Periferie 2020

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la stagione 2020 al TaTÀ
rassegna di teatro

un progetto del Crest

 
 

sabato 25 gennaio 2020, ore 21
Frosini-Timpano
ACQUA DI COLONIA

testo, regia e interpretazione Elvira Frosini e Daniele Timpano | consulenza Igiaba Scego | voce del bambino Unicef Sandro Lombardi | aiuto regia e drammaturgia Francesca Blancato | scene e costumi Alessandra Muschella e Daniela De Blasio | disegno luci Omar Scala | produzione Romaeuropa Festival / Teatro della Tosse / Accademia degli Artefatti | con il sostegno di Armunia Festival Inequilibrio | si ringrazia CRAFT Centro Ricerca Arte Formazione Teatro | spettacolo finalista premio Ubu 2017 come migliore novità drammaturgica italiana e selezionato da Unidram 2018 | durata 110 min

Il colonialismo italiano.
Una storia rimossa e negata, che dura 60 anni, inizia già nell’Ottocento, ma che nell’immaginario comune si riduce ai cinque anni dell’Impero Fascista. Cose sporche sotto il tappetino, tanto erano altri tempi, non eravamo noi, chi se ne importa.
È acqua passata, acqua di colonia, cosa c’entra col presente? Eppure ci è rimasta addosso come carta moschicida, in frasi fatte, luoghi comuni, nel nostro stesso sguardo. Vista dall’Italia, l’Africa è tutta uguale, astratta e misteriosa come la immaginavano nell’Ottocento; Somalia, Libia, Eritrea, Etiopia sono nomi, non paesi reali, e comunque “noi” con “loro” non c’entriamo niente; gli africani stessi sono tutti uguali.
E i profughi, i migranti che oggi ci troviamo intorno, sull’autobus, per strada, anche loro sono astratti, immagini, corpi, identità la cui esistenza è irreale: non riusciamo a giustificarli nel nostro presente.
Come un vecchio incubo che ritorna, incomprensibile, che ci piomba addosso come un macigno.

dopo lo spettacolo, incontro con la Compagnia

 
Elvira Frosini e Daniele Timpano
Autori, registi e attori della scena contemporanea italiana. Da 2008 condividono un comune percorso artistico. Nei numerosi lavori prodotti negli ultimi anni, portano sul palcoscenico i loro corpi che disinnescano, decostruiscono ed incarnano le narrazioni della Storia, analizzando le derive antropologiche della società a partire da un vasto materiale di riferimenti vari (dall’accademico al popolare) che costituiscono l’immaginario e la coscienza contemporanei. I loro testi portano sulla scena un complesso dispositivo teatrale in cui gli attori-autori sono sempre in dialogo con il pubblico ed in bilico tra l’incarnazione di personaggi, mitologie contemporanee e culturali, luoghi comuni della Storia, ed il semplice essere sulla scena e mettere in campo il proprio perturbante rapporto con la Storia e la cultura, in un gioco di scivolamenti spiazzanti che dissacrano tutte le retoriche senza fare sconti, neanche a se stessi. Vincitori al Premio Riccione per il Teatro 2019, il più longevo concorso italiano di drammaturgia, della menzione speciale “Franco Quadri”, riservata al testo che meglio coniuga scrittura teatrale e ricerca letteraria, per il nuovo testo “Ottantanove”.
 

 


 

sabato 8 febbraio 2020, ore 21
Banda Osiris snc
BANDA 4.0

di e con la Banda Osiris: Sandro Berti (mandolino, chitarra, violino, trombone), Gianluigi Carlone (voce, sax, flauto), Roberto Carlone (trombone, basso, tastiere), Giancarlo Macrì (percussioni, batteria, bassotuba) | durata 60 min

 
 

