Periferie 2026_27
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la stagione 2026_27 all’Auditorium TaTÀ
rassegna di teatro
sabato 14 novembre, ore 21
Permar Compagnia Mario Perrotta | ERT Teatro Nazionale | Premio Ubu 2025
NEL BLU
uno spettacolo di e con Mario Perrotta | musiche Domenico Modugno | arrangiamenti ed ensemble Vanni Crociani, Massimo Marches, Giuseppe Franchellucci, Mario Perrotta
«C’è stato un momento in cui il nostro paese – e una gran parte di mondo – è apparso felice. Sono gli anni a cavallo del 1958, gli anni subito prima e subito dopo l’inizio del boom economico. La gente era – o sembrava – felice, carica di futuro negli occhi.
E se c’è un uomo che incarna tutto questo nel suo corpo, se c’è uno che con la sua voce, con la spinta vitale che ha abitato ogni suo passo, rappresenta appieno quegli anni, quest’uomo è Domenico Modugno. Nel blu è il racconto intimo di un uomo di una terra dimenticata da Dio – quella Puglia che sarebbe rimasta alla periferia del regno ancora per decenni – che parte all’avventura per “fare l’attore” e si ritrova, dopo pochi anni, a insegnare a tutto il mondo a “volare”: apre la bocca e trascina via con un urlo irrefrenabile ogni residuo fosco del dopoguerra. Proverò ad accostare la sua storia con tutta la cura possibile, per non tradire un uomo della mia terra, per non tradire la mia terra stessa.
Un racconto di un’esistenza guascona e testarda in cui i musicisti/compositori con me sul palco sono l’altra voce di Domenico Modugno, quella voce che le parole non riescono e non possono rappresentare». Mario Perrotta
sabato 28 novembre, ore 21
La Corte Ospitale | SCARTI Centro di produzione
MADRI
di Diego Pleuteri | regia Alice Sinigaglia | con Valentina Picello e Vito Vicino | scene Alessandro Ratti | sound designer Federica Furlani | luci Luca Scotton
Un ragazzo torna a fare visita alla madre durante un pomeriggio di pioggia. Una volta in casa trova il salotto pieno di scatole, sparse sul tavolo, per terra, sopra le sedie. Fra di esse, la donna si muove continuando a parlare. Sta cercando un vecchio articolo di giornale, letto tempo prima e poi conservato, nel tentativo di ricordare le ultime parole di una citazione. “Di intimo c’è rimasto solo – “ e non riesce. Come se la sua vita fosse rimasta bloccata lì, in attesa di completare la frase. In poco tempo il figlio si inoltra insieme a lei nella ricerca. Vana è ogni resistenza. Il richiamo di quella parola scordata è troppo forte, anche per lui. E dalle scatole cominciano a emergere vecchi album di fotografie, romanzi, piccoli inquietanti scarafaggi difficili da uccidere. Sospesi fra sogno e realtà, azione e pensiero, madre e figlio sprofondano dentro quell’inconscio che potremmo dire collettivo, per ritrovare le parole che erano state dimenticate. Di intimo c’è rimasto solo il pensiero? La solitudine? La regia approfondisce queste domande lavorando sulla parola e quindi sul suono, il più sfuggente degli elementi scenici (come sfuggente è la tenera incertezza dei due personaggi). Polifonico o monolitico, sdoppiato, sovrapposto, un approfondito e complesso lavoro sulla sonorità cerca di restituire tutti i livelli di stratificazione del pensiero, vero protagonista di questo testo.
Madri è il testo con cui il giovane autore Diego Pleuteri vince il prestigioso Premio Eurodram nel 2022.
venerdì 18 dicembre, ore 21
ERT Teatro Nazionale
UNO SPETTACOLO ITALIANO
di e con Nicola Borghesi e Niccolò Fettarappa | contributo intellettuale Christian Raimo | luci Tiziano Ruggia
Due artisti di teatro si trovano a vivere in un’Italia nuova, in cui non c’è più spazio per i loro spettacolini di sinistra. La storica egemonia culturale è terminata. Purtroppo, non sanno fare nient’altro che spettacoli di teatro. Non c’è via di scampo: devono diventare artisti di destra. Anche perché, se a sinistra lo spazio è poco – sempre meno – e molta la concorrenza, a destra ci sono praterie. C’è lo spazio per una nuova classe dirigente. Per una nuova egemonia, tutta da costruire, della quale essere protagonisti. Il problema è che loro, la destra, non la conoscono bene. Cercano allora di capire come si faccia, uno spettacolo così. Si domandano cosa sia, la destra, che confini abbia. Studiano, si informano, immaginano, fantasticano. Ci provano.
