Taras Teatro Festival 2026
progetti > Taras Teatro Festival 2026
«”La libertà è come l’aria”. Questa frase di Piero Calamandrei esprime in pieno il tema scelto quest’anno per la quarta edizione del Taras Teatro Festival ed esprime anche, visto il contesto in cui è stata pronunciata (davanti a un pubblico di studenti a Milano, nel 1955), la grande attenzione che vogliamo continuare a riservare ai giovani, sia in quanto artisti presenti, sia come spettatori indispensabili.
Abbiamo provato a declinare il tema della libertà in tutte le direzioni possibili, anche le più estreme (come scoprirete assistendo ad Antigone atto terzo di cui firmo la regia) con una varietà di artisti e di realtà molto interessanti, non solo italiane. Ogni spettacolo aggiunge un significativo apporto alla nostra riflessione, dalla libera espressione perseguita fino alla morte dalla giornalista Anna Politkovskaja, che Ottavia Piccolo porta in scena, alla libertà dalle polveri e dallo smog che sogna il Prometeo incatenato del regista tedesco Joscha Zmarzlik che ha coinvolto un coro di cittadini tarantini. C’è poi la libertà di ridere del potere che la compagnia di Aristofane nostro contemporaneo, sotto la supervisione del Maestro Antonio Calenda, farà vivere in scena, c’è la libertà di prendere in giro anche un mito come Odisseo, come fa l’irresistibile umorismo del Collettivo Van.
Continua così il lavoro che con Terra Magica stiamo cercando di fare per contribuire alla rinascita culturale del territorio, portando compagnie e artisti che difficilmente passerebbero da Taranto e offrendo spettacoli non ovvi, oserei dire ‘di nicchia’ eppure appassionanti per un pubblico che sta crescendo di anno in anno, come stanno crescendo gli abbonati che ci danno fiducia e sanno di trovare una scelta ampia e interessante. La particolarità delle scelte non esclude il divertimento, assicurato ad esempio dal collettivo Van e da Aristofane, ma anche dalla suggestione di uno spettacolo come Titani e giganti che sarà preceduto da una parata. Puntiamo ancora sui giovani artisti (autori, registi, interpreti) che l’anno scorso hanno riservato graditissime sorprese al pubblico dimostrando che non solo i nomi conosciuti garantiscono un appassionante teatro. E puntiamo sul pubblico giovane per cui abbiamo impostato una campagna social di avvicinamento al teatro e a cui riserviamo biglietti a prezzo stracciato (5 euro) in tutte le tre sedi del festival (Auditorium TaTÀ, Teatro Comunale Fusco, Museo diocesano). Anche per questo credo che il TTF sia un festival che risponde al desiderio di cultura di una città e di una regione, un festival con un’etica, un festival, come mi piace ripetere, “che ha un’anima”.
Taras Teatro Festival è realizzato grazie al sostegno del MIC, attraverso il FNSV, dalla Regione Puglia (con risorse del Fondo di rotazione POC 2021–2027), dal Comune di Taranto e da sponsor privati e mecenati che qui sentitamente ringrazio per la fiducia.» Massimo Cimaglia
sabato 12 e domenica 13 settembre Auditorium TaTÀ ore 21
Prima nazionale
Antigone atto terzo
con Mariachiara Basso, Domizia D’Amico, Valeria Cimaglia
costumi Michela Cera
disegno luci Walter Mirabile
regia Massimo Cimaglia
produzione C.R.E.S.T.
Antigone è una donna che sceglie di dare sepoltura al fratello sapendo che questo gesto la condannerà a morte. Il testo prende le mosse dalla visione sofoclea del mito e attraversa tre tempi e tre mondi diversi: un ospedale del futuro, una guerra contemporanea e, infine, il tempo sospeso del mito in cui Antigone è prigioniera all’interno del suo destino. Attraverso i tre brevi atti incontriamo due donne molto diverse dalla nostra protagonista ma legate ad essa da qualcosa di profondo. Le loro storie si intrecciano con quella di Antigone e ci accompagnano all’interno dei piani del dolore, della libertà e del rapporto tra l’individuo e la legge. Il nostro è un racconto che attraversa epoche e ambientazioni diverse ma che conserva al centro una figura profondamente umana: una donna che decide di restare fedele a ciò in cui crede anche quando il prezzo da pagare è la propria vita.
