Periferie e favole&TAmburi: al TaTÀ di scena il meglio del teatro contemporaneo

Il 13 ottobre anteprima con «Freevola» per l’avvio della campagna abbonamenti

Con «Periferie» (dal 14 novembre) si rinnova una proposta di respiro nazionale
affiancata dalla rassegna per famiglie «favole&TAmburi» (al via il 25 ottobre)

Attesi Mario Perrotta, Iaia Forte, Massimo Verdastro, Giovanni Onorato, Roberto Latini, Saverio La Ruina, Valentina Picello, Nicola Borghesi, Niccolò Fettarappa, Manuela Kustermann, Francesca Mazza, Francesco Scimemi e César Brie. Tra le compagnie: Muta Imago, Teatro dell’Elfo, Teatro Vascello, Babilonia Teatro, Teatro Metastasio, Carrozzeria Orfeo, Scena Verticale ed Emilia-Romagna Teatro

Il teatro torna a essere luogo d’incontro, riflessione, scoperta e immaginazione. La compagnia Crest presenta la stagione teatrale 2026/27 dell’auditorium TaTÀ di Taranto, articolata nella stagione serale «Periferie», dieci appuntamenti dal 14 novembre al 10 aprile con grandi nomi, nuove drammaturgie e sguardi sul presente, e nella rassegna pomeridiana per famiglie «favole&TAmburi», anche questa comprendente dieci spettacoli dal 25 ottobre al 14 marzo.

A inaugurare il nuovo percorso sarà una giornata speciale: martedì 13 ottobre, alle ore 21, in occasione dell’avvio della campagna abbonamenti, il Crest propone come speciale anteprima lo spettacolo «Freevola» scritto e interpretato da Lucia Raffaella Mariani, una riflessione scenica sull’essere donna e sulla complessa esperienza del vivere in due dentro un unico corpo.

È un cartellone di forte qualità e respiro nazionale quello di «Periferie», che sino ad aprile porta al TaTÀ artisti, compagnie e produzioni tra le più interessanti della scena contemporanea. Un programma che mette insieme grandi interpreti, drammaturgia contemporanea, riletture dei classici, teatro civile e linguaggi capaci di intrecciare parola, musica, corpo e immagini.

Ad aprire la stagione, sabato 14 novembre, sarà Mario Perrotta, premio Ubu 2025, protagonista di «Nel blu», dedicato a Domenico Modugno e agli anni del boom economico, con le musiche del grande cantautore pugliese. Il ritratto di un artista e di un’epoca attraversata dalla fiducia nel futuro, raccontata attraverso la storia di un uomo partito dalla Puglia per conquistare il mondo.

Il programma mette in primo piano anche alcune delle voci più interessanti della nuova drammaturgia. È il caso di «Madri», in scena il 28 novembre, con Valentina Picello, Premio Ubu, e Vito Vicino, su testo di Diego Pleuteri, vincitore del Premio Eurodram: la relazione fra una madre e un figlio diventa un viaggio nella memoria, nella solitudine, nella vecchiaia e nella paura della morte. E ancora, «Misurare il salto delle rane» di Carrozzeria Orfeo, in programma il 15 gennaio, premio della Critica Anct 2025 come migliore spettacolo, porta sul palcoscenico una dark comedy popolata da tre donne di generazioni diverse, unite da lutti e assenze ma anche da rinascite e profonde complicità.

Sul terreno dell’ironia e della riflessione sul presente si muove «Uno spettacolo italiano», che il 18 dicembre vedrà in scena Nicola Borghesi e Niccolò Fettarappa per ERT Teatro Nazionale: due artisti alle prese con un’Italia immaginaria nella quale cercano di reinventarsi, mettendo in discussione cultura, politica e identità. A completare questo sguardo sulla contemporaneità, «La diva del Bataclan», previsto il 19 marzo, è il musical dissacrante e provocatorio di Cranpi Produzioni che intreccia rock, ironia e narrazione per raccontare la vicenda di una giovane donna che decide di fingersi vittima degli attentati di Parigi del 2015, interrogando il rapporto fra trauma, social media e desiderio di visibilità.

