Bianca come la neve. Il racconto dell’ultimo nano

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Bianca come la neve. Il racconto dell’ultimo nano

testo, regia, scene e luci Michelangelo Campanale
con Luigi Tagliente
voci registrate Catia Caramia e Maria Pascale
costumi Maria Pascale
assistente di produzione Sandra Novellino
tecnici di scena Walter Mirabile e Vito Marra

 
 
 
 
 
 
 
Da dove arrivano le storie?
Certe storie arrivano da lontano, da un tempo lontano, da un posto lontano.

Tanto tempo fa, in un castello lontano, c’era una Regina, che desiderava tanto avere una bambina. La immaginava con la pelle bianca come la neve che vedeva cadere soffice, con i capelli neri come l’ebano della sua finestra e con le labbra rosse come le gocce di sangue che sgorgarono dal suo dito nel pungersi con un ago. Tanto tempo fa, in un castello lontano che esiste davvero, il castello di Lohr, nasceva una bambina che fu chiamata Maria Sophia Margaretha Catharina von Erthal e che tutti chiamiamo, da secoli, Biancaneve.

Da un posto lontano arriva qualcuno a raccontarci questa storia, arriva con un treno di ricordi, arriva con le sue lanterne, bisogna fare luce nei ricordi, come nei cunicoli bui delle miniere. Porta alla luce gli oggetti realmente toccati da questa bambina e dalla sua mamma, si, la sua mamma, la Regina Claudia Elisabeth Von Reichenstein che, un giorno, la desiderò morta.

Chi ci porta le storie?

Qualcuno che le ricorda, qualcuno che le ha ascoltate, qualcuno che le ha vissute. Qualcuno, che ha conosciuto di persona Biancaneve, ci racconta la sua storia.

Di cosa sono fatte le storie?

Questa storia è fatta di uno specchio parlante, una stringa, di un pettine, di una mela, di un ago, di scarpe arroventate, di lunghi capelli, di forbici, di una bara di cristallo, di un castello e di una bambina che diventava grande. A partire dagli oggetti, scopriremo la storia di questa bambina che corse a lungo, lasciandosi alle spalle il grande castello di Lohr, corse attraversando sette montagne, corse fino alla foresta selvaggia, l’immensa foresta dello Spessart, corse fino alla valle del Biebergrund, la grande valle delle miniere. Entrò in una piccola casetta e trovò sette bambini, erano bambini minatori che non avevano madre né padre.

Lei aveva solo bisogno di un posto caldo e di qualcosa da mangiare, li guardò uno ad uno e per la prima volta quei bambini scoprirono come era bello essere guardati, da quel giorno avevano qualcuno che li desse il bacio della buonanotte, che raccontasse loro una storia prima di dormire. Da quel giorno scoprirono come era bello avere una mamma.

età consigliata: dai 4 anni | tecnica: teatro d’attore | durata: 50 minuti

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