Uno spettacolo pirotecnico e poetico per celebrare i quarant’anni della Banda Osiris. Una produzione “ricca” e sorprendente in un grande circo di luci, video e idee singolari, oltre che di musica. Quaranta anni di teatro sempre fedeli alla loro linea deviante e unica nel panorama musicale italiano. Il feeling con il pubblico è immediato, la musica sfiora corde impensabili e fuori dal tempo, diventando un fermo immagine divertente, dinamico e potente. Un richiamo alla figura dei clown musicali, una meteora che si avvicina alla loro figura perfetta e strampalata, ma vicina allo spirito bambino e innocente di ognuno di noi.
Lo spettacolo spazia dal suono aggressivo delle prime comparse a sorpresa nelle piazze e nelle fiere degli anni ’80 fino alle più delicate sonorità dei film che è valso nel 2004 l’Orso d’argento di Berlino alla “banda più piccola del mondo, l’unica banda terapeutica esistente sulla faccia della terra, nati per strada come un petardo che ti rotola tra i piedi”. Senza mai dimenticare la fisicità degli strumenti e dei corpi. Tanta ruvidezza. Ed estrema precisione.

dopo lo spettacolo, incontro con la Banda

 
Banda Osiris
Nasce nel 1980 a Vercelli. È considerata la massima espressione in Italia della comicità nel teatro musicale. Nei primi anni di attività, la Banda si dedica prevalentemente a spettacoli di strada. L’originalità della proposta che fonde musica, teatro e comicità riscuote un immediato successo. Il dispendio di energie, il ritmo vorticoso e le continue sorprese diventano la cifra stilistica del gruppo, la musica l’asse portante e, al tempo stesso, collante drammaturgico. Musica di tutti i generi (classica, rock, folk, jazz) miscelata con ironia e una buona dose di dissacrazione. Musica come suggestione: sonora e di immagine. Musica come divertimento: nell’eseguirla e nell’ascoltarla. Dalla strada al teatro, il passo non è breve, ma articolato. Eppure negli ultimi decenni il quartetto ha costruito il proprio successo e la propria inimitabile identità proprio sul palcoscenico, senza peraltro negarsi la possibilità di frequentare anche il mezzo radiofonico e televisivo e di realizzare colonne sonore per il teatro, per documentari e per il cinema  per il cinema, tra cui “Anche libero va bene” di Kim Rossi Stuart; “Ospiti” (premio Agis Siae al Festival del Cinema di Venezia), “L’imbalsamatore” (premio Flaiano) e “Primo amore” di Matteo Garrone (premi Orso d’argento al Festival di Berlino, David di Donatello, Pegaso d’oro, premio Flaiano e molti altri); “Qualunquemente” con Antonio Albanese. “Banda 4.0” è lo spettacolo creato per celebrare i quarant’anni di attività artistica, presentato in anteprima al Festival teatrale di Borgio Verezzi (Savona) lo scorso 6 luglio.
 

 


 
sabato 22 febbraio 2020, ore 21
Babilonia Teatri
made in italy

di e con Valeria Raimondi ed Enrico Castellani | scene Babilonia Teatri / Gianni Volpe | costumi Franca Piccoli | luci, audio e movimenti di scena Luca Scotton | coproduzione Operaestate Festival Veneto | con il sostegno di Viva Opera Circus / Teatro dell’Angelo | spettacolo vincitore premio Scenario 2007, nomination premi Ubu 2008 come novità italiana / ricerca drammaturgica,  premio Vertigine 2010 | durata 50 min

made in italy non racconta una storia. Affronta in modo ironico, caustico e dissacrante le contraddizioni del nostro tempo. Lo spettacolo procede per accumulo. Fotografa, condensa e fagocita quello che ci circonda: i continui messaggi che ci arrivano, il bisogno di catalogare, sistemare, ordinare tutto. Procede per accostamenti, intersezioni, spostamenti di senso. Le scene non iniziano e non finiscono. Vengono continuamente interrotte. Morsicate. Le immagini e le parole nascono e muoiono di continuo. Gli attori non recitano. La musica è sempre presente e detta la logica con cui le cose accadono. Come in un video-clip.
made in italy è un groviglio di parole.
É un groviglio di tubi luminosi.
É un groviglio di icone.
Per un teatro pop.
Per un teatro rock.
Per un teatro punk.
Un teatro carico di input e di immagini: sovrabbondante di suggestioni, ma privo di soluzioni.

