«La più grande tragedia dell’umanità» Il teatro interroga il pubblico sul dolore

Venerdì 10 ottobre all’auditorium TaTÀ di Taranto per il «Taras Festival»

Davide Angeli e la celebrata stand-up comedian Yoko Yamada si relazionano con gli spettatori
nel progetto interattivo del pluripremiato Jacopo Giacomoni

Il pubblico diventa protagonista al «Taras Teatro Festival / Scena antica e visioni contemporanee» in corso a Taranto con la direzione artistica di Massimo Cimaglia. Venerdì 10 ottobre, alle ore 21, nell’auditorium TaTÀ, gli spettatori verranno coinvolti in un’esperienza interattiva nello spettacolo della compagnia Malmadur «La più grande tragedia dell’umanità» di Jacopo Giacomoni, che proprio l’altro giorno ha conquistato il «Premio Riccione» due anni dopo aver ottenuto nell’ambito dello stesso riconoscimento la menzione speciale Franco Quadri.

Insomma, un’ulteriore prestigiosa conferma per uno dei migliori drammaturghi della nuova generazione, che lo scorso anno ha anche vinto il bando autori della Biennale Teatro di Venezia e di questo spettacolo firma la regia a quattro mani con Gaia Bautista (costumi realizzati da Angie Power). In scena, Davide Angeli fa coppia con Yoko Yamada, attrice italiana di padre giapponese consacrata dalla tv e da importanti palcoscenici tra le migliori stand-up comedian in circolazione.

Lo spettacolo, che viene presentato per la sezione del festival «Future Stage speciale under 35», funziona così. Il pubblico protagonista viene invitato ad eleggere la più grande tragedia dell’umanità.  Si parte dalla perdita di un cellulare e si arriva a un amore tradito, alla nascita di Facebook, a un bambino caduto in un pozzo, all’estinzione degli elefanti, a un’epidemia, a un genocidio, a un paragone tra una strage vicina e una lontana, tra una recente e una passata.  Gli spettatori devono scegliere fra due tragedie. Quella che viene votata come più grande rimane in gioco, l’altra viene scartata. A sua volta, quella rimasta si confronta con una nuova tragedia. La più grande rimane, l’altra viene scartata. E così via.

In alcune votazioni il suffragio può cambiare: possono avere diritto di voto solo gli spettatori che hanno vissuto la tragedia esaminata, oppure possono averlo solo gli spettatori che non l’hanno vissuta. Ma può anche succedere che possano votare solo tre spettatori.

Non esiste una tragedia vincitrice a priori: sarà il giudizio insindacabile del pubblico a determinare l’esito dello spettacolo. La tragedia rimasta per ultima verrà eletta la più grande tragedia dell’umanità. E al termine dello spettacolo, il pubblico saprà anche quali tragedie sono state elette nelle repliche precedenti.

Insomma, uno spettacolo che spettacolarizza la spettacolarizzazione della sofferenza per chiedersi come si possa rappresentare di questi tempi una tragedia in palcoscenico. Giacomoni ricorda le parole del filologo e sociologo francese Guy Debord, tra i critici più importanti delle società occidentali avanzate, il quale diceva che lo spettacolo «è il momento storico che ci contiene». In altre parole, fuori dal teatro «lo spettacolo costituisce il modello presente della vita socialmente dominante». E allora, come possiamo insieme, dentro un teatro, guardarci da fuori? Osservare i meccanismi che ci fanno implicitamente scegliere ogni giorno a quale dolore dedicare la nostra indignazione?

Pertanto, il dispositivo di questo progetto teatrale ruota intorno a due temi: la spettacolarizzazione mediatica del dolore e la rappresentabilità del tragico per chiedersi come cambia la percezione del dolore a seconda dei mezzi espressivi usati per rappresentarlo. E quale tragedia incarna il muro contro il quale far schiantare questo gioco perverso. Da qui lo straordinario e originale «dispositivo» teatrale di Giacomoni, che diventa occasione di incontro e riflessione tra performer e pubblico, per una riscoperta del teatro come luogo partecipativo che apre mille possibilità.

Il Taras Teatro Festival è realizzato con l’organizzazione di Terra Magica Arte e Cultura e la collaborazione della compagnia Crest, il contributo di Ministero della Cultura, Regione Puglia, Comune di Taranto e Puglia Culture, il prezioso sostegno di Itsmobilità academy, TP Italia, Fondazione Taranto 25, Banca Patrimoni Sella e Erredi Consulenze assicurative e i patrocini di Inda, Istituto Nazionale del Dramma Antico, Università di Bari, Museo archeologico nazionale di Taranto – MarTA, Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, Marina Militare Italiana e Istituto e per la storia e l’archeologia della Magna Grecia.