Note di regia
Dirigere il testo di un’autrice giovanissima e lavorare con tre protagoniste altrettanto giovani è entusiasmante e insieme complesso, ho voluto raccogliere questa sfida mettendomi totalmente al loro servizio, in una dimensione di ascolto, perché sono dell’idea che un regista deve far sentire gli attori cooperanti e fattivi, anche un po’ autori della creazione che si realizza. Oggi si tende a velocizzare la parte delle cosiddette “prove a tavolino”, quelle in cui si discute, ci si confronta, si riflette sul testo e sulle sue potenzialità in modo teorico. Io ho voluto, invece, dare largo spazio al tavolino, cercando di coinvolgere e di stimolare le attrici e dando loro uno spazio libero – visto che nel testo di libertà si parla – di creatività che ho poi rielaborato e calibrato. Ognuna delle attrici si è sentita, spero, libera e protagonista. La tematica della libertà viene coniugata in tre modi diversi, tutti incentrati sulla figura paradigmatica di Antigone, e il mio lavoro è stato soprattutto dare unità a questi tre spaccati crono-spaziali molto diversi tra loro, preservando lo spazio intimo in cui agisce, sceglie, osa Antigone, ma anche le altre due misteriose protagoniste. Ma Libertà – come diceva Gaber – non è stare sopra un albero, non è solo uno spazio libero, è soprattutto partecipazione, intesa in questo testo come coraggio di scegliere da che parte stare, portando avanti la scelta – qualsiasi essa sia – anche a un prezzo molto alto. Le diverse declinazioni dello scegliere affrontano temi contemporanei molto discussi e appassionanti che abbiamo provato a raccontare e trasformare in sfumature e dettagli emotivi affrontati dalle tre attrici con una passione teatrale e una dedizione totale per le quali ringrazio ciascuna di loro.
sabato 19 settembre Chiostro del MuDI ore 21
Prima nazionale
Titani e Giganti
di Simone Bevilacqua
con Simone Bevilacqua, Marzia D’Angeli, Flavio Bossalini, Nicolò Barba, Viviana Simone
produzione Gruppo della Creta
Preceduto da una parata nel centro città (con partenza da piazza Immacolata alle ore 19:00) in cui due giganti alti circa cinque metri e costruiti secondo la tradizione calabrese, Gea e Urano, accompagnati da musica e da un narratore, celebrano il rito collettivo della creazione del cosmo, coinvolgendo il pubblico cittadino, lo spettacolo esplora i miti, trasportando il pubblico in un mondo epico, ricco di elementi soprannaturali, di classicismo e di riflessioni. La scenografia digitale dà vita a frammenti della storia della maga Circe e aggiunge un’atmosfera magica all’opera. La donna emerge come una figura potente, una maga e amante in grado di sfidare le convenzioni e offrire una nuova interpretazione del suo ruolo nella mitologia classica. Lo spettacolo incoraggia la riflessione sulle figure femminili della Storia e la loro influenza nella cultura e nell’immaginario collettivo.
La narrazione intreccia temi di emarginazione, differenza di genere, mondo naturale, migrazione e amore. Un’attrice sui trampoli interagisce con la marionetta di Ulisse, un pupo siciliano realizzato da Salvatore Bumbello, artigiano della scuola di Mimmo Cuticchio. Le scene hanno al loro interno cori originali, testi in greco antico, musica dal vivo e il video-mapping. L’utilizzo dei trampoli non è solo spettacolare, ma serve a elevare il personaggio sopra la statura dei mortali, enfatizzando la sua figura di dea e prima maga dell’occidente. La scenografia digitale realizzata da L4R crea atmosfere oniriche e magiche, coinvolgendo gli spettatori in visioni di mondi alternativi e vedendo narrata la storia dal punto di vista della dea.
20 settembre Auditorium TaTÀ ore 21
Omero, Iliade
da Alessandro Baricco
con Massimo Wertmüller e Anna Ferruzzo
produzione Centro Teatrale Meridionale
Dalla riscrittura di Baricco, sei personaggi dell’Iliade prendono voce per narrare la loro avventura. In scena Massimo Wertmüller e Anna Ferruzzo danno vita a una delle più belle storie mai raccontate.
