Eschilo e Ovidio svelati da due maestri della scena Calenda e Ovadia aprono il Taras Teatro Festival

Tra mondo antico e visioni contemporanee Taranto indaga i miti del passato

Venerdì 19 settembre il grande regista presenta «Indagini sull’Orestea» al TaTÀ

Sabato 20 settembre l’«ebreo errante» del teatro celebra al Fusco il poeta latino

Due grandi maestri del teatro italiano, Antonio Calenda e Moni Ovadia, segnano l’avvio a Taranto, venerdì 19 e sabato 20 settembre, della terza edizione del «Taras Teatro Festival / Scena antica e visioni contemporanee», che con la direzione artistica di Massimo Cimaglia esplora intorno al tema «L’ombra della guerra» i miti del passato e i conflitti di oggi, riletti dentro le radici del teatro.

Venerdì 19 settembre, alle ore 21, nell’auditorium TaTÀ, Antonio Calenda prima riceverà il Premio Taras Teatro Festival, una prestigiosa statuetta per la quale il noto ceramista grottagliese, Cosimo Vestita, si è ispirato a un modello antico, poi si renderà protagonista della lezione-spettacolo «Indagini sull’Orestea» prodotta dal Gruppo della Creta sull’unica trilogia tragica pervenutaci dal mondo antico.

Una straordinaria carriera registica, iniziata nel 1965 col Teatro Sperimentale 101 e il coinvolgimento di Gigi Proietti, Virginio Gazzolo e Piera degli Esposti, e proseguita sino ad oggi con centinaia di rappresentazioni, da Shakespeare a Brecht, diventate storia del teatro italiano, Calenda si fa guida di un potentissimo viaggio nelle pieghe di un’opera immortale. Con «Orestea» Eschilo vinse le Grandi Dionisie nel 458 a. C. narrando in «Agamennone» l’assassinio del protagonista da parte della moglie Clitemnestra, l’uccisione di lei da parte del figlio Oreste per vendetta in «Coefore» e la persecuzione di quest’ultimo subita dalle Erinni, con successiva assoluzione del tribunale dell’Areopago, nel terzo e ultimo dramma intitolato «Eumenidi».  Il motivo tragico della passione e della paura che permea la sequenza di delitti, accende ancora oggi una riflessione etica sui concetti di giustizia, coscienza personale e di Stato, facendo di quest’opera antica un reperto da esaminare e scandire, con la consapevolezza che ci deriva dal presente minaccioso e drammatico.

A sua volta, Moni Ovadia, l’«ebreo errante» del teatro italiano e intellettuale poliedrico, ideatore di un teatro dalla particolare cifra stilistica, sabato 20 settembre, alle ore 21, nel Teatro Fusco, sarà diretto da Daniele Salvo, anche lui interprete in scena con Barbara Capucci, in una rilettura moderna di uno tra i più grandi autori latini firmata da Luigi Di Raimo. Lo spettacolo, intitolato «Ovidio il poeta relegato. Metamorfosi dell’esilio», una produzione Kairòs, accende i riflettori sulla vicenda umana del cantore dell’amore che venne cacciato da Roma dal principe Augusto raccontata in uno spettacolo impreziosito dalle musiche originali di Marco Podda e Patrizio Maria D’Artista.

In seguito a un editto voluto da Augusto, nell’8 d. C., Publio Ovidio Nasone è costretto ad abbandonare Roma per la remota città di Tomi. Di quella terribile esperienza restano custodi le lettere inviate ai propri cari in patria, pagine in cui la realtà del dolore personale si trasforma in poesia e la vicenda umana dell’esule richiama le sorti infelici da lui immortalate nelle «Metamorfosi». È Ovidio stesso a paragonarsi ad esse, riconoscendo nelle storie di quei corpi trasformati una perfetta rappresentazione del proprio destino mutato. Così, in questo «doppio soliloquio a più voci», un solitario Ovidio è impegnato in un dialogo a distanza con la moglie, in cui si uniscono nel ricordo alcuni tra i miti più struggenti dell’opera che il poeta considerata specchio e immagine del proprio destino.

In un viaggio tra le pagine più alte della letteratura di ogni tempo, tradotte e riadattate per la scena, lo spettacolo ripercorre, pertanto, la personale metamorfosi di Ovidio, da poeta ad esule, in un intreccio che fonde realtà e letteratura, biografia e mito. E in questo racconto umano di dolore e di speranza, di trasformazione e fedeltà, di ricostruzione di un’identità compromessa, Ovidio è Moni Ovadia, artista e uomo di cultura, coraggioso intellettuale attento alla convivenza tra le civiltà, da sempre impegnato in difesa dei diritti e della pace, nonché artista dotato di un umorismo originale e pungente, e in qualche modo esule anche lui nella propria condizione di profugo nato in Bulgaria, in una famiglia ebraico-sefardita (greco-turca da parte paterna, serba da parte di madre), e cresciuto a Milano. Ed è proprio nell’incontro di queste culture che risiede la cifra dell’esistenza di un artista cosmopolita capace di costruire nella differenza la propria identità.

Il Taras Teatro Festival è realizzato con l’organizzazione di Terra Magica Arte e Cultura e la collaborazione della compagnia Crest, il contributo di Ministero della Cultura, Regione Puglia, Comune di Taranto e Puglia Culture, il prezioso sostegno di Itsmobilità academy, TP Italia, Fondazione Taranto 25, Banca Patrimoni Sella e Erredi Consulenze assicurative e i patrocini di Inda, Istituto Nazionale del Dramma Antico, Università di Bari, Museo archeologico nazionale di Taranto – MarTA, Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, Marina Militare Italiana e Istituto e per la storia e l’archeologia della Magna Grecia.