venerdì 15 gennaio, ore 21
Carrozzeria Orfeo
MISURARE IL SALTO DELLE RANE
drammaturgia Gabriele Di Luca | regia Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti | con Noemi Apuzzo, Elsa Bossi, Chiara Stoppa | musiche originali Massimiliano Setti | scene Enzo Mologni | costumi Elisabetta Zinelli | Premio della Critica ANCT 2025 come migliore spettacolo | Premio Maschere del Teatro Italiano 2026 per la drammaturgia
Una dark comedy ambientata in un piccolo paese di pescatori tra gli anni ’80 e ’90. Protagoniste tre donne di diverse generazioni – Lori, Betti e Iris – unite da un tragico lutto avvenuto vent’anni prima in un’aura di mistero. Il paese emerge come un frammento dimenticato, un microcosmo sospeso tra arcaismo e quotidianità, dove una piccola comunità persiste ancorata a consuetudini superate.
Senza rinunciare all’ironia che la contraddistingue, Carrozzeria Orfeo propone un’indagine poetica e tragicomica sulla condizione umana contemporanea: un viaggio nell’intimità di tre esistenze femminili, tre stagioni della vita che intrecciano le loro esistenze, scavate da lutti e assenze, ma anche da rinascite, alleanze e complicità profonde. Nucleo pulsante della narrazione è proprio il femminile.
Lo spettacolo esplora le contraddizioni dell’esistenza: la pesantezza e la leggerezza, il dolore e il riso, il radicamento e il desiderio di evasione, alternando momenti di intensità visiva a passaggi di caustica comicità. Misurare il salto delle rane è un titolo enigmatico ed evocativo. La rana, creatura anfibia, vive tra due mondi: è simbolo di metamorfosi e adattamento. Il suo salto rappresenta un movimento di trasformazione, l’abbandono di uno stato precedente per approdare a uno nuovo. Un invito a confrontarsi con i propri limiti, a cercare la bellezza nei gesti semplici, in piccoli atti di trasformazione dove pare non accadere nulla.
sabato 30 gennaio, ore 21
Argot Produzioni | Index | Teatro Vascello | Infinito Produzioni
IL VIALE DEL TRAMONTO
progetto a cura di Muta Imago | regia e scene Claudia Sorace | drammaturgia Riccardo Fazi | con Iaia Forte, Massimo Verdastro, Giovanni Onorato | musiche originali Lorenzo Tomio
Un dialogo con la storia del teatro italiano a partire da un libero adattamento del film culto del 1950 in cui la trama e il racconto dei protagonisti si mescola e si confonde con il vissuto dei tre attori in scena, ognuno inconfondibile nella sua estetica e portatore di un suo personalissimo universo artistico. Nello stile onirico e potente che lo contraddistingue, il duo Muta Imago, in dialogo con Iaia Forte, dà vita a una sfida inevitabile tra il nostro presente bloccato e senza ideali e un passato dal quale affiorano fantasmi rumorosi ed esigenti, che vogliono essere ascoltati. In scena Iaia Forte e Massimo Verdastro, tra gli artisti più rappresentativi della loro generazione, si mettono alla prova e si confrontano con il giovane Giovanni Onorato, per testimoniare del tramonto di un mondo, della continua e incessante rivoluzione del tempo e del nostro disperato tentativo di resistergli.
