«Tutto cambia!», tra mito e realtà le mille trasformazioni del mondo

Domenica 1 febbraio (ore 18) all’auditorium TaTÀ di Taranto per «favole&TAmburi»

Con Teatro Gioco Vita, una delle realtà pionieristiche del teatro d’ombra in Italia

Va in scena domenica 1 febbraio (ore 18), all’Auditorium TaTÀ di Taranto, lo spettacolo di teatro d’ombre e d’attore «Tutto cambia!» della compagnia di Piacenza Teatro Gioco Vita, nell’ambito della stagione «favole&TAmburi» del Crest, sostenuta dalla Regione Puglia. Con regia e drammaturgia di Marco Ferro, che firma anche l’ideazione delle ombre insieme a Nicoletta Garioni (autrice, inoltre, di disegni e scene), «Tutto cambia!» è interpretato da Deniz Azhar Azari, con i costumi di Tania Fedele. Lo spettacolo si rivolge a un pubblico di bambini e famiglie, accompagnandolo in un viaggio poetico e coinvolgente attraverso il tema universale del cambiamento.

Con tre piccole storie che intrecciano affabulazione e scienza, lo spettacolo racconta come tutto ciò che ci circonda – natura, esseri viventi, persone – sia parte di un processo continuo di trasformazione. Ispirandosi a racconti classici, opere moderne e suggestioni scientifiche, la narrazione unisce mito e realtà, conducendo i giovani spettatori nello stupore della metamorfosi, intesa non solo come evento naturale ma anche come possibilità immaginativa.

Con un linguaggio semplice e fortemente evocativo, scorrono le vicende di un piccolo essere che attraversa continui mutamenti, talvolta realistici, talvolta fantastici. Come un seme che diventa albero o un bruco che si trasforma in farfalla, anche una giovane ragazza può mutare, grazie all’immaginazione, in un’intera foresta. Il racconto si sviluppa come un percorso a tappe, affrontando con delicatezza il sentimento di paura spesso legato al cambiamento, per mostrare come ogni trasformazione possa rivelarsi una nuova opportunità di crescita.

Fondata nel 1971, Teatro Gioco Vita è una delle realtà pionieristiche del teatro ragazzi in Italia. Protagonista del movimento dell’animazione teatrale, la compagnia ha sviluppato un linguaggio originale che coniuga ricerca artistica, impegno culturale e attenzione al pubblico giovane. A partire dalla fine degli anni Settanta, l’incontro con il teatro d’ombre ha dato vita a un percorso unico, riconosciuto a livello internazionale e sostenuto da prestigiose collaborazioni con istituzioni come il Teatro alla Scala di Milano, il Royal Opera House Covent Garden di Londra, il Teatro La Fenice di Venezia e molte altre prestigiose realtà.

Riconosciuto come Centro di Produzione Teatrale dal Ministero della Cultura e dalla Regione Emilia-Romagna, Teatro Gioco Vita affianca all’attività produttiva un intenso lavoro di formazione, laboratori con le scuole e progettualità internazionali, portando il proprio teatro d’ombre in Europa e nel mondo. E con «Tutto cambia!», la compagnia conferma la propria capacità di parlare ai bambini con profondità e poesia, offrendo uno spettacolo che educa allo stupore e alla fiducia nel cambiamento.

Costo biglietti singoli 7 euro (6 euro per nuclei familiari di almeno quattro persone)
Per informazioni e prenotazioni 333.2694897

addetto stampa
Francesco Mazzotta
328.6296956

  

seguici su

«Tre sorelle» di Cechov e il senso della vita nella performance esoterica di Muta Imago

Sabato 24 gennaio per la stagione «Periferie» del Crest all’auditorium TaTÀ

Claudia Sorace e Riccardo Fazi esplorano uno dei grandi classici del teatro

Tra le più importanti realtà di ricerca teatrale in Italia, con un’attività ormai ventennale e numerosi premi conseguiti, il progetto Muta Imago arriva a Taranto per presentare la rilettura del classico di Anton Cechov «Tre sorelle», in programma sabato 24 gennaio (ore 21) all’auditorium TaTÀ di Taranto per la stagione «Periferie» del Crest sostenuta dalla Regione Puglia. Dirette da Claudia Sorace, che firma lo spettacolo con l’altra metà di Muta Imago, il drammaturgo e sound artist Riccardo Fazi, in scena ci sono tre voci di uno stesso corpo in evoluzione e involuzione su una immaginaria e fluttuante linea temporale: la giovane Federica Dordei, la pluripremiata Monica Piseddu e la versatile Arianna Pozzoli.