Tre uomini, Demodoco, Antiloco e Priamo, e tre donne, Criseide, Elena e Andromaca, sono chiamati in scena a raccontare, con voce vicinissima alla nostra, la loro storia di passioni e di sangue, la loro grande guerra, la loro grande avventura, mentre gli déi restano sullo sfondo.
Lo spettacolo attinge alla prosa fluida ed elegante di Alessandro Baricco, senza ridondanze, capace di conservare integro il fascino dell’antico. L’adattamento teatrale privilegia una sequenza di personaggi capaci di regalare un ritmo incalzante alla narrazione.
La soggettiva evocativa e potente dei grandi personaggi omerici che narrano in prima persona le vicende dell’Iliade vede protagonisti uomini e donne con le loro debolezze, le loro forze, i loro sentimenti e le loro paure che, in un testo che appare come un monumento alla guerra, rivelano invece una grande inclinazione alla pace.
Anna Ferruzzo torna nella sua città natale insieme al marito Massimo Wertmüller, proprio nel contesto teatrale in cui ha maturato le prime esperienze artistiche, in questo grande progetto di rilettura del poema omerico.
24 e 25 settembre Auditorium TaTÀ ore 21
Prima nazionale
Prometeo. La fabbrica illuminata
con il soprano Niki Lada, Joscha Zmarzlik e un coro di cittadine e cittadini di Taranto
produzione Opera to go (Germania)
Lo spettacolo è ideato come una sorta di documentazione mitologica su una fabbrica di acciaio a partire dall’opera per nastro magnetico e soprano di Luigi Nono composta nel 1962 per denunciare le gravissime condizioni di lavoro nello stabilimento Italsider di Cornigliano. Il regista tedesco Joscha Zmarzlik ha creato una connessione drammaturgica tra l’opera di Nono e il mito di Prometeo e di Pandora, raccontato da Eschilo e da Esiodo, utilizzando anche testi di Cesare Pavese e di Giuliano Scabia. Come Luigi Nono, che raccolse testimonianze all’interno della fabbrica, così anche Zmarzlik ha voluto far parlare direttamente cittadine e cittadini di Taranto, alcuni dei quali lavoratori all’interno della più grande acciaieria d’Europa, costituendo con loro un ‘coro’ che racconta l’esperienza devastante. “Fabbrica dei morti la chiamavano”, si ascolta nell’opera di Nono. La fabbrica illuminata diventa quindi l’allegoria di una cultura del fuoco in cui la positività del progresso si incrocia con l’industrialismo (non l`industria!) come ‘inferno’, cioè una minaccia mortale su scala locale e globale. L’elemento corale si interroga alla luce dell’antico mito di Prometeo e della catastrofe locale di Taranto anche sull’attualità di una sorta di “collettività ecologica”. Perché il coro parlante subisce un destino individuale ma anche collettivo e i cittadini di Taranto, che spesso parlano di sé come “gente da sacrificare”, conoscono anche il valore di ribellarsi insieme, fosse anche per un futuro che non vedranno mai.
26 settembre Chiostro del MuDI ore 21
Prima nazionale
Ritorno a Itaca
itinerario poetico letterario attraverso il mito di Ulisse
drammaturgia regia e interpretazione Paolo Panaro da Omero e altri autori
una produzione Diaghilev
Raccontare i miti è il modo più immediato per indagare nel territorio della nostra psiche, dove quelle storie regnano come simboli profondi. I miti dei Greci sono giunti a noi in un corpus frammentato di episodi, di allusioni e in un infinito numero di varianti. Il mito di Ulisse è uno dei pochi elementi essenziali su cui si fonda la millenaria cultura occidentale.
Ulisse ci insegna l’importanza della conoscenza, della perseveranza e dell’astuzia, spingendoci a superare i limiti umani e a cercare sempre nuove esperienze. Ma ci fa capire, anche, il significato dei legami, dell’identità e dell’irrinunciabile bisogno del ritorno a casa, dimostrando che la vera saggezza può essere trovata bilanciando il desiderio di esplorare con l’amore per gli altri e trasformando ogni impedimento in un’opportunità di crescita e scoperta della propria personalità. La sua Odissea ci aiuta a comprendere come la vita sia un percorso pieno di ostacoli e quanto, insieme al viaggio, sia rilevante la meta da raggiungere e il ritrovamento dei propri affetti.