La scena è un luogo di fantasmi, un interregno purgatoriale che ha la forma di una seduta spiritica, di un’evocazione: la partitura fisica e vocale degli attori dialoga in continuazione con la traccia sonora originale del film che disegna la struttura narrativa dello spettacolo.
venerdì 5 febbraio, ore 21
Teatro Vascello. La fabbrica dell’attore | Teatro di Roma Teatro Nazionale
ANTIGONE
di Jean Anouilh | regia Roberto Latini | con Silvia Battaglio, Ilaria Drago, Manuela Kustermann, Roberto Latini, Francesca Mazza | scene Gregorio Zurla | costumi Gianluca Sbicca | maschere Roberta Bianchini | musica e suono Gianluca Misiti | luci Max Mugnai
«Antigone è nel destino del Teatro di ogni tempo. È uno dei modelli archetipici che ci accompagnano a prescindere dalla nostra storia, cultura, religione, visione. È una delle prove del nostro essere umani, una di quelle poche che abbiamo scelto di portarci attraverso i secoli, per affermarci e riconoscerci. Per consolarci, promettendo a noi stessi di averne cura. Quella di Anouilh è un’Antigone che ci parla da così vicino che quasi quasi potremmo abbracciarla. Di Antigone, Anouilh, non ha riscritto le parole, ha scritto la voce. Antigone o della disputa della ragione, delle ragioni. Le leggi devono regolare il vivere o la vita dovrebbe regolare le leggi che regolano la vita? Alcuni personaggi corrispondono a sé stessi, altri al proprio riflesso. Antigone e Creonte, come di fronte a uno specchio: chi è Antigone è il riflesso di Creonte e chi è Creonte è il riflesso di Antigone.
A Teatro parliamo sempre di questo: Essere uomini o essere umani». Roberto Latini
domenica 21 febbraio, ore 19
Teatro Metastasio di Prato
ABRACADABRA
di Babilonia Teatro | con Enrico Castellani, Valeria Raimondi, Francesco Scimemi, Emanuela Villagrossi | scene, costumi e disegno luci Babilonia Teatri
Abracadabra è uno spettacolo di magia. È uno spettacolo che nasce dal nostro innamoramento per la magia. Ci siamo immersi nel mondo magico e un passo dopo l’altro ci siamo addentrati in tutti i suoi meandri, senza mai finire di fare nuove scoperte, di stupirci e di entusiasmarci. Ad accompagnarci in questo percorso iniziatico di scoperta e di conoscenza, è stato Francesco Scimemi, prestigiatore di professione da trent’anni, che ha fatto della magia comica la sua specialità.
Abracadabra ci prende per mano e ci accompagna in territori da cui spesso scappiamo. È uno spettacolo dove la magia racconta quello che le parole non sanno dire da sole. Abracadabra, grazie ad alcune, iconiche, grandi illusioni, sfuma il confine tra vita e morte e si fa ponte tra la vita e la morte. Abracadabra si chiede che forma si possa dare al dolore. Si chiede come sia possibile venire a patti con la malattia. Si può guardarla in faccia? È possibile starle a fianco? Un lutto va elaborato? Va cancellato? Va trasformato?
La magia qui non è esibizione di una tecnica ma assume su di sé il compito di traghettarci con crudeltà e con dolcezza attraverso la tempesta della malattia e della perdita. Per raccontare questo attraversamento, utilizza tutti i colori: il tragico, il grottesco, il poetico, l’ironico, il cinico. La rabbia, la pace, la depressione. Emozioni e pensieri che si intrecciano e si rincorrono. A cui non è semplice e, forse, non è nemmeno corretto, mettere ordine.
sabato 6 marzo, ore 21
Scena Verticale
KR70M16 NAUFRAGO SENZA NOME
testo e regia Saverio La Ruina | con Cecilia Foti, Dario De Luca, Saverio La Ruina | musiche originali Gianfranco De Franco | disegno luci e illustrazione Dario De Luca
Fin dal titolo, dove «KR» indica la provincia, «70» il settantesimo ritrovamento, «M» che si tratta di un maschio e «16» l’età, il lavoro porta l’attenzione su quanto è difficile l’esercizio della memoria storica, quanto è facile ricordare i vincitori, arduo dare una voce agli sconfitti.
Dietro ogni naufragio c’è un nome che non verrà mai inciso su una lapide e senza un corpo su cui piangere non ci può essere l’elaborazione del lutto, come ci insegna la struggente supplica di Priamo, re di Troia, quando chiede ad Achille la restituzione del corpo del figlio Ettore.
L’insulto finale è la cancellazione dell’identità, quella appunto che reclama KR70M16.