Non manca il confronto con i grandi classici e con la storia del teatro. «Il viale del tramonto», in scena il 30 gennaio, è il progetto di Muta Imago con Iaia Forte, Massimo Verdastro e Giovanni Onorato, un dialogo fra il celebre film di Billy Wilder e il vissuto dei tre interpreti, fra fantasmi del teatro e tempo che passa. Il 5 febbraio, invece, il Teatro Vascello – La fabbrica dell’attore e Teatro di Roma Teatro Nazionale propongono «Antigone» di Jean Anouilh, con la regia di Roberto Latini, e un cast comprendente Manuela Kustermann, Francesca Mazza e lo stesso Latini: una rilettura del conflitto fra Antigone e Creonte, fra legge e vita, fra ragioni opposte e speculari.

La memoria e il teatro civile attraversano poi due appuntamenti di particolare intensità. «KR70M16 – Naufrago senza nome», in programma il 6 marzo, è il nuovo lavoro di Scena Verticale, scritto e diretto da Saverio La Ruina, dedicato all’identità delle vittime della migrazione e alla necessità di restituire un nome a chi rischia di essere cancellato dalla memoria. «Re Lear è morto a Mosca», che chiuderà la stagione il 10 aprile, è invece la coproduzione tra Isola del teatro, Campo Teatrale e Teatro dell’Elfo con la regia di César Brie: attraverso le vicende di Solomon Michoels e Venjamin Zuskin, racconta la storia del Teatro Ebraico di Mosca sotto Stalin e la capacità dell’arte di resistere alla violenza della storia. Infine, il 21 febbraio, Babilonia Teatro porta al TaTÀ «Abracadabra», con il prestigiatore Francesco Scimemi: la magia diventa qui un linguaggio per attraversare, con ironia e poesia, i territori della malattia, della perdita e del lutto, sfumando il confine fra vita e morte.

Un percorso composito, dunque, nel quale la qualità delle proposte si accompagna alla varietà degli sguardi: dalla biografia alla memoria, dal teatro civile alla commedia, dalla rilettura dei classici alla ricerca sui linguaggi contemporanei, con le rappresentazioni impreziosite da incontri post-spettacolo nel foyer curati dalla giornalista Marina Luzzi.

«Il nostro – spiega la presidente del Crest, Clara Cottino – è un progetto di teatro, più che un semplice cartellone, fondato sulla cura e sulla partecipazione del pubblico. In una città dove l’offerta culturale è cresciuta soprattutto nel centro, continuiamo a credere nella scelta di portare il teatro in periferia e di costruire una comunità attorno al TaTÀ, fatta di spettatori, artisti, confronto e relazioni reali, in un tempo sempre più dominato dal virtuale. E per questo ringraziamo innanzitutto la Regione Puglia e la Provincia di Taranto per il sostegno e la collaborazione garantiti in questi anni, mentre al Comune di Taranto chiediamo scelte chiare e trasparenti nell’utilizzo delle risorse, per sostenere professionalità consolidate e priorità capaci di favorire la crescita culturale della comunità».

Accanto alla stagione principale, il Crest rinnova l’appuntamento con «favole&TAmburi», rassegna domenicale di teatro ragazzi al TaTÀ, con dieci spettacoli dal 25 ottobre al 14 marzo, che verrà introdotta domenica 11 ottobre con le attività del «Festival dei Giochi in Tour». La programmazione si svilupperà come un viaggio attraverso teatro di figura, animazione, clownerie, danza e teatro d’attore, pensato per accompagnare bambine e bambini in mondi fantastici e, insieme, affrontare temi come amicizia, crescita, diversità, libertà, desiderio e rapporto con gli adulti. Il programma comprende «Cenerentola 301» di Burambò (25 ottobre), «Peter Pan» di Factory Compagnia Transadriatica (8 novembre), la nuova produzione del Crest «È mio» (29 novembre), «La fabbrica del tempo» di Principio Attivo Teatro in coproduzione con La luna nel letto (6 dicembre), «Ab-Normal Life» di Otto Panzer & Trukitrek (6 gennaio), «Anche tu» de La Baracca (17 gennaio), «Seggioline» del Teatro Telaio (31 gennaio), «Il più piccolo di tutti» dei Teatri di Pistoia (14 febbraio), «Oh! Gli straordinari racconti di un grande libro bianco» di Catalyst (28 febbraio) e «Cielo» di Koreja in collaborazione con Babilonia Teatri (14 marzo).

