autore, attore, regista e pedagogo teatrale. Si forma in diversi ambiti che spaziano dalla mediazione teatrale con Giorgio Testa alla storia della musica contemporanea con Giacomo Manzoni, dalla drammaturgia contemporanea con la dramaturg Caroline Jester e gli autori teatrali Gurpreet Kaur Bathtti e Steve Waters alla formazione e improvvisazione vocale con Giovannangelo de Gennaro, dal training teatrale con il Teatro Valdoca a progetti formativi per l’amalgama degli operatori del settore penitenziario con il Ministero di Grazia e Giustizia. Scrive, dirige e interpreta gli spettacoli “Riccardo ama Riccardo” (1999), “Sancio e Chiscio” (2000), “Malombre… quasi Amleto” (2001), “Elektra” (2002), “Cirano Lonely Hearts Club Band” (2007), “Millenovecentotredici. La cantata degli ombrelli” (2007), “CaligoLab” (2010), “Pazzo Van Gogh – l’incantesimo di Artaud” (2011), “Sette opere di misericordia e mezzo” (2014) e “Una disperata vitalità – sconcerto breve in forma di reading in memoria di Pier Paolo Pasolini” (2015). Recita per le compagnie Kismet, Casa dei doganieri, Maccabeteatro, Crest, Reggimento Carri, La luna nel letto, Bottega degli Apocrifi e per i registi Simona Gonella, Enzo Toma, Lello Tedeschi, Roberto Corradino, Michelangelo Campanale e Cosimo Severo. Svolge una intensa attività pedagogica tenendo laboratori teatrali presso teatri, associazioni, cooperative sociali, comuni, carceri, università, scuole di ogni ordine e grado.
 
Crest
Nato a Taranto nel 1977, porta avanti in un ambiente difficile – sia socialmente che culturalmente – un discorso teatrale coerente e innovativo, raccontando vite complicate, sogni ostinati, incontri tra culture e condizioni differenti, cercando di coniugare i linguaggi della tradizione con quelli della ricerca teatrale contemporanea. Da subito, sceglie quali interlocutori privilegiati i bambini, i ragazzi e i giovani, con l’intento di creare un punto di riferimento culturale e professionale forte. È finalista per il premio Eti-Stregagatto con gli spettacoli “La neve era bianca” nel 1999, “La mattanza” nel 2000, “Cane nero” nel 2001 ed ha prodotto lo spettacolo vincitore del premio Scenario 2005, “Il deficiente”. Si aggiudica tre edizioni del premio “L’uccellino azzurro” (festival “Ti fiabo e ti racconto” di Molfetta) con gli spettacoli “La storia di Hansel e Gretel” (2009 e 2015) e “Sposa sirena” (2013). Vince l’Eolo Award 2018 come migliore spettacolo di teatro ragazzi dell’anno e l’edizione 2017 del Premio Padova – Amici di Emanuele Luzzati con lo spettacolo “Biancaneve, la vera storia”. Dopo 30 anni di attività “senza fissa dimora”, dal 2009 dispone di 1000 metri quadrati di “teatro da abitare”, il TaTÀ, nel quartiere popolare ed operaio per eccellenza della città, il rione Tamburi.
 

 


 
2 marzo 2020, ore 10.30 | Teatro Fusco
11 marzo 2020, ore 10.30 | TaTÀ

Teatro dei Borgia
CABARET SACCO E VANZETTI

da Michele Santeramo | ideazione e regia Gianpiero Borgia | con Valerio Tambone e Raffaele Braia | scene Vincenzo Mascoli | costumi Maria Pascale | musiche Papaceccio MMC e Roberta Carrieri | coproduzione Teatro Nazionale Croato “Ivan De Zajc” e Dramma Italiano di Fiume, Teatri di Bari | con il patrocinio di Amnesty International Italia | durata 70 min