Senza rinunciare all’ironia, l’autore ci presenta l’incontro in un cimitero tra una vittima della migrazione clandestina e una della shoah in una dimensione visionaria e surreale.
venerdì 19 marzo, ore 21
Cranpi Produzioni | SCARTI Centro di produzione
LA DIVA DEL BATACLAN
testo e regia Gabriele Paolocà | con Claudia Marsicano e Gabriele Correddu | musiche originali Fabio Antonelli | scene Rosita Vallefuoco | costumi Anna Coluccia | luci Martìn Emanuel Palma
Un musical dissacrante e provocatorio che mescola ironia, rock e narrazione per raccontare la storia di Audrey, giovane donna emarginata che decide di trasformarsi nella martire perfetta fingendo di essere vittima degli attentati del 13 novembre 2015 a Parigi. Quel giorno persero la vita 130 persone e altre 413 rimasero ferite; il più sanguinoso si consumò all’interno del Bataclan, una delle sale concerto più importanti della città. Un evento traumatico di tale portata venne amplificato dai social media, generando solidarietà e attenzione mediatica, ma anche invidia e opportunismo. Una quindicina di persone arrivò a fingersi vittima, dando origine al fenomeno delle false vittime, simbolo della brutalità del nostro tempo e della spinta narcisistica alla gloria individuale.
Audrey proviene da un passato che desidera dimenticare e da un presente che non ritiene degno di essere vissuto. Vive in una banlieue alle porte di Parigi, isolata, immersa in un mondo virtuale in cui scopre inaspettate capacità manipolatorie. Decide di dare una svolta estrema alla sua vita, immergendosi in una parabola di mitomania così convincente da confondere la finzione con la realtà.
Lo spettacolo crea un cortocircuito tra la leggerezza del musical e la crudezza della storia reale. Lʼalone di rockʼnʼroll di quella notte si rifrange nello spettacolo, rendendolo un concerto teatrale energico, ironico e destabilizzante, capace di far vibrare il pubblico tra ritmo e tensione emotiva.
sabato 10 aprile, ore 21
Isola del teatro | Campo Teatrale | Teatro dell’Elfo
RE LEAR È MORTO A MOSCA
drammaturgia César Brie e Leonardo Ceccanti | regia César Brie | consulenza storica Antonio Attisani | attori creatori César Brie, Leonardo Ceccanti, Eugeniu Cornitel, Davide De Togni, Anna Vittoria Ferri, Tommaso Pioli, Annalesi Secco, Laura Taddeo, Alessandro Treccani | costumi Matteo Corsi | musica Pablo Brie e musiche tradizionali yddish
13 gennaio 1948, Minsk. Un furgone investe e uccide Solomon Michoels: di lui restano un orologio da polso fermo alle 10 di sera, una moglie e due figlie. Notte tra il 23 e 24 dicembre, Mosca. Venjamin Zuskin viene rapito nel sonno, interrogato, torturato e quattro anni dopo fucilato.
Il grande Teatro Ebraico di Mosca, il Goset, perde Lear e il suo Matto. Il primo e unico Re Lear in yiddish non andrà mai più in scena. Il mandante di questi omicidi è Iosif Stalin.
Solomon Michoels e Venjamin Zuskin: due attori ebrei, due amici, condannati per aver volato troppo in alto. Colpevoli di aver immaginato un teatro d’arte fatto di canti, danze, poesie e colori in lingua yiddish nell’Unione Sovietica di Stalin. Un viaggio in Russia per raccontare una storia vera ormai dimenticata, attraverso i dipinti di Chagall e i personaggi del Re Lear.
Brie crea un racconto che non è cronaca lineare ma grazie a un ritmo incalzante (narrazione, ballo, trovate sceniche, poesia) compone un elogio travolgente della forza del teatro che resiste.
La politica uccide la poesia, ma l’arte continua a cantare. E infatti le luci si spengono sui versi di Pasternak, che invita a non recedere di un solo passo dalla propria umanità, perché quello che conta è “essere vivo, nient’altro che vivo / vivo e nient’altro fino alla fine”.
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2026_27
biglietto unico 20 euro | under25 5 euro
abbonamento a 10 spettacoli 150 euro
abbonamento a 5 spettacoli a scelta 75 euro
info e prenotazioni al numero 333.2694897 attivo anche WhatsApp
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Il progetto “Periferie” – XVI edizione – è realizzato dal Crest.
Con il sostegno di Regione Puglia e Provincia di Taranto.
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