DeclinAzioneDonna

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la stagione 2018 al TaTÀ

rassegna di teatro e danza

un progetto del Crest

 

venerdì 12 gennaio 2018, ore 21 | TaTÀ
La Corte Ospitale, Associazione Culturale Zebra, Silvia Gribaudi Performing Art
R. OSA_10 esercizi per nuovi virtuosismi

concept, coreografia e regia Silvia Gribaudi | con Claudia Marsicano (premio Ubu 2017 come nuova attrice o performer under 35) | disegno luci Leonardo Benetollo | costumi Erica Sessa | consulenza artistica Antonio Rinaldi, Francesca Albanese, Giulia Galvan, Matteo Maffesanti | coproduzione Santarcangelo Festival | con il supporto di Qui e Ora Residenza Teatrale (Milano) | finalista premio Ubu 2017 come migliore spettacolo di danza e finalista premio Rete Critica 2017 | durata 50 min

R. OSA è una performance che si inserisce nel filone poetico di Silvia Gribaudi, coreografa che con ironia dissacrante porta in scena l’espressione del corpo, della donna e del ruolo sociale che esso occupa con un linguaggio “informale” nella relazione con il pubblico. In R. OSA è in atto una rivoluzione del corpo, che si ribella alla gravità e mostra la sua lievità: una ricerca del “non limite” ispirata alle immagini di Botero, al mondo anni ’80 di Jane Fonda, al concetto di successo e prestazione.
R. OSA è uno spettacolo in cui la performer è protagonista di un “one woman show” che sposta lo sguardo dello spettatore all’interno di una drammaturgia composta di 10 esercizi di virtuosismo. La scena vuota, il fondale nero e al centro un corpo solo, che nella sua particolarità diventa movimento coreografico, suono, immagine, colore: una partitura del gesto apparentemente informale che esprime un disegno più ampio, la figura di una ragazza con i suoi dettagli, le sue forme, la sua bellezza, che si mostra in tutta la propria forza espressiva. La performer diventa lei stessa opera.
R. OSA è un’esperienza in cui lo spettatore è chiamato ad essere protagonista volontario o involontario dell’azione artistica in scena. R. OSA fa pensare a come guardiamo e a cosa ci aspettiamo dagli altri sulla base dei nostri giudizi. Lo spettacolo mette al centro una sfida, quella di superare continuamente il proprio limite.

dopo lo spettacolo, incontro con la Compagnia

 
Silvia Gribaudi
Coreografa e perfomer torinese, nel 2009 crea “A corpo libero”, vincitore premio pubblico e giuria GD’A Veneto, selezionato in Aerowaves Dance Across Europe, alla Biennale di Venezia, al Dublin Dance Festival, all’Edinburgh Fringe Festival, al Dance Victoria Canada, al Festival Do Disturb a Palais de Tokyo di Parigi, al Santarcangelo Festival. Conduce seminari in Italia e all’estero e progetti di formazione all’Accademia Teatrale Veneta e al Theaterschool – Amsterdam School of the Arts. Dal 2013 al 2015 si concentra sul corpo e la nudità e comincia creando performance quali “The film contains nudity”, parte oggi della collezione video MAMbo – Museo di Arte Moderna di Bologna, “Perfoming Gender” e “What age are you acting? – Le età relative”. Dal 2011 conduce laboratori di comunità e performance per donne over 60. Dal 2016 i laboratori includono anche uomini: “Dov’è Adamo?”, un percorso di ricerca sostenuto da ResiDance XL Anticorpi. Nel 2016 e 2017 è regista e coreografa di tre diverse performance, “My Place” per Qui e Ora Residenza Teatrale (finalista In-Box 2017), “Felice” per il Teatro delle Briciole e “R. OSA_10 esercizi per nuovi virtuosismi”, coprodotto da Santarcangelo Festival (finalista premio Ubu 2017 come migliore spettacolo di danza e finalista premio Rete Critica 2017). Nel 2017 debutta a Vancouver (Canada) con “empty.swimming.pool”, una coproduzione italo-canadese con Tara Cheyenne Frienderberg, vincitore del sostegno del Chrystal Dance Prize 2016.
 