Nonostante le sue doti, è mortale e fragile, ma è proprio in questa debolezza che risiede la sua grandezza. La sua forza si manifesta nella capacità di continuare a cercare, benché travolto dal dolore e dalle mancanze.
Partendo dal poema omerico, passando per i tanti autori che hanno affrontato il tema di questo avventuroso eroe, Panaro costruisce una narrazione originale e avvincente, per riflettere sui valori e sulle suggestioni emotive che la vicenda di Ulisse continua a trasmetterci con immutata potenza di fascinazione.
3 ottobre Auditorium TaTÀ ore 21
Omero, Odissea
con Gianluigi Tosto (voce e strumenti)
preceduto da una lectio brevis di Emanuele Stolfi
La struttura narrativa dell’Odissea è molto più varia e articolata di quella dell’Iliade e ben diversi sono i toni e le atmosfere che si incontrano seguendo Ulisse nelle sue lunghe peregrinazioni. I suoni e i clamori della guerra di Troia e dei grandi duelli fra eroi lasciano il posto alla malinconia e alla nostalgia della patria, alla delicatezza dell’incontro con Nausicaa, alla festosità dell’accoglienza dei Feaci, al pianto per il racconto di Demodoco, allo stupore, la meraviglia e il terrore degli incontri con Polifemo, Circe, il Regno dei Morti, le Sirene, Eolo, fino alla determinazione nell’affrontare i Proci e alla commozione del riconoscimento con Telemaco e Penelope. Gli episodi e i personaggi dell’Odissea appartengono alla nostra cultura da sempre e sono delle pietre miliari nella formazione del nostro immaginario. Moderna e attuale è la figura di Ulisse, e lì dove nell’Iliade predominava l’azione brutale e istintiva, senza ripensamenti, degli eroi sul campo di battaglia, nell’Odissea prevale il pensiero, il ragionamento, il calcolo del suo protagonista che prelude comunque sempre ad una azione efficace e ben meditata. Più intimo, dunque è il tono narrativo, più rivolto verso una interiorità di Ulisse, tanto più che molti degli avvenimenti sono narrati attraverso il filtro della sua stessa memoria. Molti gli strumenti utilizzati per evocare e narrare la multiformità delle situazioni e delle emozioni che costituiscono questo poema. Si va dal tamburo del mare, che non poteva certo mancare in questa storia, alla zanzara africana che diventa la cetra di Demodoco, dal tamburello, che ritma la festa dei Feaci, al magico suono dei chimes che raccontano l’atmosfera dell’isola di Circe, dai campanacci di ferro e di bronzo che accolgono l’arrivo di Ulisse a Itaca ai più moderni ma non meno evocativi spring drums che lo accompagnano nel Regno dei Morti, nell’isola delle Sirene e da Eolo. La traduzione utilizzata è quella di Mario Giammarco, di grande comprensibilità, che pur essendo tra le più recenti, riesce a restituire l’atmosfera di un passato arcaico e la magia di un mondo che miscela la realtà dei fatti con l’oniricità della dimensione interiore di chi li vive. Precede lo spettacolo una lectio brevis di Emanuele Stolfi, ordinario di Diritto romano e Diritti dell’Antichità all’Università di Siena, dal titolo “L’enciclopedia omerica, la voce, il viaggio, le astuzie”.
4 ottobre Teatro Comunale Fusco ore 19
Archimede. La solitudine di un genio
di Costanza DiQuattro
con Mario Incudine
e con Antonio Vast e Tommaso Garré
regia Alessio Pizzech
scene e costumi Andrea Stanisci
assistente alla regia Tommaso Garré
musiche originali e canzoni di Mario Incudine eseguite dal vivo da Antonio Vasta
produzione Centro Teatrale Bresciano
Siracusa, 212 a. C. Mentre i Romani assediano la città, un soldato, ignaro di diventare uno scomodo testimone della storia, entra in casa di Archimede. È l’ultima notte del grande matematico prima che la lama lucida del giovane romano possa penetrarlo ponendo fine alla sua vita. In un monologo irreale, che si trasforma in dialogo, il genio siracusano ripercorrerà, nel limbo che precede la morte, la sua vita, raccontando i dolori dell’uomo e la soddisfazione dell’inventore, sottolineando, tuttavia, la bassezza di chi, per ignoranza, stigmatizza. Lui, Archimede il matematico, l’inventore, il fisico è in verità un uomo solo, costretto ad abbandonare la donna che ama, a dimostrare ogni giorno di essere meritevole della sua fama, condannato, suo malgrado, a vivere il confine incerto tra la genialità e la pazzia! In un susseguirsi fantasioso di leggende e verità, di invenzioni e storia, Archimede racconta il mondo, le distanze incolmabili tra chi nutre un bisogno insaziabile di giustizia e chi si cela dietro le ipocrisie. Una storia senza tempo, dunque, in cui l’inventore siciliano assurge a paradigma del presente e monito per il futuro.