«A Mosca! A Mosca!», ripetono le sorelle Olga, Masa e Irina, vite spese nel ricordo di un passato mitizzato o nell’attesa di un futuro che non arriverà mai, desiderose di tornare a vivere nella capitale russa per riscattarsi dalla triste vita provinciale, al contrario di quanto accade in un altro celebre dramma del grande drammaturgo russo, il Giardino dei ciliegi, in cui la vita è tutta intera nel passato a difesa del mito della felicità di un tempo che non tornerà mai più. Dunque, il presente è il grande assente nelle opere di Cechov, tanto quanto i fantasmi della nostalgia e del desiderio ne sono protagonisti. Ed è proprio ai fantasmi della memoria, alla iconica battuta iniziale, «perché ricordare?», che si rivolge Muta Imago nel rivisitare questo classico con una riscrittura di grande impatto visivo.

A volte maghe a volte medium, le tre sorelle si stringono l’una all’altra per sopravvivere alle ferite della memoria e, attraversate dall’eco degli eventi che le hanno travolte e degli uomini che sono passati, si scoprono essere l’incarnazione di un’unica voce. Quella di una donna, che aggrappata ai suoi dubbi, si chiede e ci chiede, per l’appunto, «perché ricordare?».

Trasformata dalla regista Claudia Sorace e dal drammaturgo Riccardo Fazi in una performance esoterica, un esercizio di metamorfosi ed evoluzione, «Tre sorelle»» è la storia dell’incessante lotta allo scorrere del tempo, la storia di chi combatte contro la nostalgia del passato per costruire nuovi futuri possibili. A giocare un ruolo fondamentale, oltre alle musiche originali di Lorenzo Tomio, è la dimensione visiva dello spettacolo (le scene sono disegnate da Paola Villani, le luci da Maria Elena Fusacchia). D’altronde il duo romano è noto proprio per la capacità di esplorare diverse forme d’arte, dal teatro alla performance, dal teatro musicale, all’opera, alle installazioni, con l’obiettivo di indagare nella maniera migliore il rapporto tra l’essere umano, il suo tempo e il suo sentire.

Al termine dello spettacolo, per il ciclo «Parliamone», gli artisti dialogheranno con il pubblico e la giornalista Marina Luzzi.

Abbonamento ai 10 spettacoli di Periferie: € 120
Biglietto unico € 15
Info: 333.2694897

addetto stampa
Francesco Mazzotta
328.6296956

  

seguici su

«Nel ripostiglio di mastro Geppetto». Armamaxa Teatro rilegge Pinocchio

Domenica 18 gennaio (ore 18) all’auditorium TaTÀ di Taranto per «favole&TAmburi»

Con uno spettacolo «tout public» che mescola racconto e il linguaggio dei clown

Il burattino più famoso al mondo ha ispirato uno spettacolo «tout public» alla compagnia pugliese Armamaxa, che in coproduzione con PagineBiancheTeatro ha scelto di indagare in profondità la personalità dell’anziano protagonista del romanzo «Le avventure di Pinocchio» nato dalla penna di Carlo Collodi. E così è nato il racconto teatrale «Nel ripostiglio di mastro Geppetto», che domenica 18 gennaio (alle ore 18) viene proposto all’auditorium TaTÀ di Taranto per la stagione «favole&TAmburi» del Crest sostenuta dalla Regione Puglia. Interpretato da Giacomo Dimase, Luigi Tagliente ed Enrico Verzelli per la regia, le scene e il disegno luci di Enrico Messina e Daria Paoletta (costumi e oggetti di scena sono di Lisa Serio), lo spettacolo scoperchia uno scrigno capace di contenere così tanta vita da finire mai di stupirsi. E in questa riscrittura di Pinocchio entra nel ripostiglio di Geppetto trovandoci di tutto: un attore col suo desiderio di essere un buon padre, ad ogni costo, tanti abiti di scena, un ciocco di legno, un abbecedario gigante ed uno minuscolo, il Fato con il suo sgargiante abito giallo, un attore stanco di fare il ‘povero’, un costume gigante, un burattino e persino un pescecane volante.

Così Messina e Paoletta hanno disegnato il loro spettacolo che, con il linguaggio dei clown e dell’attore, del racconto e del teatro di figura, attraversa il capolavoro di Collodi restituendogli nuovo brio. Per dire, con uno sguardo lucido e insieme leggero, di quanto sia complicato essere genitori ed essere anche figli. Per parlare della povertà e della preziosa e irrinunciabile identità di ciascuno di noi, ma anche di quanto sia difficile ed essenziale lasciare andare chi si ama e imparare ad accogliere una mancanza. Un percorso che viene intrapreso con la potenza dell’ironia e della risata, con quella di una lacrima per un’emozione forte. E con la disposizione allo stupore che solo il teatro, dove tutto è davvero possibile, è capace di restituire appieno.