Biglietti per l’Auditorium TaTÀ: 10 euro (5 euro studenti)
I biglietti sono acquistabili su vivaticket.com o all’Auditorium TaTÀ
Info 333.2694897

addetto stampa
Francesco Mazzotta
328.6296956

  

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«Periferie» e «Favole & Tamburi» del Crest. Al via le campagne abbonamenti per il TaTÀ

Da martedì 7 ottobre aperte le sottoscrizioni. In vendita anche i biglietti

Inaugurazioni con «Il tango delle capinere» di Emma Dante e «Ninì e la balena»

Prendono il via martedì 7 ottobre le campagne abbonamenti alle stagioni teatrali 2025-2026 del Crest all’auditorium TaTÀ di Taranto. Il cartellone serale «Periferie» si inaugurerà il 15 novembre, alle ore 21, con «Il tango delle capinere» della regista di culto Emma Dante, mentre «Favole & Tamburi», con le sue proposte per bambini, ragazzi e famiglie, prenderà il via il 9 novembre, alle ore 18, proprio con una produzione del Crest, «Ninì e la balena», spettacolo di Michelangelo Campanale ispirato al mito di Moby Dick di Melville ma intrecciando quella storia con l’avvistamento, nel 1887, della prima balena franca boreale nel Golfo di Taranto, accolta con paura dagli abitanti, che si armarono fino ai denti.

Gli abbonamenti si possono acquistare al botteghino del TaTÀ, mentre i biglietti ai singoli spettacoli, disponibili sempre a partire da martedì 7 ottobre, sono in vendita anche sul circuito Vivaticket.


Dunque, Emma Dante, regista tra le più vigorose e carnali del teatro europeo, il 15 novembre aprirà con «Il tango delle capinere» la stagione «Periferie» comprendente dieci spettacoli (tutti alle ore 21) rappresentativi della scena teatrale contemporanea. Un altro siciliano, Tindaro Granata, presenterà il 21 novembre «Vorrei una voce», monologo a più voci sulla condizione femminile, mentre Licia Lanera, anima punk del teatro contemporaneo, il 6 dicembre presenterà «James», un omaggio tra scena e vita reale al gigante del teatro del Novecento, Tadeusz Kantor. Quindi, Vladimir Luxuria il 10 gennaio si farà portavoce delle tematiche gender in «Princesa» con la storia vera di una trans che emozionò anche Fabrizio De André, mentre il visionario collettivo Muta Imago esplorerà il classico di Cechov «Tre sorelle» il 24 gennaio. Molto atteso il ritorno di una storica coppia del teatro italiano di ricerca composta da Stefano Randisi ed Enzo Vetrano, che il 7 febbraio con Nicola Borghesi condividono il progetto tra palco e platea «Grazie della squisita prova» ispirato a Leo De Berardinis.

E se con «L’uomo calamita» il 21 febbraio Giacomo Costantini rispolvera con Il Circo El Grito una storia vera di rastrellamenti sotto i classici chapiteaux ai tempi dell’occupazione nazista in Italia, Lino Musella, tra gli attori di cinema e teatro più amati dal pubblico, il 14 marzo toccherà con «L’ammore nun’è ammore» l’universo di Shakespeare affrontando la traduzione in napoletano che ne fece Dario Jacobelli.

La stagione si chiuderà con due testi cult di altrettanti geni della nuova drammaturgia scomparsi troppo presto, «Anna Cappelli» di Annibale Ruccello, che Valentina Picello interpreterà il 28 marzo, e «4 5 6» di Mattia Torre in programma l’11 aprile con Massimo De Lorenzo, Carlo De Ruggieri, Cristina Pellegrino e Giordano Agrusta.


Dieci gli spettacoli in programma anche per «Favole & Tamburi», sezione riservata a giovani e giovanissimi, che dopo l’apertura del 9 novembre con «Ninì e la balena», proseguirà il 16 novembre con «Toc Toc» della Luna nel Letto e il 30 novembre con «1, 2, 3…Cantate con me!» della storica compagnia romana di pupazzi e burattini Teatro Verde.

Quindi, il 6 e 7 dicembre sarà la volta di una proposta molto particolare, il tecnologico «Hamelin» della Factory Compagnia Transadriatica, uno spettacolo che ha fatto il giro del mondo e che è destinato a pochi spettatori per volta.

Il 2025 si chiuderà il 14 dicembre con un’altra creazione targata Crest, «Arianna nel labirinto», con Michele Cipriani e Arianna Gambaccini, mentre l’anno nuovo si aprirà, come da tradizione, il giorno della Befana, 6 gennaio, con «Soqquadro», lavoro della storica compagnia genovese Teatro del Piccione, per proseguire il 18 gennaio con una rilettura di Collodi realizzata da Armamaxa con «Nel ripostiglio di mastro Geppetto».