 

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Biglietti per il Teatro Comunale Fusco – 15 euro (platea)/10 euro galleria (5 euro studenti)

Biglietti per l’Auditorium TaTÀ – 10 euro (5 euro studenti)

Abbonamento a tutti gli spettacoli 88 euro

I biglietti sono acquistabili su vivaticket.com o all’Auditorium TaTÀ

Gli abbonamenti sono acquistabili all’Auditorium TaTÀ

Info 333.2694897

 

addetto stampa
Francesco Mazzotta
328.6296956

  

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Taras Teatro Festival, terza edizione. Conferenza stampa di presentazione

Sabato 6 settembre, ore 10, a Taranto nel foyer del Teatro Comunale Fusco

Sabato 6 settembre, alle ore 10, nel foyer del Teatro Comunale Fusco, si terrà la conferenza stampa di presentazione del Taras Teatro Festival 2025 appena riconosciuto di rilevanza nazionale dal Ministero della Cultura, pertanto impegnato ad ampliare l’offerta con un progetto articolato e ricco di nomi di prestigio che si svilupperà dal 19 settembre al 19 ottobre tra il Teatro Comunale Fusco, l’auditorium TaTÀ e il Museo archeologico nazionale di Taranto – MArTA, con l’organizzazione di Terra Magica Arte e Cultura in collaborazione con la compagnia Crest.

All’incontro con i giornalisti intervengono il sindaco Pietro Bitetti, il direttore artistico Massimo Cimaglia, la presidente della compagnia Crest, Clara Cottino, e la direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto – MArTA, Stella Falzone.

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Francesco Mazzotta
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«La regina delle nevi» di Andersen tra lettura animata e narrazione

Mercoledì 23 luglio la produzione del Crest nella Villa 7 Pozzi di Castellaneta

Con Arianna Gambaccini e il coinvolgimento diretto dei piccoli spettatori

È una performance tra lettura animata e narrazione, «La regina delle nevi» della compagnia Crest che Arianna Gambaccini porta in scena mercoledì 23 luglio, alle ore 19.30, nella Villa 7 Pozzi di Castellaneta (via San Francesco) per la rassegna «L’estate racconta» organizzata dall’amministrazione comunale.

Il progetto riprende tutte e sette le storie che costituiscono l’avventura creata da Hans Christian Andersen. E a narrarla c’è un personaggio fatato, che con soli piccoli oggetti a sua disposizione, fa prendere vita a tutti i personaggi di un’avventura senza tempo. Insomma, una storia magica che i piccoli spettatori vivranno dando vita loro stessi a suoni, rumori e personaggi, diventando protagonisti di una favola antica che racconta l’universale importanza della vera amicizia e del non arrendersi mai.

In quest’avventura magica e senza tempo, tra ghiaccio e coraggio, che ha ispirato capolavori come il celebre film Disney «Frozen», l’amore supera ogni ostacolo. La storia racconta, infatti, la vicenda di Kay, portato via dalla misteriosa Regina delle Nevi. E solo Gerda, con il suo coraggio e amore, potrà salvare Kay dal terribile incantesimo, tra prove difficili e incontri incantati, viaggiando attraverso Paesi diversi e mondi immaginari, personaggi verosimili e fatati.

L’ingresso è gratuito.

addetto stampa
Francesco Mazzotta
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La storia di «Arianna nel labirinto» per orientarsi nel dedalo della vita

Domenica 13 luglio lo spettacolo del Crest nel Palazzo Baronale di Castellaneta

Con Michele Cipriani e Arianna Gambaccini, autrice e regista della pièce

Cosa succede quando una coppia scalcinata di attori vagabondi si mette in testa di raccontare una storia epica e mitologica? È la domanda intorno alla quale ruota lo spettacolo della compagnia Crest «Arianna nel labirinto» scritto e diretto da Arianna Gambaccini, che se ne fa interprete in scena con Michele Cipriani, domenica 13 luglio (ore 20), a Castellaneta, nel palazzo Baronale (in piazza Federico De Martino) per la rassegna «L’estate racconta» organizzata dall’amministrazione comunale.

I due protagonisti della storia, cercando «cose» nel loro carrettino, iniziano un viaggio incantato tra teste di drago, sfingi magiche e fili dorati. E quando si trasformano in mostri e sirene, re cattivi e abitanti del Cielo, fanno prendere vita ad una favola antichissima utilizzando scenografie mobili e teatrini di carta in cui loro stessi diventano pupazzi di una favola magica piena di mostri. «Arianna nel labirinto» è, infatti, uno spettacolo nel quale si racconta del Dio del Carnevale, di antri silenziosi e bui, di principesse «piantate in asso» e Dei dispettosi, sempre pronti a litigare per ogni cosa, proprio come fanno i bambini. Sostenuta da
una narrazione estremamente creativa, il racconto induce a imparare una storia nuova, anche se tanto nuova non è, ma attraverso la quale è possibile scoprire come sconfiggere la paura. Perché così come Teseo usa soltanto uno spago dorato per non perdersi nel labirinto, anche gli esseri in carne ed ossa, non in carta e favole, possono usare i propri, di fili, per non perdersi nei labirinti della vita.

L’ingresso è gratuito.

addetto stampa
Francesco Mazzotta
328.6296956

  

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