 

Inizio degli spettacoli di «Periferie» ore 21 (tranne domenica 21 febbraio, ore 19).
Gli spettacoli di «favole&TAmburi» sono in programma sempre alle ore 18.
Periferie prevede un abbonamento a 10 spettacoli al costo di 150 euro, oppure mini-abbonamenti per 5 spettacoli a scelta a 75 euro.
Il biglietto unico è di 20 euro, ridotto under 25 a 15 euro.
L’abbonamento a favole&TAmburi costa 60 euro per 10 spettacoli; il biglietto unico è di 7 euro,
con tariffa famiglie a 6 euro per nuclei composti da almeno quattro persone.

Per informazioni e prenotazioni: 333 2694897, anche WhatsApp

 

addetto stampa
Francesco Mazzotta
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Omero sulla scena, Paolo Panaro racconta Ulisse in «Ritorno a Itaca»

Il 26 settembre prima nazionale al MuDi di Taranto per il Taras Teatro Festival
 

L’attore, regista e drammaturgo al debutto con una riscrittura dell’eroe greco

È ancora una prima nazionale ad arricchire il programma del Taras Teatro Festival, la rassegna diretta da Massimo Cimaglia e quest’anno dedicata al tema della libertà. Il 26 settembre, alle ore 21, nel chiostro del MuDi di Taranto, andrà in scena “Ritorno a Itaca”, un itinerario poetico e letterario attraverso il mito di Ulisse, affidato alla drammaturgia, alla regia e all’interpretazione di Paolo Panaro, a partire da Omero e dalle numerose riscritture che nei secoli hanno continuato a interrogare la figura dell’eroe greco.

La proposta scenica delle grandi opere della letteratura è, del resto, una delle cifre distintive del percorso artistico di Paolo Panaro che, con la compagnia Diaghilev, cui si deve anche la produzione di questo spettacolo, da anni porta sul palco capolavori e testi fondamentali attraverso una personale sintesi di parola, interpretazione e invenzione teatrale.

Raccontare i miti significa attraversare uno dei territori più profondi della nostra memoria e della nostra psiche. Le loro immagini, sopravvissute al tempo, continuano infatti a parlare al presente perché custodiscono interrogativi universali: il desiderio, la paura, la perdita, la conoscenza, l’identità, il rapporto con l’altro e, soprattutto, la ricerca della libertà.

Tra tutti i miti della cultura occidentale, quello di Ulisse conserva una forza di fascinazione particolare. La sua è una figura in continuo movimento, sospesa tra il desiderio di partire e la necessità di ritornare, tra la curiosità verso l’ignoto e il bisogno di riconoscere un luogo da poter chiamare casa. La sua Odissea è il racconto di un uomo che attraversa mari, terre e pericoli, ma anche di un individuo costretto a confrontarsi continuamente con i propri limiti.

Ed è proprio nella tensione tra viaggio e ritorno, esplorazione e appartenenza, libertà e legame che “Ritorno a Itaca” incontra il tema scelto dal Taras Teatro Festival. Ulisse è l’uomo che non smette di cercare, che vuole conoscere ciò che ancora non conosce, che affronta l’ignoto per affermare la propria possibilità di scegliere la rotta. Ma la libertà del viaggio non cancella il valore degli affetti: Penelope, Telemaco, Itaca rappresentano il filo profondo che continua a legarlo alla propria identità.

La grandezza di Ulisse, tuttavia, non risiede soltanto nelle sue doti di astuzia e coraggio. È un uomo mortale, fragile, esposto al dolore e alla perdita. Ed è proprio questa vulnerabilità a renderlo ancora oggi così vicino a noi. La sua forza sta nella capacità di continuare a cercare anche quando il viaggio sembra non avere fine, trasformando gli ostacoli in occasioni di conoscenza e le ferite in nuove possibilità di consapevolezza.

Partendo dal poema omerico e attraversando le voci dei tanti autori che nel corso dei secoli hanno rielaborato il mito, Paolo Panaro costruisce una narrazione originale, capace di restituire alla figura di Ulisse tutta la sua complessità e la sua inesauribile modernità. Ne nasce un percorso teatrale nel quale parola, memoria e immaginazione si intrecciano per riportare alla luce le domande essenziali custodite nell’antico racconto. Perché ogni viaggio, in fondo, contiene la promessa di un ritorno. E ogni ritorno implica la domanda su chi siamo diventati nel tempo trascorso lontano.