dopo lo spettacolo, incontro con la Compagnia

 
Babilonia Teatri
Nata nel 2005, la formazione veronese è entrata con passo deciso nel panorama teatrale contemporaneo distinguendosi per un linguaggio che a più voci viene definito pop, rock, punk. I fondatori del gruppo, Enrico Castellani e Valeria Raimondi, compongono drammaturgie dall’incedere unico, sorta di litanie scolpite nelle contraddizioni dell’oggi, portate in scena con attitudine ribelle. Hanno indagato diverse angolazioni della vita di provincia, cristallizzandola come microcosmo di un dolore universale, affrontato con coraggio dissacrante. Coraggio che è valso al gruppo il prestigioso Leone d’argento della Biennale di Venezia nel 2016. La Compagnia si caratterizza per il suo sguardo irriverente e divergente sull’oggi che mostra i nervi scoperti del nostro tempo. Per uno stile fuori dagli schemi che intende il teatro come specchio della società e della realtà. Attraverso l’uso di nuovi codici visuali e linguistici esprime la necessità e l’urgenza dell’interrogazione, per far emergere conflitti e tensioni, con ironia e cinismo, affetto e indignazione.
 

 


 
sabato 29 febbraio 2020, ore 21
Carullo-Minasi
DE REVOLUTIONIBUS – sulla miseria del genere umano
da due operette di Giacomo Leopardi “Il Copernico” e “Galantuomo e Mondo” | di e con Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi | scene e costumi Cinzia Muscolino | scenotecnica Pierino Botto | disegno luci Roberto Bonaventura | assistente alla regia Veronica Zito | produzione Carullo-Minasi / Federgat | spettacolo vincitore Teatri del Sacro 2015 e segnalato In-Box 2016 e 2017 | durata 60

 

Passeggiando con Leopardi, il Maestro della più amara e saggia ironia, prendiamo Lezioni di Grandezza per tramite di un’Operetta infelice e, per questo, morale intorno alla rivoluzione del nuovo mirare dell’uomo nella profondità della propria miseria.
Il genere umano, vedendo meglio, si scopre nullo, ma nella capacità di vedere la propria nullità, potrà riscattarsi, dando spazio al trascendente, dunque, alla Poesia. Ciò nonostante, Leopardi, in uno scherzo d’impazienza e rassegnazione “conscio che gli uomini non si contenteranno di tenersi per quello che sono” propone il triste scenario della “civiltà”, dei suoi legami e vizi nel ridicolo risultato d’un’Operetta immorale e, per questo, miseramente “felice”.
Rivoluzione e miseria sono parole che riempiamo d’una natura ambigua e paradossale, nell’unica certezza di volerci aggrappare al teatro, fatto di piccole e povere cose, ma capace di grandissime riflessioni sul potere dell’uomo di ribellarsi e dunque ritrovarsi. Ci disperdiamo giocando con scenari che danno largo spazio all’immaginazione, sperando di far scivolare il pubblico nella finestra di questo “oltre” che ancora in vita ci rimane e che può, con i suoi scherzi, renderci partecipi rivoluzionari del Sentimento del Sublime.

dopo lo spettacolo, incontro con la Compagnia

 
Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi
Attori, autori e registi, in una parola teatranti nel senso pieno del termine. Il loro lavoro è come la fionda di Davide, piccolo ma capace di colpire, portando l’ironia e l’intelligenza, il cuore e la cultura all’assalto di un mondo-Golia, ormai incapace di guardare dentro se stesso. La levità dei toni dei loro dialoghi non nasconde mai la durezza di una realtà difficile da vivere. Dagli aspetti personali di “Due passi sono”, con cui nel 2011 è partito il loro pluripremiato cammino, a “Delirio bizzarro”, esempio di emarginazione e di autoemarginazione, passando attraverso Platone e Leopardi, hanno saputo sempre cogliere la poesia dell’esistenza, testimoni vittoriosi di un cambiamento sempre possibile. Per questo Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi – in connubio teatrale dal 2009 – ricevono il premio Adolfo Celi 2018, a distanza di un anno dal premio ANCT (Associazione Nazionale Critici di Teatro).
 