Arrivano, invece, da Piacenza quelli di Teatro Gioco Vita con il loro spettacolo sulle metamorfosi «Tutto cambia! Il bruco e la farfalla e altri racconti» in calendario l’1 febbraio. E da Ferrara proviene il classico «La bella e la bestia» firmato dalla compagnia Il Baule Volante, di scena il 22 febbraio, penultimo appuntamento di una rassegna che si chiuderà l’8 marzo con «Cenerentola 301» dei pugliesi Burambò, altra compagnia di punta del teatro ragazzi.

 

Abbonamento ai 10 spettacoli di Periferie: € 120 – Biglietto unico: € 15. 
Abbonamento ai 10 spettacoli di favole&TAmburi: € 60 – Biglietto unico: € 7; Ridotto per nuclei familiari (almeno 4 persone) € 6.
Vivaticket
Info 333.2694897 

 
addetto stampa
Francesco Mazzotta
328.6296956

  

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«Pluto», da Aristofane ai nostri giorni ambiguità politica e senso di giustizia

Domenica 5 ottobre (ore 19) al TaTÀ di Taranto per il Taras Teatro Festival

Una produzione del Gruppo della Creta per «Future Stage speciale under 35»

Al «Taras Teatro Festival / Scena antica e visioni contemporanee» in corso a Taranto con la direzione artistica di Massimo Cimaglia, domenica 5 ottobre, alle ore 19, nell’auditorium TaTÀ, è in programma «Pluto o il dono della fine del mondo» per il quale gli autori, Anton Giulio Calenda e Valeria Chimenti, si sono ispirati alla commedia «Pluto» nella quale Aristofane gioca sull’utopia del cosa succederebbe se fossimo tutti ricchi e liberi dall’obbligo di lavorare e se a tutti fosse concesso ozio illimitato. Lo spettacolo viene portato in scena nella sezione del festival «Future Stage speciale under 35» per la regia di Alessandro Di Murro, che del lavoro è anche interprete con Matteo Baronchelli, Alessio Esposito, Laura Pannia e Amedeo Monda, quest’ultimo autore delle musiche originali. Con i costumi di Giulia Barcaroli e il disegno luci di Matteo Ziglio, l’allestimento è prodotto dal Gruppo della Creta, tra le più interessanti realtà di cooperazione teatrale under 35, che indaga sul linguaggio del teatro contemporaneo creando reti di collaborazione con artisti, istituzioni e teatri (il Gruppo è anche compagnia residente del Teatro Basilica di Roma, unico spazio teatrale di Roma con una gestione under 35).

Nella riscrittura di questo capolavoro viene applicato il metodo di Aristofane, pronto a prendere le distanze da entrambe le ipotesi politiche al centro della commedia, la forma idilliaca di comunismo incarnata da Pluto e il capitalismo impersonato da Povertà.

Dio della ricchezza nella mitologia greca, il cieco Pluto è una divinità tanto poco spirituale, quanto assai utile e concreta, che Cremilo, contadino ateniese, rapisce affinché smetta di elargire ricompense ai malvagi e sofferenze agli onesti. Succederà che, curata la cecità di Pluto, i soldi verranno bulimicamente distribuiti a tutti e lavorare diverrà inutile.

Ma se per il povero e onesto Cremilo, l’anziano cittadino di Atene protagonista della storia, la giustizia redistributiva è il ragionevole farmaco da applicare sulle piaghe della società ateniese, per Povertà, che irrompe in scena come antagonista, una indiscriminata ricchezza a portata di tutti è «azione folle, sacrilega, criminale» perché, se nessuno avrà necessità di guadagnare, chi vorrà rimboccarsi le maniche?

Due ipotesi rispetto alle quali si registra l’equidistanza di Aristofane, un compagno di viaggio nel quale ci si può riconoscere per l’ambiguità politica, la capacità di non schierarsi con nessuno ma attaccare sempre, amici e nemici. Distante anche da forme estreme di nichilismo, il Gruppo della Creta esplora pertanto la crisi di tutte le ideologie per andare alla ricerca di qualcosa di sconosciuto, con l’ottimismo di chi è consapevole che l’umanità sbaglia: ma sbaglia sempre meglio. 

