Trac 2019

Trac 2019 > residenze artistiche al TaTÀ

 

teatri di residenza artistica contemporanea
 Crest – TaTÀ | Taranto

 
 
date di residenza al TaTÀ: dal 6 al 13 settembre 2019
 
OASI
compagnia Malakoff [Luca Bellezze e Michele Fois]
 
 
 
 

La pelle è il limite del nostro corpo, la solitudine è il limite delle nostre emozioni.
Un percorso d’immagini attraverso la dimensione sonora, l’illusionismo, l’equilibrismo e il gioco clownesco.
La solitudine come condivisione di una condizione umana e il quotidiano come spazio surreale.

 
Nel progetto Luca Bellezze contribuisce alla chiarezza tra il mondo emotivo e la confusione del contemporaneo e traduce in componente scenica le inquietudini personali. La sua esperienza clownesca è parte necessaria nello svolgimento delle dinamiche di duo sia in termini di creazione che di composizione di immagini. Il suo profondo senso musicale, è usato per chiarificare il ruolo del suono nell’immagine. Mentre Michele Fois, con la sua forte presenza fisica, crea con molta facilità situazioni d’improvvisazione assurde e inattese, aspetto fondamentale per lo sviluppo di materiale incosciente. Le sue abilità di giocoliere/manipolatore e clown, gli forniscono una spiccata capacità critica necessaria nella semplificazione e fruibilità dei movimenti.
In “Oasi” viene utilizzato lo strumento della Real Time Composition. Questa metodologia sostiene che ogni immagine tenda a un suo esaurimento naturale. Il lavoro prosegue dopo aver scelto una delle possibili caratteristiche che si leggono nell’immagine. La sequenza delle scene è quindi determinata dalla connessione dei loro livelli di lettura e la drammaturgia dello spettacolo è la risultante naturale del lavoro che possiede obbligatoriamente una coerenza. La Compagnia ritiene estremamente interessante poter sperimentare la dimensione del clown attraverso gli occhi della Real Time Composition e poter collaborare direttamente con il suo ideatore João Fiadeiro.

progetto vincitore bando Trac 2019 per la sezione “Nuove Generazioni”
crediti: ideazione, regia e rappresentazione Luca Bellezze e Michele Fois | occhio esterno e accompagnamento alla creazione João Fiadeiro | ambiente sonoro Simone Bottasso | tecnico Eric Tarantola | costumi Colomba Ferraris | realizzazione scenografica Stefano e Simone Brazzale | video maker Stella Iannitto | amministrazione Tangi Jehanno – SmartFr | con il supporto di TRAC_Centro di residenza teatrale pugliese Crest – TaTÀ di Taranto

 
Malakoff
Compagnia di clown creata nel 2018 da Luca Bellezze e Michele Fois. Il percorso artistico dei due artisti si è sviluppato nel circo, nel teatro e nel teatro di strada. Da circa quindici anni rappresentano i loro spettacoli nei principali festival mondiali di teatro di strada, ricevendo riconoscimenti, sia nazionali che internazionali. Nei lavori personali e in quelli condivisi con altre compagnie hanno sempre investigato l’essere umano come sistema vivente che si relaziona al suo gruppo d’appartenenza. I temi che hanno trattano nelle loro traiettorie artistiche individuali costituiscono un percorso attraverso l’adattamento a cui l’essere umano è obbligato a sottoporsi per poter sopravvivere nel gruppo. Nei lavori precedenti sono facilmente leggibili i temi della relazione tra vita personale e società (“Io stono”), dell’omosessualità (“Amami”), dei limiti dell’educazione della nostra cultura occidentale (“Melafilo”), della possibilità di perdere tutto in un istante (“Cortina”), della relazione tra regole imposte e disobbedienza (“R4 fuga per la libertà”), della migrazione dei popoli (“Terça Feira”).
 

 


 

date di residenza al TaTÀ: dal 23 al 28 settembre 2019
 
TURN OVER
Andrea Simonetti
 
 
 
 
 
Una storia semplice che parla di solitudine, di connessioni e, soprattutto, di integrazione, inteso come processo di non discriminazione e di inclusione delle differenze. Molto spesso, in Italia specie in questo preciso momento storico, si tende ad astrarre o a deformare il concetto di integrazione. Invece, i protagonisti di questa storia lo attraversano, vi si immergono, lo affrontano loro malgrado. Inizialmente, le loro posizioni sono nettamente diverse. Alessandro è esclusivamente alla ricerca spasmodica di una svolta lavorativa che lo porti ad ottenere denaro e successo, “sfruttando” il talento calcistico di Amadou. Per motivi sentimentali, Brizia si fa coinvolgere in questa sorta di “piano malsano” che la costringe ad una convivenza forzata. E poi c’è Amadou, un ragazzino aggrappatosi ad un sogno per non cadere nello sconforto. Il calcio rappresenta per lui la salvezza, il riscatto ma, anzitutto, la possibilità di continuare a vivere con Alessandro e Brizia. Insomma, l’occasione di avere una famiglia. Sarà proprio la combinazione “forzata” e insieme enigmatica di questo nuovo nucleo familiare ad orientare Amadou tra i suoi sogni e desideri, facendogli intendere cos’altro può e vuole fare nella vita.

