Un teatro sotto le ciminiere, lo sguardo critico di Massimo Marino

«Forse [il siderurgico] il regno dell’acciaio e del fuoco, delle fusioni a caldo e a freddo, dei depositi di minerali ferrosi, dei fumi e del lavoro servo va guardato anche da questo modesto ridotto della fantasia, luogo dove sopravvive l’utopia di creare temporanee comunità e di combattere contro i draghi del grigio, della malattia, della spersonalizzazione o della frammentazione (due lati della stessa medaglia). Alzando, come cavalieri antichi dell’immaginazione, la lancia in resta, nell’intrapresa di colorare le fantasie dei ragazzi e di incendiare la passione e la capacità di reazione creativa, immaginale, degli adulti. Sogni contro fumi: può essere questa la strada di una diversa realtà?»

Un teatro sotto le ciminiere, libro di Massimo Marino edito da Titivillus (2023), racconta i quarantacinque anni di vita del Crest, un teatro nato alla fine dei “rivoluzionari” anni Settanta, ostinato a operare in una città del Sud difficile come Taranto, dominata dallo stabilimento siderurgico ex Italsider, ex Ilva, ex Arcelor Mittal, ora Acciaierie Italiane. Narra una vocazione al teatro per le nuove generazioni, al lavoro nelle scuole e nei quartieri di una città frammentata, smarginata, una città “groviera”, come la definì Alessandro Leogrande. Racconta un lungo nomadismo alla ricerca, protratta nel tempo, di un luogo stabile per poter meglio creare e agire sul territorio e finalmente l’apertura nel 2009 di una sede di mille metri quadrati, ottenuta grazie al progetto Teatri Abitati lanciato dalla Giunta Vendola della Regione Puglia, il TaTÀ, Taranto auditorium Tamburi.
Il lettore viene condotto attraverso spettacoli per i più piccoli, favole e storie di iniziazione che spesso assomigliano a incubi. Ma pure incontra narrazioni sulla storia e il presente di Taranto e creazioni rivolte a un pubblico adulto o senza limiti di età.
Il libro rivela un teatro nato nelle periferie culturali d’Italia, dimostrando quanto siano vitali esperienze svoltesi lontano dai grandi centri, anche sotto le ciminiere pestilenti di una fabbrica ingombrante.

Partendo dal libro, con la presenza di Massimo Marino, di rappresentanti delle Istituzioni e del teatro pugliese, di operatori e di studiosi, lunedì 27 novembre all’Auditorium TaTÀ di Taranto (ore 10), in via Deledda ai Tamburi, si punterà a creare un’occasione di confronto collettivo sulle politiche culturali per e dei territori a sud. Coordina la giornalista Antonella Gaeta.

il programma nel dettaglio della giornata

 

nota bio

Massimo Marino. Saggista e critico, guarda molto teatro, di oggi e del passato. Scrive sul Corriere di Bologna. Su doppiozero.com coordina la sezione Teatro. Ha analizzato e narrato le scene contemporanee nei libri Lo sguardo che racconta. Un laboratorio di critica teatrale (Carocci, 2004), Teatro delle Ariette (Titivillus, 2017), Teatro del Pratello (Titivillus, 2019), nell’e-book Il teatro è indistruttibile (edizioni di doppiozero, 2021), in Il poeta d’oro. Il gran teatro immaginario di Giuliano Scabia (La casa Usher, 2022). Ha insegnato in vari luoghi e ora è docente a contratto di Laboratorio di critica teatrale al Dams dell’Università degli Studi di Bari. Nel 2022 è stato insignito di un premio speciale Ubu per il libro su Giuliano Scabia.

 

credit ph_Carlo Settembrini

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