 
La vicenda evocata in scena ha a che fare con temi quanto mai attuali e necessari: l’immigrazione, il pregiudizio razziale, l’equità e l’obiettività della giustizia. Il racconto però guarda ad un passato non troppo lontano, quando i “migranti” erano italiani: ecco Sacco e Vanzetti, vittime e simbolo di discriminazione e ingiustizia, divenuti poi veri eroi moderni. Sacco e Vanzetti – Nicola e Bartolomeo – vengono giustiziati sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927. L’uno pescivendolo, l’altro operaio, erano transitati pochi anni prima per Ellis Island in cerca di un futuro migliore, lasciandosi alle spalle l’Italia scossa dalla prima guerra mondiale e tormentata dalla miseria. Sostenitori di idee politiche impopolari per l’America borghese d’allora, divengono vittime del pregiudizio verso gli immigrati, del sospetto verso chi sosteneva la lotta operaia e – accusati di un furto e un omicidio che assolutamente non avevano commesso – entrano in un circo mediatico e giudiziario che non li scagiona, nemmeno davanti all’evidenza. La riabilitazione ufficiale in America arriva postuma, cinquant’anni più tardi, ma da subito invece divengono simbolo delle battaglie per i diritti di uguaglianza e giustizia, sostenuti da molta stampa, da artisti e intellettuali, dalla gente semplice già durante la loro detenzione.
Lo spettacolo ripercorre questi eventi e soprattutto restituisce il ritratto di due uomini sognatori e innamorati della vita, riservati, entusiasti, utopisti… Narra delle loro differenze caratteriali, delle loro solitudini, dell’amicizia che li lega e non viene mai meno nemmeno nei duri anni di carcere che precedono l’esecuzione e in cui i due non abbandonano il sogno del riscatto sociale e della libertà.

 
Gianpiero Borgia
Regista, attore di teatro e codirettore, con Elena Cotugno, della compagnia Teatro dei Borgia. Si diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1996. Studia con Mauro Bolognini, Dario Fo, Giorgio Albertazzi, Elsa Wolliaston, Marco Bellocchio, Jurij Alschitz, Ferruccio Marotti, Piero Tosi. Poi inizia il suo percorso nella regia teatrale e consegue il Master Gitis della European Association for Theatre Culture, che lo porta da Roma a Mosca, a Stoccolma e a Berlino ad incontrare maestri come Anatolij Vasil’ev, Oleg Kudriasciov e Sasha Anurov. Per due anni assiste alla regia Jurij Alschitz, che lo abilita all’insegnamento e allo sviluppo della sua metodologia teatrale. Nel 2001 fonda la Compagnia delle Formiche. Firma le regie di numerosi spettacoli presentati in festival, teatri e università di diversi paesi europei. Nel 2013 si consolida la collaborazione artistica con Elena Cotugno e i due danno vita al Teatro dei Borgia. Dal 2001 svolge attività di acting coach e idea e dirige numerosi workshop e progetti culturali. Fonda, assieme a Christian Di Domenico, l’accademia d’arte drammatica ITACA, unico centro pugliese di formazione stabile per il teatro, di cui è direttore per undici anni, fino al 2012.
 
Teatro dei Borgia
È un ensemble che si avvale del lavoro di attori e attrici provenienti da diversi paesi europei e formatisi nel solco della tradizione teatrale russa. Progetta, produce e realizza spettacoli, percorsi di formazione, eventi ed esperienze di teatro. Ha sede a Corato, in provincia di Bari, e opera a livello internazionale. Ha prodotto spettacoli in Italia e all’estero, partecipando a prestigiosi festival nazionali e internazionali, come il Festival dei Due Modi di Spoleto, l’International Fringe Festival di Edimburgo, Festival Toscana delle Culture di Arcidosso e il Festival Methodica di Stoccolma. Negli ultimi anni ha prodotto spettacoli ispirati ai classici del teatro, ma con un’attitudine alla novità e al contemporaneo, nella ricerca di nuove forme drammaturgiche e registiche che coinvolgano pubblico giovane o interessato alla novità teatrale. Dalla “Medea” di Euripide è nato il progetto “Medea per strada”, di carattere sociale, che affronta l’attualissimo tema dello “straniero” e in particolare quello dello sfruttamento della prostituzione, la schiavitù e la tratta di esseri umani.
 