crediti: testo, regia e interpretazione Andrea Simonetti | con Serena Tondo e Amadou Sow | con il supporto di TRAC_Centro di residenza teatrale pugliese Crest – TaTÀ di Taranto

 
Andrea Simonetti
Attore, autore e regista. Nato a Taranto, consegue la maturità classica al liceo Quinto Ennio. Dopo alcuni corsi e stage di recitazione (con Cosimo Cinieri), ottiene l’ammissione alla Scuola del Teatro Stabile di Torino e sotto la guida di docenti quali Luca Ronconi e Mariangela Melato, al termine del triennio formativo, si diploma brillantemente nel 2003. Lavora con i registi Luca Ronconi, Massimo Castri, Mauro Avogadro, Maurizio Scaparro, Carmelo Rifici e Daniele Salvo. Nel 2009 è finalista al Premio Nazionale Giovani Attori “Gino Cervi”. Nel 2015 vince il bando “Storie di lavoro” con “Capatosta” (scritto da Gaetano Colella anche interprete, regia di Enrico Messina), produzione teatrale del Crest che “entra” nello stabilimento siderurgico più grande d’Europa, l’Ilva (oggi ArcelorMittal). Interprete anche per il grande e il piccolo schermo, dal 2010 è anche autore e regista. Ha all’attivo anche partecipazioni a musical. Nel 2013 scrive, dirige e interpreta “Alle corde”, la sua opera prima. Il cortometraggio gira in più di cento festival italiani e stranieri, ottenendo consensi e premi. Nel 2016 gira il suo secondo corto da regista “La fuitina”, distribuito nei più prestigiosi festival internazionali. Presta la sua voce a numerosi personaggi del cinema straniero per la società di doppiaggio Voltumna Film. Nel 2018, assieme a Gaetano Colella, vince il Premio Solinas per la serie tv “Up&Down” prodotta da Rai Fiction. È docente di recitazione, regia e sceneggiatura in diverse accademie pugliesi.
 

 


 

date di residenza al TaTÀ: dal 30 settembre al 5 ottobre 2019
prova aperta di fine residenza: domenica 6 ottobre, ore 18.30 (posti limitati)

I MANGIATORI DI FILO
Ida Chiatante
 
 
 

I nostri progetti di vita, partendo dalla loro quotidianità, implicano il riconoscere la complessità del mondo e la relatività di quello che ne possiamo pensare, cercando di navigare la prima e accettare con i limiti che ci impone la seconda. [Ezio Manzini]
 
Il progetto nasce dall’esperienza maturata nelle antiche botteghe sartoriali e dalle figure emblematiche dei sarti. Si attraversano temi, luoghi, affetti, oggetti e luoghi pregnanti, restituendo un affresco della società italiana degli anni ‘60: il ruolo della donna relegata dentro le mura domestiche alla funzione di ricamatrice o “occhiellatrice”; i legami regolati da tradizioni tra persone; la bottega intesa come famiglia e scuola di vita. L’ago e il filo simboleggiano le radici di una comunità annodata al territorio, scandita dai tempi lenti della vicinanza che stridono con la frenesia e i dettami del capitalismo contemporaneo rappresentato in scena da un imprenditore arrogante e senza scrupoli. Il percorso del progetto si incrocia con la vita di un migrante africano che bussa alla porta della sartoria per trovare lavoro e che incrina gli equilibri mettendo in discussione i valori della comunità.
L’intento è quello di cucire mondi in apparenza lontani e umanamente vicini. Prenderanno vita abiti che sono case e universi emozionali. Si vuole tramandare una memoria persa senza sguardo nostalgico, e anzi critico, aprendo alle possibilità di nuovi modi di stare al mondo.

crediti: testi e regia Ida Chiatante | con Michele Bramo, Vito Gioffreda, Daniela Delle Grottaglie, Chiara Petillo e con la partecipazione di Don Ciccio dj/producer, Giuseppe Marzio, Mohamed Mbye | scene e costumi Studio IdaKia |  contributo video Marica de Michele | aiuto regia Michele Bramo | con il supporto di TRAC_Centro di residenza teatrale pugliese Crest – TaTÀ di Taranto

