Non c’è nessun caso TaTÀ

Rispondo volentieri agli amici del Crest. Lungi da me la convinzione di una “diminutio” del teatro TaTÀ. La definizione “palestra” era “aborigine” poi, giustamente, ed onorevolmente trasformata in “auditorium” non solo ha colmato una lacuna culturale nel rione Tamburi, ma il conseguente “teatro”, ha vitalizzato, con compagnie teatrali di primo ordine, l’atmosfera sociale e ripeto, culturale dell’intera città. Se c’è stato equivoco nel mio dire, desidero rivolgere agli amici del Crest ogni più sincero apprezzamento per il lavoro svolto ed augurare loro ogni più felice ed operosa vita rappresentativa della cultura.

Paolo De Stefano 

● Apprezziamo. Tuttavia – ribadiamo una volta di più – l’auditorium e la palestra sono due plessi distinti e separati, piuttosto distanti tra loro e, quel che più conta, entrambi attualmente presenti nell’ex complesso edilizio universitario di via Deledda, al quartiere Tamburi, che dal 23 gennaio 2009 ospita il TaTÀ. 

———–

Salviamo il liceo “Paisiello”, ci mancherebbe. Ma non scriviamo sciocchezze e, soprattutto, non manchiamo di rispetto a chi da decenni porta avanti in un ambiente difficile – sia socialmente che culturalmente – un discorso teatrale coerente e innovativo. In un commento sul quotidiano locale “Taranto Buonasera” dello scorso giovedì 15 gennaio (a pagina 17), Paolo De Stefano scrive “Attualmente la città ha una palestra scolastica adattata a teatro, definita TaTÀ (teatro-Tamburi)”. Definizione non vera: il TaTÀ nasce come auditorium (con platea unica a gradoni profondi). Oggi teatro, come bene testimoniano i tantissimi  artisti di teatro e di musica ospitati nonchè la qualità dei progetti prodotti in questi anni. Se richiestoci, volentieri argomenteremo ulteriormente. Oggi ci limitiamo ad invitare Paolo De Stefano a venire al TaTÀ, acronimo di Taranto auditorium TAmburi. Almeno per una volta.

leggi l’articolo di Taranto Buonasera

leggi la risposta di Paolo De Stefano