Parola di origine greca che vuol dire «carro», Armamaxa «trasporta» progetti teatrali che si riconoscono in un teatro necessario e umano fatto di passione, tempo e ricerca. Un’avventura iniziata nel 1998, attraverso l’incontro tra Enrico Messina, Micaela Sapienza e Massimo Momoli, e proseguita nel 2008 quando la compagnia ha trovato casa nel teatro Comunale di Ceglie Messapica, nell’ambito del progetto Teatri Abitati della Regione Puglia. Alle produzioni serali si affiancano quelle per ragazzi e famiglie come «Robin Hood» e «La Regina delle Nevi». E in parallelo il lavoro della compagnia si indirizza verso la creazione di grandi eventi di piazza. Nel 2017, intorno alla residenza teatrale di Armamaxa e dall’incrocio dei percorsi artistici di Enrico Messina, Gaetano Colella e Daria Paoletta, germoglia il progetto PagineBiancheTeatro che, nel rispetto delle identità di ciascuno, implementa i percorsi artistici e creativi, le specificità e i linguaggi.

Costo biglietti singoli 7 euro (6 euro per nuclei familiari di almeno quattro persone)
Per informazioni e prenotazioni 333.2694897

addetto stampa
Francesco Mazzotta
328.6296956

  

seguici su

Vladimir Luxuria, la vera storia di Princesa in un monologo tra realismo e teatro civile

Sabato 10 gennaio per «Periferie» del Crest all’auditorium TaTÀ di Taranto

In scena con l’autoritratto della trans Fernanda cantata da Fabrizio De André

Una coinvolgente Vladimir Luxuria è la protagonista di «Princesa», lavoro teatrale potente e toccante che mescola realismo e teatro civile in scena sabato 10 gennaio (ore 21) all’auditorium TaTÀ di Taranto per la stagione «Periferie» della compagnia Crest sostenuta dalla Regione Puglia. Lo spettacolo, diretto da Fabrizio Coniglio con le scenografie di Paola Castrignanò, i costumi di Sandra Cardini e le luci di Francesco Barbera, narra la vera storia di Fernanda Farias De Albuquerque, conosciuta, per l’appunto, come Princesa, donna trans di origine brasiliana di cui ha cantato Fabrizio De Andrè nell’album «Anime salve». Fabrizio Coniglio ha estratto dalle pagine della sua autobiografia (scritta con Maurizio Iannelli) un autoritratto composto da frammenti di vita narrato in prima persona dalla protagonista, mentre si trova rinchiusa nel carcere di Rebibbia per tentato omicidio, detenzione della quale lo spettacolo racconta i dettagli, a partire dall’incontro tra Fernanda e un ergastolano sardo, Giovanni, con il quale la protagonista imbastirà una relazione di ascolto e comprensione.

Fernanda, nata in un piccolo paese rurale del Brasile, non si riconosce nel suo corpo maschile e, fin dalla giovane età, desidera essere una ragazza. Il suo viaggio di ricerca identitaria, difficile e doloroso, la porta dalle metropoli brasiliane a quelle europee, dove scopre la sessualità con gli uomini e desidera trasformare il suo corpo. Artista e attrice, attivista del movimento Lgbtqi+, Vladimir Luxuria dà voce e corpo a un personaggio complesso in un monologo serrato e coinvolgente, avendo vissuto esperienze simili, e interpreta Princesa con un realismo toccante, senza distacco tra l’interprete e la storia.

Pertanto, Luxuria dà vita ad una interpretazione che Coniglio definisce neorealista, perché lo spettatore non vive mai uno scollamento tra l’interprete e la storia. Ma cosa rende questo racconto così speciale ed epico da sembrare una tragedia greca ambientata nella nostra epoca moderna? «Ognuno di noi – spiega Coniglio – ricerca nella vita la propria realizzazione, la buona riuscita del proprio demone. I greci la chiamavano “eudaimonia”», vale a dire la felicità intesa come scopo fondamentale della vita. E nello spettacolo vengono rappresentati i sogni e le malinconie della protagonista, la quale troverà conforto soltanto nel rapporto col suo vicino di cella, un amore platonico che la salverà dall’inferno. Il personaggio con cui la protagonista Princesa interagisce – spiega ancora Coniglio – non parla mai, ascolta soltanto la sua interlocutrice, come avvenne nella realtà. Ed è proprio questo rapporto a salvare Princesa, almeno in carcere, dove vivrà uno dei momenti più belli della propria vita. Perché paradossalmente tormenti torneranno ad affacciarsi proprio dopo aver abbandonato il carcere di Rebibbia».

Al termine dello spettacolo, per il ciclo «Parliamone», Vladimir Luxuria dialogherà con il pubblico e la giornalista Marina Luzzi.

Abbonamento ai 10 spettacoli di Periferie: € 120
Biglietto unico € 15
Info: 333.2694897

addetto stampa
Francesco Mazzotta
328.6296956

  

seguici su