 
Ida Chiatante
Designer eclettica e poliedrica. Nata a Martina Franca (Taranto), si laurea al Politecnico di Milano in Industrial design con specializzazione “Moda e Comunicazione”. Consegue un master su “Design dell’accessorio e del tessuto” alla Scuola Tessile di Como e una specializzazione in Visual Merchandising all’AssoVisual Milano. Entra nella realtà delle ultime botteghe sartoriali dell’abito fatto a mano da uomo per apprenderne le antiche tecniche e vivere da dietro il bancone l’atmosfera lenta, unica e rituale di questi luoghi, da qui il progetto “Sartorie”, selezionato come progetto editoriale al Sifest – Festival di Fotografia di Savignano 2016. Contemporaneamente guarda alle nuove tecnologie che utilizza nelle sue collezioni firmate Studio IdaKia. Ottiene la menzione speciale per StartCup Puglia 2015 categoria Innovazione Sociale e per due anni segue, come fashion designer e responsabile di sartoria, il progetto di moda sociale chiamato “Abiti dal Mondo”, laboratorio e negozio appartenenti all’Associazione Salam Ong con cui ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui l’ADI Design Index 2018. Indaga il processo progettuale come politica del quotidiano e in relazione alla comunità. All’attività professionale di designer affianca quella di artista “a briglie sciolte”, utilizzando diversi mezzi espressivi dalla fotografia al video, alla tessitura, alla ceramica: installazione “Papaveri, girasoli e fili” ad AR[t]CEVIA 2016 (Arcervia – AN, Palazzo dei Priori), scultura “Pane di lacrime” ai Mille di Sgarbi 2019 (Cervia – RA, Magazzini del Sale) e primo premio al concorso fotografico internazionale della Fondation Alliance Française sul tema “Moda e codici d’abbigliamento del mondo” 2017 (Bari, Artoteca Alliance).
 

 


 

date di residenza al TaTÀ: dal 21 al 27 ottobre 2019
 
POLVERE
Pierfrancesco Nacca
 
 
 
 

C’è un mostro che dorme indisturbato, accovacciato su un fianco, imponente, sbuffa continuamente, di notte e di giorno. È un’ombra inafferrabile e inarrestabile, una mano nera che copre l’intera città di Taranto. Una piaga che accomuna il destino di molte famiglie. Ha nome di donna, probabilmente di origine etrusca, un tempo i romani chiamavano con il suo nome l’Isola d’Elba: Ilva.
“Polvere” è il pretesto per raccontare i danni provocati dalla grande acciaieria (Ilva, oggi ArcelorMittal) alla città di Taranto e ai suoi abitanti. La famiglia Cataldo è composta da Mimmo, Marina e il figlio Piero, insieme risiedono nel quartiere Tamburi, a ridosso dell’impianto siderurgico. Mimmo lavora per l’acciaieria come operaio metalmeccanico specializzato. Marina insegna alla scuola elementare “Ugo De Carolis”, ma da qualche tempo è in aspettativa, essendole stato riscontrato un carcinoma alla pleura (il tumore più diffuso nel capoluogo ionico). Piero, loro unico figlio, vive un rapporto conflittuale con il padre, ritenendolo il responsabile diretto della malattia della madre.
La triste vicenda viene sdrammatizzata dalla figura di un Ragazzino. È la proiezione di Mimmo da giovane, prima che diventasse uomo, lavoratore, marito, padre. Apparirà quasi ex machina all’interno della storia, facendoci gustare l’Italia del passato, la Taranto di una volta, prima dell’avvento del grande mostro, prima del trionfo dei social network. Un Ragazzino che spesso tornerà nel racconto come una boccata d’aria buona.
“Polvere” racconta la storia di una famiglia appesantita dal piombo, dal nichel, dalla diossina, dall’arsenico, dal benzopirene. Una famiglia che fondamentalmente si ama ma è avvelenata, e il veleno in circolo darà luogo ad un inevitabile scontro generazionale. Senza esclusioni di colpi.

crediti: testo Pierfrancesco Nacca | regia Giulia Paoletti | con Andrea Lintozzi, Claudio Spadaro, Marina Lupo, Pierfrancesco Nacca | con il supporto di TRAC_Centro di residenza teatrale pugliese Crest – TaTÀ di Taranto