Botteghino del TaTÀ (ore 10-13/15-18).
Biglietti in vendita anche sul circuito Vivaticket.

Taras Teatro Festival è realizzato grazie al sostegno del MIC, attraverso il FNSV, dalla Regione Puglia (con risorse del Fondo di rotazione POC 2021–2027), dal Comune di Taranto e dagli sponsor privati Fondazione Taranto25, ITSmobilità Academy, BCC Banca di Bari e Taranto, Erredi consulenze assicurative, EDTS (European Digital Theatre Studio), CONFAPI di Taranto. Inoltre, si ringrazia il mecenate Banca Patrimoni Sella (ArtBonus), Il festival gode dei patrocini dell’Università degli Studi di Bari, del MArTA museo archeologico nazionale di Taranto, della Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo, della Fondazione INDA, e dell’ ISAMG (istituto per la storia e l’archeologia della Magna Grecia)

 

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«Prometeo a Taranto», il fuoco del progresso diventa voce collettiva di una comunità ferita

Il 24 e 25 settembre prima nazionale nella città ionica per il Taras Teatro Festival

Il regista tedesco Joscha Zmarzlik porta l’acciaieria nel mito con un coro di cittadini
partendo dall’opera-denuncia di Luigi Nono sull’Italsider «La fabbrica illuminata»

C’è un fuoco che illumina e un fuoco che divora. Un fuoco che promette il progresso e uno che, nel nome dello sviluppo, può trasformarsi in minaccia per la vita. Attorno a quest’ambivalenza, antica quanto il mito del titano che rubò il fuoco agli dèi per donarlo agli esseri umani, si sviluppa “Prometeo a Taranto. La fabbrica illuminata”. Lo spettacolo va in scena in prima nazionale giovedì 24 e venerdì 25 settembre, alle ore 21, nell’auditorium TaTÀ di Taranto per il Taras Teatro Festival diretto da Massimo Cimaglia. Il progetto è firmato dal regista tedesco Joscha Zmarzlik per la compagnia Opera To Go partendo da una famosa composizione per voce e nastro magnetico di Luigi Nono, uno dei pionieri dell’avanguardia musicale.  Su testi di Giuliano Scabia e Cesare Pavese, nel 1964 Nono lanciò un atto d’accusa e una riflessione sulla condizione alienante degli operati nelle grandi fabbriche, in particolare l’Italsider di Genova. E quest’opera, a distanza di oltre sessant’anni, conserva intatta la sua forza di denuncia e la capacità di interrogare il presente.

Il regista tedesco Joscha Zmarzlik costruisce una drammaturgia nella quale la musica di Nono dialoga con il mito di Prometeo e Pandora, nelle versioni di Eschilo ed Esiodo, oltre che con le parole di Scabia e Pavese. Sul palco, insieme a Zmarzlik, al soprano Niki Lada e alla forza acusmatica della partitura di Nono, un coro di quindici cittadini di Taranto diventa il cuore umano dello spettacolo. Le parole di Pasquale Basile, Marco Bianco, Margherita Buono, Massimo Cardellicchio, Perla Calassi, Maria Pia Cazzolla, Marcella D’Alconzo, Domenico Brisci, Federica Brisci, Sabrina Donvito, Francesco Omma, Fabrizio Ricchiuto, Marco Russo, Andrea Simone e Maria Rana, s’intrecciano con quelle di autori antichi e moderni, in una polifonia che mette in discussione l’idea di un progresso inevitabile e senza conseguenze. Infatti, come Nono raccolse direttamente all’interno della fabbrica le testimonianze degli operai, così Zmarzlik ha scelto di dare parola alle cittadine e ai cittadini di Taranto. Alcuni di loro sono lavoratori dell’acciaieria. Le loro voci compongono un coro parlante, un organismo scenico nel quale l’esperienza individuale si fa racconto collettivo. Non una rappresentazione esterna della città, ma una presenza viva, capace di restituire la complessità di chi abita, lavora e resiste in un territorio segnato dall’industrializzazione.