Il Taras Teatro Festival è realizzato con l’organizzazione di Terra Magica Arte e Cultura e la collaborazione della compagnia Crest, il contributo di Ministero della Cultura, Regione Puglia, Comune di Taranto e Puglia Culture, il prezioso sostegno di Itsmobilità academy, TP Italia, Fondazione Taranto 25, Banca Patrimoni Sella e Erredi Consulenze assicurative e i patrocini di Inda, Istituto Nazionale del Dramma Antico, Università di Bari, Museo archeologico nazionale di Taranto – MarTA, Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, Marina Militare Italiana e Istituto e per la storia e l’archeologia della Magna Grecia.

Biglietti per l’Auditorium TaTÀ: 10 euro (5 euro studenti)
I biglietti sono acquistabili su vivaticket.com o all’Auditorium TaTÀ
Info 333.2694897

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«Troiane» da Euripide, unico coro di voci nella moderna lettura di Valeria Cimaglia

Prima nazionale a Taranto il 3 e 4 ottobre per il Taras Teatro Festival

Una produzione del Crest per la sezione «Future Stage speciale under 35»

Al «Taras Teatro Festival / Scena antica e visioni contemporanee» in corso a Taranto con la direzione artistica di Massimo Cimaglia, venerdì 3 e sabato 4 ottobre, alle ore 21, nell’auditorium TaTÀ, è in programma la prima nazionale di «Troiane», rilettura della tragedia di Euripide firmata da Valeria Cimaglia, attrice di grande talento che compie il salto alla regia forte della lezione dei maestri Armando Pugliese, Walter Pagliaro, Daniele Salvo, Giuseppe Marini e Massimo Venturiello, con i quali si è formata e ha lavorato. Prodotto dal Crest e inserito nella sezione del festival «Future Stage speciale under 35», lo spettacolo vede protagonista, con la stessa Cimaglia, un gruppo di artisti che si sta distinguendo nel panorama teatrale italiano, con produzioni ispirate al teatro classico. Ne fanno parte Domizia d’Amico, Mariachiara Basso, Tommaso Sartori, Giulia Guastella e Francesca Bax, cui si devono scene e costumi, mentre le musiche originali eseguite dal vivo sono di Simone Carrino.

Troia è caduta insieme alle sue mura. Guerrieri usciti da un cavallo hanno distrutto ogni residuo della civiltà troiana, sono morti uomini, anziani, bambini.  Restano solo le donne, uniche testimoni delle atrocità subite, che aspettano di essere scelte dai soldati greci come schiave.  Nessuna di loro avrà giustizia, non ci sarà nessun «deus ex machina» a salvarle, nessuna speranza. Solo la consapevolezza del proprio dolore e un inascoltato grido di rabbia contro l’ingiustizia della guerra. Ecuba, Andromaca, Cassandra, le donne troiane sono unite dal dolore della morte e dal peso dei ricordi. Per questo, la regia di Valeria Cimaglia le ha volute rappresentare non come individui distinti ma come un unico corpo e un’unica voce che si moltiplica nel Coro: il loro dolore è collettivo, universale, una ferita che trascende i singoli destini. Il Coro diventa quindi il cuore pulsante della tragedia, una coscienza comune che canta la rovina della città e delle sue madri. Il passato e il presente si fondono, portandoci in una Troia senza tempo, un luogo come tanti altri, in cui quei ricordi di vita felice potrebbero appartenere a qualsiasi donna sopravvissuta ad una delle tante guerre che ancora ci affliggono.

I Greci non vengono rappresentati come uomini ma come simboli: incarnano la ragione, la politica, la macchina della guerra. Appaiono come figure spersonalizzate, quasi automi, che agiscono per necessità logica e calcolo strategico, non per umanità.

I Troiani, al contrario, rappresentano il sentire, il legame con gli dèi, la religione e la memoria. Sono i custodi di una dimensione emotiva e spirituale che la guerra tenta di annientare, ma che non potrà mai spegnersi. Ogni guerra ci restituisce nuove Troia in fiamme: i lamenti di Ecuba e delle sue figlie sono gli stessi che oggi risuonano tra le rovine di città lontane, eppure mai così vicine a noi.

Il Taras Teatro Festival è realizzato con l’organizzazione di Terra Magica Arte e Cultura e la collaborazione della compagnia Crest, il contributo di Ministero della Cultura, Regione Puglia, Comune di Taranto e Puglia Culture, il prezioso sostegno di Itsmobilità academy, TP Italia, Fondazione Taranto 25, Banca Patrimoni Sella e Erredi Consulenze assicurative e i patrocini di Inda, Istituto Nazionale del Dramma Antico, Università di Bari, Museo archeologico nazionale di Taranto – MarTA, Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, Marina Militare Italiana e Istituto e per la storia e l’archeologia della Magna Grecia.

Biglietti per l’Auditorium TaTÀ: 10 euro (5 euro studenti)
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