 


 

sabato 7 marzo 2020, ore 21 | ANNULLATO
Crest
ULISSE. Nessuno è perfetto

testo Paolo Gubello e Salvatore Marci | regia Salvatore Marci | con Nicola Conversano, Simonetta Damato, Salvatore Marci, Giuseppe Marzio | scene Bruno Soriato | costumi Maria Pascale | luci Tea Primiterra | video animazioni Nicola Sammarco | assistenza alla regia Paolo Gubello | tecnici di scena Walter Mirabile, Vito Marra, Domenico Pisani | durata 55 min

 
Da Omero in poi, l’immaginario letterario ci ha regalato diverse e profonde sfaccettature del mito. Lo spettacolo del Crest parte proprio da queste domande, non certo per esaudirle, ma per renderle carne viva in un viaggio fatto di dramma e humor, come è il viaggio della vita. Un viaggio che ha portato a smitizzare l’eroe e a farne emergere vizi e virtù umane, soprattutto vizi in verità, visto che non lo si è risparmiato di momenti poco edificanti della sua vita mitica. Un eroe affrontato nella sua umanità, fatta di pregevoli imprese e di atti meschini, tutte questioni che alimentano ulteriormente la sua natura di uomo libero.
Si racconta di Ulisse attraverso una polifonia di linguaggi, che si amalgamano con la naturalezza sapiente propria del canto dell’aedo: il linguaggio composito del teatro accoglie e fa propri segni del cinema, del rock, del fumetto e quello senza tempo dei sentimenti. Linguaggi e segni che comunicano potentemente al cuore e alla testa: con una profondità che smuove il sorriso, la commozione, la risata. Perché Ulisse non è perfetto e, se il mito è la fonte, la linfa di questa storia, l’umanità – con le sue impurità e debolezze – ne è la sostanza.

dopo lo spettacolo, incontro con la Compagnia

 
Salvatore Marci
Autore, attore, regista e pedagogo teatrale. Si forma in diversi ambiti che spaziano dalla mediazione teatrale con Giorgio Testa alla storia della musica contemporanea con Giacomo Manzoni, dalla drammaturgia contemporanea con la dramaturg Caroline Jester e gli autori teatrali Gurpreet Kaur Bathtti e Steve Waters alla formazione e improvvisazione vocale con Giovannangelo de Gennaro, dal training teatrale con il Teatro Valdoca a progetti formativi per l’amalgama degli operatori del settore penitenziario con il Ministero di Grazia e Giustizia. Recita per le compagnie Kismet, Casa dei doganieri, Maccabeteatro, Crest, Reggimento Carri, La luna nel letto, Bottega degli Apocrifi e per i registi Simona Gonella, Enzo Toma, Lello Tedeschi, Roberto Corradino, Michelangelo Campanale e Cosimo Severo.
 
Crest
Nato a Taranto nel 1977, porta avanti in un ambiente difficile – sia socialmente che culturalmente – un discorso teatrale coerente e innovativo, raccontando vite complicate, sogni ostinati, incontri tra culture e condizioni differenti, cercando di coniugare i linguaggi della tradizione con quelli della ricerca teatrale contemporanea. Ha prodotto lo spettacolo “Il deficiente”, vincitore del premio Scenario 2005, e vinto l’Eolo Award 2018 come migliore spettacolo di teatro ragazzi dell’anno con “Biancaneve, la vera storia”. Dopo 30 anni di attività “senza fissa dimora”, dal 23 gennaio 2009 dispone di 1000 metri quadrati di “teatro da abitare”, il TaTÀ, nel quartiere popolare ed operaio per eccellenza della città, il rione Tamburi.