«Fabbrica dei morti la chiamavano», si ascolta nell’opera di Nono, che il 15 settembre 1964 venne presentata in prima assoluta al Teatro La Fenice di Venezia per la Biennale internazionale di musica contemporanea. Una frase che attraversa il tempo e trova a Taranto un’eco concreta, nella storia di una comunità che da decenni convive con le conseguenze ambientali, sociali e umane della grande acciaieria. In questa città, dove la questione industriale continua a intrecciarsi con il diritto alla salute, la dignità del lavoro e la necessità di immaginare un futuro sostenibile, il teatro diventa luogo di ascolto, confronto e memoria. La fabbrica illuminata non è soltanto un luogo fisico: è l’allegoria di una cultura del fuoco, di quell’industrialismo che, distinto dall’industria come attività produttiva, può trasformarsi in un inferno locale e globale.

Il fuoco rubato agli dèi, dono di conoscenza e di potere, diventa così la matrice di una civiltà industriale che ha trasformato la materia, la natura e il lavoro, ma che ha anche prodotto ferite profonde, disuguaglianze e interrogativi sul prezzo del progresso.

Il mito di Prometeo, nella sua doppia natura di emancipazione e trasgressione, incontra così la storia di una comunità che troppo spesso ha percepito se stessa come «gente da sacrificare». Ma il coro non è soltanto il luogo della sofferenza. È anche il luogo della possibilità: la possibilità di riconoscersi, di ribellarsi insieme, di costruire una coscienza condivisa. Anche per un futuro che forse non si vedrà mai.

In questa prospettiva, lo spettacolo si interroga sull’attualità di una nuova «collettività ecologica», una forma di consapevolezza nella quale la difesa dell’ambiente, la salute, il lavoro e la giustizia sociale non possono più essere pensati come questioni separate. Il destino della fabbrica diventa il destino di una comunità; quello di Taranto, una domanda rivolta al mondo.

“Prometeo a Taranto. La fabbrica illuminata” è, dunque, un incontro tra musica contemporanea, teatro documentario e mito. Un’esperienza scenica che restituisce alla voce la sua forza politica e poetica e che affida al teatro il compito di ascoltare ciò che spesso rimane ai margini del racconto pubblico.

Botteghino del TaTÀ (ore 10-13/15-18).
Biglietti in vendita anche sul circuito Vivaticket.

Taras Teatro Festival è realizzato grazie al sostegno del MIC, attraverso il FNSV, dalla Regione Puglia (con risorse del Fondo di rotazione POC 2021–2027), dal Comune di Taranto e dagli sponsor privati Fondazione Taranto25, ITSmobilità Academy, BCC Banca di Bari e Taranto, Erredi consulenze assicurative, EDTS (European Digital Theatre Studio), CONFAPI di Taranto. Inoltre, si ringrazia il mecenate Banca Patrimoni Sella (ArtBonus), Il festival gode dei patrocini dell’Università degli Studi di Bari, del MArTA museo archeologico nazionale di Taranto, della Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo, della Fondazione INDA, e dell’ ISAMG (istituto per la storia e l’archeologia della Magna Grecia)

 

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Anna Ferruzzo e Massimo Wertmüller: lettura di coppia dell’Iliade di Baricco

Domenica 20 settembre (ore 19) al TaTÀ di Taranto per il Taras Teatro Festival
 

Per l’attrice un ritorno nella sua città nel ricordo delle prime esperienze artistiche

Anna Ferruzzo e Massimo Wertmuller

Il mito torna a parlare al presente con il Taras Teatro Festival diretto da Massimo Cimaglia, progetto quest’anno dedicato al tema della libertà che reinterpreta il patrimonio mitologico attraverso linguaggi e sensibilità contemporanei. Organizzato da Terra Magica in collaborazione con la compagnia Crest, domenica 20 settembre, alle ore 19, nell’auditorium TaTÀ di Taranto è in programma “Omero, Iliade”, spettacolo tratto dalla riscrittura di Alessandro Baricco, con Massimo Wertmüller e Anna Ferruzzo, produzione Centro Teatrale Meridionale.

Un incontro tra parola, memoria e teatro d’attore per attraversare una delle storie fondative della cultura occidentale e riscoprirne l’umanità più profonda. Nella scrittura di Baricco l’“Iliade” si spoglia delle ridondanze e delle convenzioni del racconto epico per avvicinarsi alla sensibilità dello spettatore contemporaneo. Il fascino dell’antico resta intatto, ma la narrazione assume un ritmo più diretto, fluido, incalzante, capace di trasformare la grande guerra di Troia in una vicenda intima e universale.