Claudia Marsicano
Nata a Napoli, studia canto lirico al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano e frequenta la Scuola di Teatro Quelli di Grock, dove si diploma come attrice e inizia a lavorare con la stessa compagnia meneghina. Prosegue la formazione teatrale con John Strasberg, Paolo Nani, Claudio Marconi, Ivana Chubbuk, Claudio Orlandini. Studia diverse forme di danza con Valeria Cavalli, Susanna Baccari e Silvia Gribaudi. In scena con la compagnia romana Leviedelfool in “Made in China, postcard from Van Gogh” ed “Heretico”, con le Manifatture Teatrali Milanesi ne “Il più bel giorno della mia vita” e con Frigoproduzioni, etichetta teatrale costituita dalla stessa Marsico (con Francesco Alberici), in “SocialMente” e “Tropicana”. Nel 2014 vince i premi Anna Pancirolli e Festival Young Station e i concorsi OFFerta Creativa, Magnifico Teatro e ConfrontiCreativi menzione speciale come migliore attrice. Nel 2015 ottiene il premio Anteprima e la selezione per il progetto Elogio della Leggerezza di Roberta Torre e Silvia Gribaudi. Nel 2016 è protagonista in “R. OSA” (prima assoluta in forma definitiva il 24 marzo 2017 al Teatro Annibal Caro di Civitanova Marche), perfomance sul virtuosismo fisico e vocale, per la quale vince il premio Ubu 2017 come nuova attrice o performer under 35.
 

 


 

sabato 27 gennaio 2018, ore 21 | TaTÀ
Fibre Parallele
THE BLACK’S TALES TOUR

di e con Licia Lanera e con Qzerty | regia Licia Lanera | sound design Tommaso Qzerty Danisi | luci Martin Palma | scene Giorgio Calabrese | costumi Sara Cantarone | consulenza artistica Roberta Nicolai | coproduzione CO&MA Soc. Coop. Costing & Management | con il sostegno di Residenza IDRA e Teatro Akropolis nell’ambito del progetto CURA 2017 e di Contemporanea Festival / Teatro Metastasio | durata 60 min

Le fiabe sono l’archetipo, il pre-visto, il pre-detto. Sono la letteratura genuina dei più profondi sentimenti umani. Sono sempre vive e parlano dell’uomo di ieri, di oggi e di tutti i domani possibili. Partendo da cinque fiabe classiche – la Sirenetta, Scarpette rosse, Biancaneve, La regina delle nevi e Cenerentola – spogliate della loro parte edulcorata e consolatoria tipica del mondo dei bambini e presentate in tutta la verità della loro versione autentica, Licia Lanera firma una scrittura originale che racconta incubi notturni e storie di insonnia, per parlare di alcune donne, delle loro ossessioni, delle loro manie, delle loro paure.
Uno spettacolo in cui le icone delle fiabe piano piano si sgretolano, fino a diventare la realtà stessa, la più feroce, la più fallimentare. È una specie di horror che vuole far paura per esorcizzare la paura stessa: quella di chi scrive, quella di chi vive. A completare lo spettacolo, infine, la presenza della musica originale, realizzata grazie alla collaborazione con il musicista pugliese Tommaso Qzerty Danisi, che ipnotizza lo spettatore accompagnandolo, per tutta la durata della performance, in una dimensione a metà tra l’onirico e il reale.

Arriva un tempo che è quello della notte. Arriva un tempo che è pericoloso per chi non dorme, perché i pensieri si affastellano e strane creature ti vengono a trovare. Certe volte sono pensieri felici, ambizioni, aspettative, altre volte sono paure e orrori. Per me, che soffro d’insonnia, tutte le notti arriva un tempo magico e inquieto e questo tempo, per una sera, voglio condividerlo con gli spettatori. Travestita da icona pop, prendo in giro me stessa: la star. La star decomposta, la reginetta depressa. Arriva un tempo in cui racconto fiabe, o quello che ne resta, a suon di musica elettronica. Le fiabe sono l’archetipo, il pre-visto, il pre-detto. Sono la letteratura genuina dei più profondi sentimenti umani. Sono la parola che si tramanda, sono la filosofia che viene scritta. Sono quello che eri da bambino e quello che sarai da adulto. Arriva un tempo in cui le fiabe che conosci da sempre sono una scusa per dire di te. E dici ciò che mai, altrimenti, avresti avuto il coraggio di dire. [Licia Lanera]