Note di regia
Il testo di Costanza DiQuattro è sorprendentemente attuale. In questo momento di odio e di guerra, di ricerca scientifica messa al servizio della distruzione di vite umane, le parole che Costanza affida ad Archimede risuonano come un monito perché la bellezza, il pensiero che scaturisce dal sapere ed all’esperienza della conoscenza, siano i soli strumenti per dare forma ad un futuro possibile. In questo lavoro di teatro/ canzone sono felice di condurre Mario Incudine in quel bilico meraviglioso tra parola detta e parola cantata che dà forza a questo viaggio nell’interiorità più profonda di questo mito, di quel genio che è stato Archimede. Vogliamo così cogliere del protagonista tutte le suggestioni possibili, in un gioco di rimandi tra passato e presente, tra vita privata e la storia che ha attraversato l’esistenza del celebre matematico.
Il testamento morale che Costanza DiQuattro costruisce diventa un’affermazione di valori che appartengono alla cultura classica della Terra di Sicilia e che rappresentano la base su cui abbiamo costruito la civiltà occidentale ed Archimede, in questo senso, diviene simbolo di chi ha coraggio e determinazione per affermare il valore del rispetto dell’altro anche di fronte alla Barbarie.
L’Archimede che vi proponiamo dialoga con le nuove generazioni, e chiama loro ad un appello alla consapevolezza, a non chiudere gli occhi, a non addormentare le menti: non fare e non farsi del male. Un Archimede profetico, che dal suo piccolo angolo di mondo ci invita a scoprire l’amore come unica vera sfida da intraprendere nella vita quasi che calcoli e razionalità non bastino di fronte alla più grande avventura: diventare Umani.
7 ottobre Auditorium TaTÀ ore 21
Prima nazionale
Aristofane nostro contemporaneo
di Valeria Chimenti
con Laura Pannia, Lorenzo Garufo, Mariachiara Basso, Ilaria Felter, Marco Maggio, Federico Russo Mazzei, Penelope Sangiorgi, Francesco Tozzi
aiuto regia: Beatrice Ronga
regia Alessandro Di Murro
con la supervisione artistica di Antonio Calenda
produzione Terra Magica Arte e Cultura
Otto attori, un regista giovane e sorprendente, un maestro come supervisore, un autore dissacrante che non smette ancora di colpire nel segno. Aristofane nostro contemporaneo è tutto questo ed è molto di più. Dopo un master per professionisti dedicato allo studio di questo autore e coordinato da Alessandro Di Murro, con la supervisione artistica del maestro Antonio Calenda, questa compagnia giovane e battagliera porta in scena un testo divertentissimo di Valeria Chimenti che prende le mosse da Uccelli di Aristofane per portare nuovamente il pubblico alla straordinaria libertà di ridere del potere, di colpire nel segno la corruzione. Le ali diventano il simbolo della libertà, il nuovo che vuole superare il vecchio, la fuga dalla realtà. Ma questi uccelli non sono ancora consapevoli delle loro potenzialità, come i giovani, come le comunità digitali moderne, come ciascuno di noi quando tenta la strada della rivoluzione e della libertà. La trasformazione dell’utopia in distopia è a un passo, la libertà rischia di trasformarsi in una nuova prigione. Eppure, tentiamo ancora. Uno spettacolo ironico e coinvolgente pieno di gioia e di contraddizioni, firmato dal regista del Gruppo della Creta, una delle compagnie under 35 più significative del teatro italiano, che l’anno scorso ha sorpreso il pubblico con l’esilarante “Pluto”. Allora è forse vero che “solo uno stormo di uccelli può disegnare un futuro migliore”.