Sei personaggi prendono voce e raccontano la propria storia. Tre uomini – Demodoco, Antiloco e Priamo – e tre donne – Criseide, Elena e Andromaca – diventano i custodi di un racconto fatto di passioni, desideri, perdita e paura. Gli dèi restano sullo sfondo: al centro della scena ci sono gli esseri umani, con le loro fragilità e il loro coraggio, le loro contraddizioni e il loro bisogno di sopravvivere. Ed è attraverso la loro soggettiva che l’“Iliade” rivela un volto inatteso: quello di un testo che, pur narrando la guerra, custodisce una profonda aspirazione alla pace.

A dare corpo a questa narrazione sono due interpreti di grande esperienza e sensibilità scenica, coppia nell’arte e nella vita. Massimo Wertmüller, attore e doppiatore, ha costruito una lunga carriera tra teatro, cinema, televisione e radio. Formatosi al Laboratorio di esercitazioni sceniche di Gigi Proietti, ha lavorato con importanti registi italiani, da Ettore Scola a Luigi Magni, da Sergio Corbucci a Lina Wertmüller, sua zia. L’esperienza maturata nel teatro di parola e la capacità di attraversare registri differenti incontrano qui la complessità dei personaggi omerici, restituendone la forza narrativa e il respiro umano.

Accanto a lui, Anna Ferruzzo, attrice tarantina, che torna nella città natale in un appuntamento dal particolare valore personale e artistico. Le sue prime esperienze teatrali maturano, infatti, proprio con la compagnia Crest, con la quale collabora diretta dai registi Mauro Maggioni e Davide Iodice. Da allora, un percorso tra palcoscenico, cinema e televisione. Nel suo percorso sul set figurano “Il miracolo” di Edoardo Winspeare, che segna una delle tappe iniziali della sua esperienza cinematografica, e “Saimir” di Francesco Munzi, dramma dedicato al tema dell’immigrazione. Nel 2009 arriva la partecipazione a “Cado dalle nubi”, commedia con Checco Zalone che la avvicina al grande pubblico.

Il sodalizio con Francesco Munzi prosegue con “Anime nere”, film ambientato nel mondo della ’ndrangheta, mentre nel 2017 Ferruzzo prende parte a Il padre d’Italia di Fabio Mollo, interpretazione che le vale una candidatura ai Nastri d’Argento come migliore attrice non protagonista.

Negli anni successivi, l’attrice continua a frequentare produzioni di rilievo, tra cui “Una questione privata” dei fratelli Taviani e “Ovunque proteggimi” di Bonifacio Angius. Nel 2023 è nel cast di “Palazzina Laf”, opera prima di Michele Riondino ambientata nella Taranto dell’Ilva, e nel 2024 partecipa a Dieci minuti di Maria Sole Tognazzi.

Il ritorno a Taranto insieme al marito e compagno di scena Massimo Wertmüller assume così il significato di un ideale ricongiungimento con le proprie radici teatrali. Un ritorno che si inserisce naturalmente nella vocazione del Taras Teatro Festival: fare del mito un luogo vivo, capace di interrogare il presente e di restituire alla comunità il valore della memoria, dell’identità e dell’incontro.

Botteghino del TaTÀ (ore 10-13/15-18).
Biglietti in vendita anche sul circuito Vivaticket.

Taras Teatro Festival è realizzato grazie al sostegno del MIC, attraverso il FNSV, dalla Regione Puglia (con risorse del Fondo di rotazione POC 2021–2027), dal Comune di Taranto e dagli sponsor privati Fondazione Taranto25, ITSmobilità Academy, BCC Banca di Bari e Taranto, Erredi consulenze assicurative, EDTS (European Digital Theatre Studio), CONFAPI di Taranto. Inoltre, si ringrazia il mecenate Banca Patrimoni Sella (ArtBonus), Il festival gode dei patrocini dell’Università degli Studi di Bari, del MArTA museo archeologico nazionale di Taranto, della Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo, della Fondazione INDA, e dell’ ISAMG (istituto per la storia e l’archeologia della Magna Grecia)

 

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