dopo lo spettacolo, incontro con la Compagnia

 
Licia Lanera
Regista e attrice barese, si forma al CUT e in seguito con Carlo Formigoni, ricci/forte, Massimo Verdastro, Marco Sgrosso, Eimuntas Nekrosius e Luca Ronconi. Nel 2006 fonda a Bari (con Riccardo Spagnulo) la compagnia Fibre Parallele – scioltasi proprio in questi giorni – firmando, come regista e attrice, le produzioni “Mangiami l’anima e poi sputala” (2007), “2.(DUE)” (2008, premio Fringe/L’Altrofestival – Lugano), “Furie de Sanghe – Emorragia cerebrale” (2009, vincitore bando Nuove Creatività – ETI), “Duramadre” (2011), “Lo splendore dei supplizi” (2013), “La beatitudine” (2015), “Orgia” (2016). Nel 2012 studia alla Biennale Teatro Venezia con Luca Ronconi e mette in scena uno studio da “Questa sera si recita a soggetto”. Successivamente è al Centro Teatrale di Santa Cristina per seguire come assistente le prove di “Pornografia” diretto da Ronconi, regista per il quale nel 2014 recita nella “Celestina” di De Rojas. Nel luglio dello stesso anno è invitata dal MiBACT al Festival di Avignone per un masterclass europeo sulla regia teatrale e ad ottobre dirige “Blue Bird Bukowski” per il Teatro Abeliano di Bari. Nel 2011 vince il premio Antonio Landieri come miglior attrice italiana giovane e nel 2014 i premi Eleonora Duse, Virginia Reiter e Ubu come migliore attrice italiana under 35. Nel 2017 firma la sua prima drammaturgia “The Black’s Tales Tour”, che interpreta e dirige (prima nazionale il 22 giugno 2017 al Festival delle Colline Torinesi).
 

 


 
sabato 17 febbraio 2018, ore 21 | TaTÀ
Diaghilev
ELSE

liberamente ispirato all’opera di Arthur Schnitzler “La signorina Else” sulla base della traduzione di Giuseppe Farese | di Nunzia Antonino e Carlo Bruni | impianto scenico e regia Carlo Bruni | con Nunzia Antonino | assistente alla regia Olga Mascolo | ricerca musicale Sergio Antonino | costumi Atelier 1900 |  con il sostegno di Teatro Rossini di Gioia del Colle sistemaGaribaldi – Linea d’Onda | in collaborazione con Fondazione Popolare contro l’Usura | durata 75 min

Pubblicato nel 1924, “La signorina Else” è considerato uno dei capolavori di Arthur Schnitzler. Scritto con la tecnica del monologo interiore, capace di evocare con immediatezza stati d’animo ed emozioni dei personaggi, il romanzo racconta la vicenda della giovane Else, figlia di una famiglia dell’alta borghesia austriaca, alla quale, mentre sta trascorrendo una vacanza in montagna insieme con la zia, piomba addosso la richiesta di salvare il padre avvocato dall’imminente bancarotta. È la madre stessa, in una lettera dai toni disperati, a chiederle in pratica di vendersi per trovare il denaro necessario.