 


 

18 marzo 2020, ore 10.30 | Teatro Fusco
23 marzo 2020, ore 10.30 | TaTÀ

Teatrermitage
SOLA CONTRO LA MAFIA

tratto da “Non la picchiare così” di Francesco Minervini (ed. La Meridiana) | adattamento e regia Vito d’Ingeo | con Arianna Gambaccini | in collaborazione con Libera Puglia | durata 60 min

 

Maria, donna-bambina, si consegna inconsapevolmente nelle mani di un boss della mafia pugliese che la soggioga, ne fa una sua proprietà e la usa per compiere operazioni e traffici illeciti. La sua coscienza, narcotizzata da un “amore malato”, si risveglia solo dinanzi alla vita che si rinnova nel suo grembo. La gravidanza, custodita e difesa con le unghie, irrompe come bagliore nel buio della sua martoriata esistenza per diventare lama con cui trinciare i fili della crudele ragnatela che la avvolge. La fuga e la decisione di farsi “testimone” contribuirà a sgominare uno dei più efferati clan della cosiddetta “quarta mafia”. Ma a Maria non sarà restituita la libertà. Costretta, sotto protezione e con altre identità, a peregrinare con suo figlio per la penisola, sperimenterà quanto crudele sia la “prigionia legalizzata” dei testimoni di giustizia e l’insensibilità delle istituzioni.
La storia di Maria, della sua forza, del suo coraggio e delle sue scelte, è una storia vera iniziata nel nord della Puglia a metà degli anni Ottanta e non ancora terminata.

 
Teatrermitage
Da oltre un trentennio svolge attività di produzione, promozione del pubblico e diffusione del teatro in collaborazione con Comuni, Regione Puglia e Teatro Pubblico Pugliese. Produce spettacoli di teatro ragazzi e di teatro di impegno civile.  Rivolge un’attenzione particolare al mondo della scuola con attività di formazione per studenti e docenti e con l’organizzazione di rassegne teatrali tra cui “RiGenerazioni” a Molfetta e “TICS Anna Rosa Tarantino – Un teatro di impegno civile e sociale” a Bitonto. Tra le attività di organizzazione, si segnala lo storico festival di teatro ragazzi “Ti Fiabo e Ti Racconto” a rilevanza nazionale. A Molfetta, nella sede SPAZIOleARTI, ideata da Teatermitage e pensata come un’officina culturale e creativa, realizza rassegne di prosa, di musica e di cinema d’essai. Un ex frantoio che macina cultura e funge da collante delle belle energie creative e artistiche esistenti. E che coltiva l’ambizione di essere un luogo di aggregazione e di socializzazione, di scambio e fermento che superi la semplice “utenza spettacolare” e doni il “gusto” della cultura e il piacere dei “sapori”.
 

 


 

Scena futura 2020

informazioni e prenotazioni:
ufficio scuola CREST | via Grazia Deledda snc, 74123 Taranto
Cinzia Sartini (responsabile) | mail cinziasartini@teatrocrest.it
tel 099 4725780 (interno 3) | mobile 328 0010900 | fax 099 4725811

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La rassegna “Scena futura” è parte di “Heroes”, progetto triennale 2017_19 del Crest,
in ATS con l’associazione culturale “Tra il dire e il fare” (Ruvo di Puglia, BA),
in ordine all’avviso pubblico per iniziative progettuali riguardanti lo spettacolo dal vivo e le residenze artistiche
– Patto per la Puglia – FSC 2014/2020 – Area di intervento “Turismo, cultura e valorizzazione delle risorse naturali”
 

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