 


 
domenica 22 marzo 2020, ore 21 | ANNULLATO
Carrozzeria Orfeo
COUS COUS KLAN

drammaturgia Gabriele Di Luca | regia Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi | con Noemi Apuzzo, Alessandro Federico, Pier Luigi Pasino, Beatrice Schiros, Massimiliano Setti, Aleph Viola | voce fuori campo Andrea Di Casa | musiche originali Massimiliano Setti | scene Maria Spazzi | costumi Erika Carretta | luci Giovanni Berti | coproduzione Teatro dell’Elfo / Teatro Eliseo / Marche Teatro | in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana / La Corte Ospitale – residenze artistiche | Premio Le Maschere del Teatro 2019 a Gabriele Di Luca come migliore autore di novità italiana ed a Beatrice Schiros come migliore attrice non protagonista | durata 2 h senza intervallo

In un mondo distopico dove l’acqua è stata privatizzata e le sorgenti idriche sono militarizzate, una piccola comunità di senzatetto, in una periferia degradata, combatte la sua tragicomica lotta per la sopravvivenza: Caio, ex prete nichilista e depresso, Achille, giovane sordomuto e irrequieto, Olga, la sorella maggiore, obesa e con un occhio solo, Mezzaluna, il precario compagno di Olga, un musulmano, immigrato in Italia ormai da dieci anni, che per sopravvivere seppellisce rifiuti tossici per un’associazione criminale di giorno e lavora come ambulante di notte. Alla comunità, già logorata da continui conflitti razziali ed interpersonali per la sopravvivenza, si aggiunge Aldo, un piccolo borghese, elegante e maturo, che dopo un grave problema familiare si è ritrovato a dormire per strada. Ma a sconvolgere il già precario equilibrio di questa comunità è Nina, una ragazza ribelle e indomabile, un’anima sospesa ed imprevedibile, che si rivelerà al tempo stesso, il più grande dei loro problemi e la chiave per il loro riscatto sociale.
Una sgangherata commedia umana, tenera ed esilarante in un mondo fatto di confini, recinzioni, telecamere di sicurezza, diseguaglianze sociali, conflitti razziali, che assomiglia molto al nostro (peggior) futuro…

dopo lo spettacolo, incontro con la Compagnia

 
Carrozzeria Orfeo
Un nome che nasce dalla contrapposizione di parole tra loro molto diverse. La concretezza di una carrozzeria e il simbolo dell’arte. La fatica del mestiere, il sacrificio e la manualità dell’artigiano, e allo stesso tempo la volontà di vivere un’esperienza onirica. Alla base della poetica della Compagnia, che alla produzione di spettacoli alterna l’attività di formazione, c’è la costante ricerca di una comunione tra un teatro fisico ed una drammaturgia legata a tematiche della contemporaneità all’interno della quale l’emotività, l’immediatezza e il rapporto con il pubblico rivestono un’importanza fondamentale. L’osservazione della realtà spinge il percorso drammaturgico di Carrozzeria Orfeo nel suo esplorare diversi territori di scrittura, recitazione, messa in scena, senza tralasciare la formazione, trovando ispirazione nelle storie e nella cronaca del proprio tempo. Diplomati all’Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine, Massimiliano Setti e Gabriele Di Luca, insieme a Luisa Supino, costituiscono nel 2007 la Compagnia, di cui sono autori, registi ed interpreti dei propri spettacoli, dei quali curano anche la composizione delle musiche originali. Intanto, Carrozzeria Orfeo sta sperimentando nuovi ambiti come il cinema: da “Thanks for Vaselina”, lo spettacolo cult del gruppo mantovano, è tratto il primo film di Gabriele Di Luca, “Thanks!”, prodotto da Casanova Multimedia.
 

 


 

Periferie 2020

biglietto intero 15 euro
ridotto 12 euro (under 30, over 65 e gruppi di dieci persone)
abbonamento a 6 spettacoli 60 euro (50 euro convenzioni attive, 45 euro under 30)
abbonamento a 4 spettacoli a scelta 50 euro

info e prenotazioni 099.4725780 – 366.3473430

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parliamone | nel foyer, dopo gli spettacoli, le Compagnie ospiti della stagione incontrano il pubblico

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 Il cartellone Periferie è realizzato con il sostegno dell’Assessorato all’Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia.

 

 

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Tore Scuro
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