Vico Ospizio

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Crest

Vico Ospizio – storie di vita e di fabbrica

testo regia e interpretazione Giovanni Guarino, musiche in scena Pino Magaldi (chitarra) e Angelo Losasso (percussioni), collaborazione all’allestimento Gaetano Colella, luci Vito Marra, foto di scena Carmine La Fratta, in collaborazione con Istituto “Ernesto De Martino”, durata 70 minuti

 
 
 

Un’indagine sulla storia presente che permette di cogliere “nel loro farsi” i cambiamenti in atto nella società. Il lavoro restituisce la storia degli anni ‘60/’90 a Taranto attraverso la vita di una famiglia radicata nella Città vecchia. Dallo spaccato familiare prendono visibilità le trasformazioni della città: il sicuro Arsenale militare, la crisi dei Cantieri navali, il miracolo Italsider, lo stravolgimento ambientale ed urbanistico, le lotte operaie, la crisi. Attraverso il ritmo incalzante della narrazione di Giovanni Guarino e il blues di Pino Magaldi e Angelo Losasso percorriamo anni di storia in un racconto vorticoso fra il divertente e il drammatico. Con un unico pensiero di fondo: che il recupero delle radici, di ciò che eravamo, è l’unico strumento per capire ciò che siamo e dove potremo andare.

Vico Ospizio è dove sono nato. E’ il vicolo incastonato nel dedalo di viuzze della Città vecchia, la parte più antica di Taranto. L’Isola. Circondata dal mare e assediata dall’Ilva, il più grande stabilimento siderurgico d’Europa. Sono stato bambino in quei vicoli e ho avuto i suoni della città nelle orecchie, delle barche che rientravano all’alba dalla pesca, delle voci che riempivano i vicoli di richiami, dei “cunti” che la nostra zia Mimina ci raccontava ogni sera nel vicolo. Mentre io crescevo, però, la città lentamente moriva. Nel corso degli anni decine di scelte scellerate hanno ridotto la città di Taranto, l’antica capitale della Magna Grecia, in un coacervo di tensioni, rabbia e povertà. L’industria ha aggredito il territorio producendo fumi, veleni, disoccupazione e tensione sociale. Ma soprattutto morte e miseria. Le centinaia di morti cosiddette “bianche” sono una lunga lista di uomini che hanno pagato a caro prezzo il costo dell’industrializzazione. Una lista che non si arresta neanche oggi nel XXI secolo. A quelle si aggiungono le morti “nere”, quelle del cancro. Nulla di quello che era stato promesso a questa città prevedeva un conto così salato. Vico Ospizio e tutta la Città vecchia sono rimasti oggi il simbolo, l’emblema di questi cambiamenti verso il peggio che l’uomo è stato in grado di produrre in soli cinquanta anni. Il simbolo di una città che ha smarrito la sua identità nella ricerca continua di una definizione. L’immagine che bene la rappresenta è una valigia sempre pronta sulla soglia di casa, e noi che eravamo sempre al bivio fra partire e restare. Oggi vivendo ancora in quella parte di città mi accorgo di come non è potuta diventare. Di quanto sia stata rapida e irrimediabile la rimozione di ciò che si era. E di come delle voci che riempivano i vicoli di richiami non ne è rimasto niente. Forse solo l’eco nella mia testa. [Giovanni Guarino]

 

 

[…] Amaro quel “Vico Ospizio” di Giovanni Guarino, ti scende giù come una tavoletta di cioccolato fondente al 95 per cento: ti piace, certo – perché è teatro vero – ma è amaro: accidenti se è amaro! Guarino, solo sulla scena (a parte due musicisti che inframmezzano blues di tanto in tanto per separare le epoche). Racconta la vita della propria famiglia e la intreccia sapientemente con la storia di Taranto: dal dopoguerra a fine millennio […] Giovanni Guarino che recita come pochi (col testo ma anche con ogni muscolo del suo corpo) è prima un uomo tutto d’un pezzo, innamorato delle proprie idee ma non accecato dall’ideologia (ovvero intellettualmente onesto), quindi è un artista vero. Non è un giullare, lui, non cerca pacche. Ecco perché il suo spettacolo, come un buon caffè, è forte e… senza zucchero. E’ teatro, cioè fa riflettere […]
Antonio Biella_Corriere del Giorno

[…] Ancora successo per “Vico Ospizio”, il lavoro di Giovanni Guarino. La rappresentazione commuove e soprattutto provoca la stizza quando rievoca le tante speranze sulla nostra città e in particolare su Taranto Vecchia, puntualmente andate in frantumi. Pur eventualmente trovandosi in disaccordo con i contenuti, non se ne esce mai indifferenti. Sempre alta la tensione in platea in novanta minuti di ritmi serrati di recitazione. Per tutto ciò, tanto di cappello all’attore, che domina la scena […]
Angelo Diofano_Nuovo Dialogo

[…] Giovanni Guarino non s’è smentito, confermandosi un autentico “guastafeste” (in scena il 25 aprile: festa della liberazione). Prodotto dal Crest, in collaborazione con l’Istituto Ernesto De Martino, il suo ”Vico Ospizio”, amaro apologo su Taranto, ha spiazzato e, non di meno, diviso e separato. Invero, un’impresa non proibitiva in una città che già di suo non eccelle per coesione. Giuanne, il “cuntastorie”, ha percorso i vicoli e le cronache della Taranto degli anni ’60/‘90, specie quella “scomoda” al di là dal ponte girevole, pacandosi, si fa per dire, solo all’avvento di Emilio Riva, “perché quella è un’altra storia”. Accompagnato in scena da due musicisti tarantini doc, Pino Magaldi (chitarra) e Angelo Losasso (percussioni), Guarino – “stretto” nel palco, “extralarge” nel pensiero – non ha risparmiato niente e nessuno. Drammaturgicamente, il lavoro funziona, e non poco […]
Tore Scuro_La Gazzetta del Mezzogiorno

 


Vico Ospizio – crediti fotografici Carmine La Fratta