 
Pierfrancesco Nacca
Attore e autore. Nato a Taranto, muove i primi passi artistici con la “Cesare Giulio Viola”, compagnia teatrale con la quale ancora collabora. Dopo la maturità classica al liceo Archita, intraprende gli studi al Dams di Bologna sotto la guida di Claudio Longhi, Gerardo Guccini e Marco De Marinis. Si diploma all’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini di Roma, innovativo laboratorio di alta formazione. Lavora con i registi Armando Pugliese, Giuseppe Marini, Veronica Cruciani e Massimo Venturiello. Collabora con l’attore e maestro d’armi Massimo Cimaglia nello spettacolo “Aldo Moro, una vita per la democrazia compiuta”. Scrive per la scena “E Pinocchio prese il fucile”, in collaborazione con Gianni Clementi e Atto21, associazione culturale di cui fa parte, “Bestia” e “L’aria”, con la regia di Giulia Paoletti e il patrocinio di Amnesty International, Stefano Cucchi onlus e Associazione Antigone. Firma sceneggiature per progetti cinematografici. Realizza lo spot “#Summerwithdog” e il corto “Il lavoro più bello del mondo”, anche come attore. È il volto dello spot per la campagna pubblicitaria di McDonald’s girato da Ago Panini. Attualmente è impegnato nelle produzioni teatrali “Il servitore”, per la regia di Igor Geat, e “Polvere”, anche come autore, diretto da Giulia Paoletti. A breve, in esclusiva su Sky, sarà tra i protagonisti della seconda stagione di “Romolo + Giuly”, serie comedy tutta italiana di Fox.
 

 


 
date di residenza al TaTÀ: dal 15 al 21 novembre 2019
 
CABE, A VHS ELEGY
Giulia Bean

 
 
 
 

L’idea di questo progetto nasce da una scoperta familiare. A dieci anni dalla scomparsa di mio padre ho (ri)scoperto il suo archivio di videocassette: 349 Vhs di film registrati dalla televisione, numerate sulla costa laterale. Il motivo di tali registrazioni? Ad oggi rimane ignoto.
Mio padre, curioso di natura ma con una vita ordinaria e comune inizia questa impresa titanica che si conclude con l’inizio dell’era dei Dvd. Sulle videocassette non sono riportati né titolo né provenienza del materiale, la lista con queste informazioni mio padre la custodiva gelosamente in un taccuino che è andato perduto assieme a lui. Visionando l’archivio come una scienziata, ho cercato se vi fossero delle dinamiche ricorrenti, se la scelta dei film fosse determinata dal caso o dal palinsesto televisivo. Forse, se decantassimo questi titoli uno dopo l’altro, sveleremmo l’esistenza di un disegno logico più grande alla loro base. O forse no. Forse solo mio padre conosceva il legame segreto tra un film e l’altro – seconda grande domanda a cui non ho risposta. E così possiamo trovare cassette monotematiche su Woody Allen, cinepanettoni accostati a film selezionati al festival di Cannes, o ancora Kurosawa e un porno fine anni Ottanta.
Nel processo di rivedere le videocassette ho scoperto che mio padre non era l’unico a voler incastrare il presente per strapparlo ad un futuro incerto. Per diversi motivi, il suo archivio si avvicina molto alle Time Capsules di Andy Warhol. Durante gli ultimi tredici anni della sua vita, l’artista ha catalogato e preservato oggetti di varia natura in alcune scatole – tra le 608 e le 610, contenenti più o meno 300.000 oggetti. A volte, al numero della scatola corrisponde il numero degli oggetti contenuti, ma non è sempre così. All’interno di queste Time Capsules troviamo le cose più disparate, tracce di un presente di fine anni Settanta in cui la cultura pop straccia i parametri artistici precedenti. La grande domanda di questa ricerca è una sola: cosa rimane della nostra identità negli oggetti che lasciamo?

progetto vincitore bando Trac 2019 per la sezione “Trampolino”
crediti: coreografa e performer Giulia Bean | dramaturg Chiara Braidotti | cura dei movimenti Vittoria Guarracino | con il supporto di TRAC_Centro di residenza teatrale pugliese Crest – TaTÀ di Taranto

 
Giulia Bean
Coreografa e performer. Nata a Monfalcone (Gorizia), consegue con lode il diploma accademico di II livello in coreografia all’Accademia Nazionale di Danza (Roma), studiando con coreografi di fama nazionale ed internazionale quali Adriana Borriello, Richard Haisma, Michele Di Stefano, Lenka Vagnerova, Nelisiwe Xaba e Frey Faust. Nel 2017, assieme a Silvia Autorino, realizza per il 42mo Cantiere Internazionale D’Arte (Montepulciano) una versione di “Le sacre du Printemps” di Igor Stravinskij, con musiche eseguite dal vivo a quattro mani, in collaborazione con Accademia Nazionale di Danza. Nel 2018 segue come tirocinante la compagnia di Lenka Vagnerová (Praga) durante la nuova creazione dello spettacolo “Avant Tout” del regista Lionel Menard. Da sempre affascinata al mondo analogico e all’esplorazione dei corpi non accademicamente educati, affianca la pratica con non professionisti attraverso le tecniche dell’improvvisazione. Ha un rigore scientifico nel raccogliere movimenti ed emozioni, digerirli, annotarli e trasformarli in qualcosa di nuovo, attraverso il filtro e l’impollinazione incrociata con altre arti.
 

 


 

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