[…] Siamo partiti dall’adolescente in vacanza e dal suo dramma, alimentato da un debito del padre nei confronti di un laido signor Dorsday. Debito che lei è invitata a estinguere con “strumenti” ritenuti ormai comuni, perciò lontanissimi dal produrre scandalo, ma ancora oggi “perfettamente” in grado di alimentare le tragiche conseguenze svolte dal racconto. La nostra direzione è condizionata dall’anagrafe: Else non è la diciannovenne dell’originale, piuttosto lo è stata. Rimasta impigliata nella lettera che scatenò il dramma, è alle prese con lo stesso Veronal di allora: medicinale ormai però fuori moda, veleno inadeguato al ruolo e dunque anche inutile a domare il reiterato dolore. La nostra Else vive in un mondo sordo, immerso in una crisi culturale, non dissimile da quella che ispirò Schnitzler: fonte di ossessioni, nel migliore dei casi in grado di condurre alla follia. [Carlo Bruni]

dopo lo spettacolo, incontro con la Compagnia

 
Nunzia Antonino
Nata a Bisceglie, studia danza e teatro in Italia e nelle scuole d’arte di Varsavia e Parigi con Daniela Bönsch, Pierre Biland, Jean Claude Penchenat, Giancarlo Sammartano, Guido De Monticelli, Giorgio Albertazzi, Julie Stanzak. Dall’86 lavora con Pagliai Gassman, Antonella Steni, Mario Scaccia, Adriana Innocenti, Mariangela D’Abbraccio, Ferruccio Soleri, Adriana Asti, Giancarlo Sepe, Franco Però, Teresa Ludovico, Micha Van Hoecke e Carlo Bruni. In scena ne “Le Troiane”, “Agamennone”, “Nella città l’inferno”, “Ballando ballando”, “Bella e Bestia”, “Orfeo”, “Lezioni di piano”, “Molto rumore per nulla”, “I reduci”, “Passioni”, “Lenòr”, “Cenerentola, across the universe” e nelle letture da “Lo scialle andaluso” di Elsa Morante e di “Un paio di occhiali” di Anna Maria Ortese. Tra i fondatori (con Carlo Bruni) dell’associazione culturale “Linea d’Onda”, protagonista de “L’anima attesa”, un mediometraggio di Edoardo Winspeare dedicato a don Tonino Bello, è Medea nello studio curato da Giuliana Musso, tratto dall’omonimo romanzo di Christa Wolf. Attualmente è in tournée con “L’abito nuovo”, un’opera di Pirandello ed Eduardo per la regia di Michelangelo Campanale, ”Lorenzo Milani”, un allestimento su drammaturgia di Stefania Marrone e regia di Cosimo Severo per la Bottega degli Apocrifi, ed “Else”, un solo tratto da “La signorina Else” di Arthur Schnitzler per la regia di Carlo Bruni (prima nazionale il 6 agosto 2016 al Festival Troia Teatro).
 

 


 
venerdì 23 febbraio 2018, ore 21 | TaTÀ
Qui e Ora Residenza Teatrale
MY PLACE il corpo e la casa

regia Silvia Gribaudi | con Francesca Albanese, Silvia Baldini e Laura Valli | disegno luci Silvia Gribaudi e Domenico Cicchetti | assistente alla regia Roberto Riseri | Residenze La Piccionaia (Vicenza), L’arboreto – Teatro Dimora (Mondaino, RN), Olinda – Teatro La Cucina (Milano) | spettacolo finalista In-Box 2017 | durata 60 min

 

In scena tre corpi nudi – o meglio in biancheria intima – volutamente messi in evidenza: masse corporee vive e non censurate, vere, oneste e ben diverse da quelle che ancora oggi siamo abituati a vedere in mostra sui giornali, su internet, in televisione. Tre donne non più giovani ma non ancora vecchie, certamente non perfette. Ma belle. Perché autentiche. E disposte, in uno show surreale, ad offrirsi al pubblico per quello che sono, corpi senza casa né spazio, sfrattate dal proprio io, lanciate a inseguire, divorare e moltiplicare le proprie ombre. Con passo leggero e sguardo ironico e tragicomico sul femminile.
Il corpo-casa è l’immaginario intorno a cui si sviluppa il lavoro di scena, da quel luogo le attrici partono per svelare momenti di fragilità e di bellezza, per restituire spaccati di intimità, per disvelare un posto segreto, un luogo fisico o uno spazio dentro di noi, comunque territorio della visione. Poche parole, quadri visivi, corpi in movimento. Un racconto fisico che va a indagare i luoghi dell’intimo.