10 ottobre ore 21 e 11 ottobre ore 19 Auditorium TaTÀ
Odisseo
di e con Collettivo VAN
con Aureliano Delisi, Andrea Di Falco, Gabriele Manfredi, Andrea Pacelli, Gabriele Rametta, Pierantonio Savo
musiche Andrea Di Falco e Gabriele Rametta
produzione Il Teatro di Tato Russoo
Grandi rivalità, grandi guerre e grandi carenze d’affetto. Cinque ‘Musi’, aedi contemporanei ironici e scanzonati, presentano al pubblico la mitica storia di Ulisse. L’eroe omerico diventa il punto di vista privilegiato per raccontare, in modo ironico, poetico e divertente diverse storie della mitologia che lo vedono protagonista. Dalla genesi della guerra di Troia fino al suo ritorno a casa e oltre le colonne d’Ercole, tante e incredibili sono le vicende che hanno avuto come protagonista, l’eroe furbo per eccellenza, l’uomo dal multiforme ingegno. La storia di Ulisse diventa la base per una commedia musicale fatta di voci e giochi sonori, dove la parola e il canto si uniscono alle tecniche teatrali del Tableau Vivant, della Commedia dell’Arte per stimolare la fantasia degli spettatori e delle spettatrici di ogni età. La finzione è un gioco dichiarato. Gli attori, nella veste dei Musi, si travestono di volta in volta per evocare e diventare i vari personaggi della narrazione in questo spettacolo originale ed esilarate che sta raccogliendo consensi in decine e decine di piazze italiane.
16 ottobre Teatro Comunale Fusco ore 21
Donna non rieducabile
di Stefano Massini
con Ottavia Piccolo
musiche per arpa composte ed eseguite dal vivo da Floraleda Sacchi
regia di Silvano Piccardio
Scritto da Stefano Massini e diretto da Silvano Piccardi, è l’adattamento in forma teatrale di brani autobiografici e articoli di Anna Politkovskaja, la giornalista trovata morta il 7 ottobre 2006 nell’androne della sua casa moscovita, uccisa da quattro colpi di arma da fuoco. Un piccolo grande “caso” della scena teatrale italiana, in cui Ottavia Piccolo – una delle poche attrici italiane di vera fama internazionale, assente da molti anni dai palcoscenici di Taranto – dà voce allo smarrimento, all’orrore, alla dignità e anche all’ironia di questa donna indifesa e tenace, con il rigore e l’intensa partecipazione di un’attrice che in quei valori di libertà si identifica fino in fondo. Per il pubblico un’emozione violenta che non manca mai di rinnovarsi.
Note di regia
Dopo il crollo del Regime sovietico, la Russia sembrava avviata verso una nuova democrazia. L’assassinio di Anna Politkovskaja ha allungato un’ombra terribile su questa illusione. Anna non era una militante politica, era una giornalista. Una giornalista e una donna, senza alcuna mira di potere o altro, se non quello di portare avanti, con tenacia e determinazione, il proprio mestiere. Il suo fu uno sguardo aperto, senza prevenzioni né compromessi, su quanto avveniva nel suo paese, partendo dalla lontana Cecenia, per arrivare a incontrare i momenti più terribili della recente storia russa (dalla strage al Teatro Dubrovka di Mosca, a quella nella scuola di Beslan).
Se il vecchio potere sovietico, per imporre il proprio controllo su ogni forma di dissenso o, più semplicemente, di libero pensiero, si sentiva in dovere di costruire leggi, tribunali e processi speciali, che legittimassero in qualche modo l’accanimento repressivo, istituzionalizzandolo – il nuovo sistema di potere, per eliminare la presenza scomoda del “punto di vista” libero di questa donna, ha agito come un qualsiasi potere mafioso, affidandosi clandestinamente a dei sicari, a dei killer senza volto.
Come nell’Argentina dei colonnelli (dove gli oppositori venivano fatti “sparire”, senza che ufficialmente nessuno ne dovesse rispondere), anche nel caso di Anna Politkovskaja, chi godeva della sua eliminazione, poteva nel contempo mostrarsi con le mani formalmente “pulite”. La vita di Anna è diventata qualcosa di unico e di emblematico, in cui la vicenda personale e professionale ha finito con l’assumere di per sé un meta-significato, un valore simbolico di qualcosa che ancora sembra sfuggire alla comprensione e alla coscienza contemporanea.