“My Place” segna l’occasione di mettere a confronto due poetiche diverse e affini. Due sguardi sul femminile. Si incontrano la ricerca di un movimento che nasce da corpi non convenzionali e la sperimentazione sulla drammaturgia autografa, lo sguardo ironico e l’indagine sul contemporaneo. Le attrici autrici di Qui e Ora prestano corpo alle visioni di Silvia Gribaudi e offrono a loro volta alla coreografa e performer un immaginario contemporaneo con cui mettersi a confronto. [dalle note di produzione]

dopo lo spettacolo, incontro con la Compagnia

 
Qui e Ora Residenza Teatrale
Nasce nel 2007 sul territorio della Bergamasca con il progetto Être – Esperienze Teatrali di Residenza. È una compagnia di produzione e una residenza teatrale, lavora su drammaturgie autografe, con una spiccata attenzione al contemporaneo. Opera in stretto contatto con il territorio e promuove progetti culturali legati al teatro in luoghi insoliti. Da anni conduce una sperimentazione sulla casa, attraverso la produzione di uno spettacolo di House Theatre (“Con tutto l’amore del mondo” 2011), attraverso percorsi di inchiesta teatrale che hanno portato a incontrare case e persone e attraverso la programmazione di una rassegna di teatro presso abitazioni private. Lavora sul tema del femminile attraverso workshop, percorsi di inchiesta, produzione di spettacoli (“Madri_concerto di sbagli e di intimità” 2012, “A corto di bugie” 2013, “Saga Salsa” 2014). L’incontro con la coreografa e performer Silvia Gribaudi (premio pubblico e giuria GD’A Veneto 2009 e Biennale di Venezia Ground 0, Aerowaves Dance Across Europe 2010, Edinburgh Fringe Festival 2012, finalista premio Equilibrio 2013) avviene su un comune interesse tematico e su esperienze affini sviluppate nell’ambito della formazione, intorno a differenti aspetti del femminile. Percorsi simili che hanno visto donne di tutte le età mettersi in gioco, esplorando il rapporto con il proprio corpo, il proprio ruolo nella società contemporanea, la capacità femminile di costruire relazioni e benessere, in conflitto con la cultura del consumo e dell’apparire. Finalista del premio In-Box 2017, il progetto “My Place il corpo e la casa” è il prodotto della collaborazione tra la residenza teatrale lombarda e l’artista visiva torinese (prima nazionale 15 luglio 2016 al Festival delle Esperidi di Campsirago Residenza).
 

 


 

sabato 3 marzo 2018, ore 21 | TaTÀ
Teatro di Dioniso
IFIGENIA IN CARDIFF (Iphigenia in Splott)

di Gary Owen | traduzione Valentina De Simone | regia Valter Malosti | con Roberta Caronia (premio Virginia Reiter 2017 come migliore giovane attrice italiana dell’ultima stagione teatrale) | luci Francesco Dell’Elba | con il sostegno di Fondazione Piemonte dal Vivo | durata 60 min

 

Effie per tutti è una sgualdrina, una stupida sgualdrina da squadrare e poi scansare, come le merde che ricoprono le strade della sua Splott, a sud di Cardiff, in un Galles di periferia che ha messo a tacere identità e ricordi sotto colate di cemento.
Effie non è di certo una che le manda a dire. È sboccata, squattrinata, sfrontata, sbronza, il più delle volte, aggressiva con chiunque abbia la sfortuna d’incrociarla già ubriaca alle undici del mattino sulla Clifton Street. La sua esistenza, un disastro completo, tra follie notturne nei pub in compagnia della coinquilina Leanne, scopate senza fantasia con l’amico idiota di sempre, Kev, discussioni mai concluse con la nonna che continua, sottobanco, ad allungarle qualche spicciolo pur di farla sopravvivere.
Basta un’occhiata per sapere già tutto di lei, eppure, un incontro imprevisto in una notte qualunque cambia tutte le prospettive, aprendo squarci di scomoda umanità e fornendo ad Effie, finalmente, la possibilità di dimostrarsi qualcosa di più.
“Ifigenia in Cardiff” di Gary Owen (dall’originario “Iphigenia in Splott”) è un delirio monologante denso di lucidità che si rivela a poco a poco, ribaltando gli equilibri del senso comune e scardinando moralismi e perbenismi vari, con il suo attacco sferrato in pieno viso contro l’ipocrisia della società e di una politica dell’austerity che finisce per stringere la morsa sempre sui soliti noti.
Con un linguaggio abrasivo pieno d’ironia tagliente, Owen affonda il coltello nelle maglie sconnesse della contemporaneità, consegnandoci il ritratto al vetriolo di una Ifigenia moderna che non ci sta ad essere la vittima sacrificale di un sistema già scritto, e pertanto reagisce, opponendo al fato che la vorrebbe vendicativa e miope, la sua intelligenza feroce, il ghigno beffardo, la più inaspettata compassione.
Davanti ai fallimenti del nostro tempo, Effie non è di certo un capro espiatorio ma testimone ferale e voce d’accusa contro un potere che, con la sua ingombrante ingordigia, divora le vite degli altri.

dopo lo spettacolo, incontro con la Compagnia

 
Roberta Caronia
Attrice palermitana, diplomata giovanissima all’Accademia nazionale d’arte drammatica “Silvio d’Amico”, nel 2009 è Antigone in “Edipo a Colono” con Giorgio Albertazzi per la regia di Daniele Salvo, ruolo per il quale vince il premio Assostampa Teatro. Sul grande schermo nel 2011 vince la Menzione speciale al Terre di Siena Film-Festival per il film “La strada verso casa” di Samuele Rossi (in concorso al Festival del Cinema di Roma). Collabora dal 2015 con la compagnia torinese Teatro di Dioniso: in tournèe nel ruolo di Beatrice nel “Berretto a sonagli” del regista Valter Malosti, che la dirige anche nel monologo “Ifigenia in Cardiff” (prima nazionale il 16 giugno 2017 al Festival delle Colline Torinesi). La motivazione della giuria tredicesima edizione del premio Virginia Reiter: «Tra le varie ossessive e alterate identità che hanno messo in luce il talento nevrotico di Roberta Caronia c’è in particolare un percorso di giovani figure classiche (Ismene, Antigone, Ermione) che porta fatalmente alla via crucis di una Ifigenia contemporanea, ritratto di un’emarginata del Galles che ha fatto deflagrare la sua ossessione corporea e un suo straordinario flusso di coscienza in “Ifigenia in Cardiff” di Gary Owen (in origine “Iphigenia in Splott”) con regia di Valter Malosti, che l’aveva anche diretta in un’acuminata versione siciliana del “Berretto a sonagli” di Pirandello. Avendo lei già mostrato un suo ben forte carattere nella “Clitennestra” di Vincenzo Perrotta, in “The Coast of Utopia” di Stoppard, e nei panni della coraggiosa Rita Atria de “Il mio giudice” di Maria Pia Daniele, facendo buon uso della formazione con Piotr Fomenko e Nicolaj Karpov».
 

 


 
sabato 17 marzo 2018, ore 20 e ore 21.30 (max 60 spettatori per replica) | TaTÀ
Acasă 
(S)WORKERS uno spettacolo collaborativo e itinerante sul mercato del sesso

ideatrice e dramaturg Valeria Simone | autori Valeria Simone, Marianna De Pinto, Maristella Tanzi, Marco Grossi, Rossella Giugliano | con Marianna De Pinto, Rossella Giugliano, Marco Grossi, Erika Lavermicocca, Marialuisa Longo, Maristella Tanzi, Manuela Vista | costumi e oggetti dii scenici Porziana Catalano | visual design Maria Grazia Morea | disegno luci Michelangelo Volpe | con il sostegno del Comune di Bari | in collaborazione con Teatro Pubblico Pugliese | durata 70 min | 