Nel memorandum “Il sangue e la neve”, l’interprete femminile che raccoglie il testimone caduto dalle mani della Politkovskaja nel momento della sua eliminazione (in una ideale staffetta in cui l’attrice non si sostituisce alla persona, facendone un personaggio “teatrale”, ma semplicemente ne prolunga fino a noi la forza e il valore), sottolinea che Anna si riteneva, ed era, una “giornalista”. Punto. Un ruolo sempre più scomodo nella “società della comunicazione” e del controllo mediatico delle coscienze: in questa “civiltà”, fare cronaca, pura e semplice e sincera cronaca, significa essere già in prima linea, esposti quindi a tutte le forme di rappresaglia, dalla più indiretta, silenziosa e segreta, alla più mirata e tragica.
Affrontando il testo di Stefano Massini, mi resi conto che non si trattava di mettere in scena il “personaggio” di Anna Politkovskaja, né, tanto meno, di farne un’eroina da feuilletonpolitico.
Si trattava al contrario di restituire al pubblico, nella forma più diretta, più semplice, più anti-retorica possibile, il senso della scelta di verità, compiuta da una giornalista che volle andare a vedere dentro gli eventi, per restituircene, con sguardo limpido e coraggioso, personaggi e vicende.
Mettere in scena uno sguardo, quindi: questo il compito mio e di Ottavia. Suggerendo il contesto realistico, evocando la persona attraverso le sue testimonianze, ricreando la condizione di solitudine che mano a mano la circondò, fino a soffocarla. E Ottavia Piccolo ha dato voce allo smarrimento, all’orrore, alla dignità e anche all’ironia di questa donna indifesa e tenace, con il rigore e l’intensa partecipazione di una attrice che in quei valori di libertà si identifica fino in fondo.
Costruito come una serie di istantanee, il percorso seguito da Anna (scandito dall’intervento dell’arpa di Floraleda Sacchi, che diventa di volta in volta l’eco della guerra, lo spappolarsi dell’inno sovietico, un rumore di ferraglia inquietante, un momento di pace… ), veniva quindi ricreato dall’attrice, in simbiosi con quanto visto e vissuto dalla giornalista.
Un semplice tavolino, le scarne azioni sceniche, il variare delle atmosfere sottolineate dai mutamenti spaziali suggeriti dalle luci, era dunque tutto ciò cui ci saremmo affidati, per evocare, dalla ristretta postazione di un palcoscenico, un intero mondo di eventi e di emozioni. Fino alla tragedia.
Incontri e iniziative collaterali
il 6 ottobre al MArTA la presentazione del libro Un cuore greco di Marina Valensise, con Antonio Calenda e una lettura scenica del Gruppo della Creta; l’11 ottobre flashmob del Collettivo VAN al MArTA; 16 ottobre, nel foyer del Teatro Fusco, la presentazione di Anna Politkovskaja reporter per amore di Lucia Tilde Ingrosso, con la partecipazione di Ottavia Piccolo.
Per tutta la durata del Festival: al TaTÁ, mostra “Visioni in movimento” di Francesca Ruggiero.
Botteghino del TaTÀ (ore 10-13/15-18).
Biglietti in vendita anche sul circuito Vivaticket.
Taras Teatro Festival è realizzato grazie al sostegno del MIC, attraverso il FNSV, dalla Regione Puglia (con risorse del Fondo di rotazione POC 2021–2027), dal Comune di Taranto e dagli sponsor privati Fondazione Taranto25, ITSmobilità Academy, BCC Banca di Bari e Taranto, Erredi consulenze assicurative, EDTS (European Digital Theatre Studio), CONFAPI di Taranto. Inoltre, si ringrazia il mecenate Banca Patrimoni Sella (ArtBonus), Il festival gode dei patrocini dell’Università degli Studi di Bari, del MArTA museo archeologico nazionale di Taranto, della Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo, della Fondazione INDA, e dell’ ISAMG (istituto per la storia e l’archeologia della Magna Grecia)
seguici su



