Cinque drammaturghi/e italiani/e raccontano storie relative al mondo della prostituzione dal punto di vista delle e dei sex workers, considerando come l’offerta e la diffusione del lavoro sessuale sta mutando le relazioni di coppia e investigando come la crisi all’interno delle relazioni tra uomini e donne sta incrementando il mercato del sesso. Inoltre, la crisi economica degli ultimi due decenni ha mutato lo stesso mercato, ricollocando nel nostro paese migliaia di donne straniere (trafficate e non) e inserendo nel target dei sex workers anche molte minorenni e persone appartenenti a classi sociali medie e con alti livelli di istruzione.
I titoli dei monologhi: “2 metri quadri” di e con Rossella Giugliano; “L’abito della prima comunione” di e con Marco Grossi; “A.A.A. offresi” di e con Marianna De Pinto; “Interno” di Valeria Simone, con Erika Lavermicocca; “Gramigna” di Valeria Simone, con Manuela Vista; “Oboman” di Valeria Simone e Maristella Tanzi, con Manuela Vista; “Real doll” di e con Maristella Tanzi. E del video: “Too” di e con Maria Grazia Morea.

Uno spettacolo sul mercato del sesso, così come è organizzato oggi nelle città europee, specialmente in un momento che vede enormi ondate migratorie e in cui la crisi economica rende fragile le relazioni affettive […] Si tratta di un settore in continuo mutamento, soprattutto le attività che ne fanno parte sono sempre più invisibili, innanzi tutto perché le prostitute sono meno riconoscibili, ossia meno collegate a un cliché estetico. Quindi è un fenomeno che si estende sempre di più e allo stesso tempo è sempre meno visibile e riconoscibile. Ci piacerebbe, in questo progetto, dargli voce, raccontare le storie dei sex workers per comprendere quanto sta cambiando la società in relazione al sesso e quanto stanno cambiano le relazioni affettive. Il punto di riferimento teorico, in questo percorso, è anche il sociologo e filosofo Michel Foucault e la sua ricerca sulla sessualità, che ci fa porre alcune domande: con quali discorsi oggi si parla di sessualità? Quale rapporto ha con il potere? Quale equilibrio tra soppressione e sovrabbondanza di discorsi sul sesso? [dalle note di produzione]

dopo lo spettacolo, incontro con la Compagnia

 
Acasă 
Si propone di promuovere il teatro e la drammaturgia contemporanea e di raccontare il presente, dando particolare spazio e attenzione ai progetti collaborativi e all’uso degli spazi non convenzionali. Ha prodotto “Paradise”, spettacolo sul traffico di esseri umani, schiavitù e caporalato (il testo di Valeria Simone è stato pubblicato nel volume “Donne e Teatro” 2016 dall’editore Borgia). Dopo il precedente lavoro collaborativo “H24_Acasă” (finalista premio Cassino Off 2016), che raccontava le storie delle donne che migrano nel nostro paese dedicandosi ai lavori di cura (colf e badanti) mostrando un cambiamento nella nostra società rispetto alle relazioni familiari, adesso la compagnia con “(S)workers” racconta le storie concernenti il mercato del sesso, utilizzando lo stesso approccio: fare ricerca insieme e confrontarsi sui vari aspetti della questione con l’obiettivo di creare uno spettacolo che tenga conto della pluralità dei punti di vista (prima nazionale il 21 ottobre 2017 allo Spazio 13 di Bari).
 

 


 

DeclinAzioneDonna

biglietto 10 euro (promozione: i primi 100 biglietti a soli 7 euro)
ridotto 7 euro (under 30 e over 65)

info e prenotazioni 099.4725780 (int. 1) – 366.3473430

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parliamone | nel foyer, dopo gli spettacoli,  le Compagnie ospiti della stagione incontrano il pubblico
modera Marina Luzzi, giornalista

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La rassegna DeclinAzioneDonna, nona stagione di “Periferie”, è parte di “Heroes”,
progetto triennale 2017_19 di Crest e Tra il dire il fare (Ruvo di Puglia, BA) in ATS,
in ordine all’avviso pubblico per iniziative progettuali riguardanti lo spettacolo dal vivo e le residenze artistiche
– Patto per la Puglia – FSC 2014/2020 – Area di intervento “Turismo, cultura e valorizzazione delle risorse naturali”

 

 

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Tore Scuro
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