Tra mito e visione, Circe riscrive il cosmo. In prima nazionale c’è «Titani e Giganti»

Sabato 19 settembre (ore 21) al MuDi di Taranto per il Taras Teatro Festival

Una parata nel centro città precederà alle 18.30 lo spettacolo di Simone Bevilacqua

Un viaggio nel cuore del mito, tra divinità, passioni umane e interrogativi sul presente. È «Titani e Giganti», spettacolo di Simone Bevilacqua previsto in prima nazionale sabato 19 settembre, alle ore 21, nel Chiostro del MuDI di Taranto per il Taras Teatro Festival diretto da Massimo Cimaglia, progetto che reinterpreta il patrimonio mitologico attraverso linguaggi e sensibilità contemporanei.

Prodotto dal Gruppo della Creta, lo spettacolo conduce il pubblico in un universo sospeso tra epica e immaginazione, dove il racconto delle origini, le figure divine e le vicende degli esseri umani si intrecciano in una creazione teatrale ricca di suggestioni soprannaturali, riferimenti classici e riflessioni sul mondo di oggi. A inaugurare la serata, alle ore 18.30, sarà una parata nel centro cittadino con partenza da via Di Palma (angolo via Duca degli Abruzzi). Due giganti alti circa cinque metri, Gea e Urano, costruiti secondo la tradizione calabrese, attraverseranno la città accompagnati dalla musica e dalla voce di un narratore, dando vita a un rito collettivo della creazione del cosmo. Un momento di festa e partecipazione per invitare la comunità ad entrare prima ancora della rappresentazione nell’universo dell’opera, con lo spazio urbano trasformato in un luogo di incontro tra immaginazione, arte e cittadinanza.

Al centro della narrazione di «Titani e Giganti», interpretato dallo stesso Simone Bevilacqua con Maria D’Angeli, Flavio Bossalini, Nicolò Barba e Viviana Simone, emerge la figura di Circe, maga, amante e creatura divina capace di sfidare le convenzioni e restituire una nuova interpretazione del proprio ruolo nella mitologia classica. È attraverso il suo sguardo che la storia si dischiude, portando in primo piano una figura femminile potente e complessa, capace di interrogare la storia e l’immaginario collettivo.

La scenografia digitale, realizzata da L4R, collettivo artistico internazionale con sede in Spagna che unisce le arti alle nuove tecnologie digitali, dà vita a frammenti della storia della maga, costruendo atmosfere oniriche attraverso l’utilizzo del video-mapping. Le immagini aprono finestre su mondi alternativi, amplificando la dimensione visionaria dell’opera e accompagnando gli spettatori in un racconto filtrato dalla prospettiva della dea.

L’uso dei trampoli assume una funzione che va oltre la spettacolarità: elevando il personaggio al di sopra della statura dei mortali, ne sottolinea la natura divina e il ruolo di prima maga dell’Occidente. Un’attrice, in scena sui classici attrezzi da circo, interagisce con la marionetta di Ulisse, un pupo siciliano realizzato da Salvatore Bumbello, artigiano della scuola di Mimmo Cuticchio. Il dialogo tra corpo, figura animata e immagine digitale restituisce una materia teatrale capace di unire tradizione e sperimentazione.

Cori originali, testi in greco antico, musica dal vivo e tecniche audiovisive all’avanguardia compongono una drammaturgia immersiva, nella quale il racconto mitologico diventa uno strumento per interrogare il mondo contemporaneo. La narrazione attraversa temi quali l’emarginazione, la differenza di genere, il rapporto con il mondo naturale, la migrazione e l’amore, restituendo alle figure del passato una risonanza profondamente attuale. Attraverso Circe «Titani e Giganti» invita, infatti, a riflettere sul ruolo delle donne nella storia e sulla loro influenza nella cultura e nell’immaginario collettivo, proponendo una lettura che non si limita a rievocare il passato, ma lo interroga e lo riscrive.

Il risultato è un’opera in cui la dimensione epica convive con la fragilità umana, la meraviglia con la riflessione, la potenza delle immagini con la forza della parola. Un teatro che si fa rito e visione, restituendo al pubblico la possibilità di ascoltare il mito da una nuova prospettiva.

Botteghino del TaTÀ (ore 10-13/15-18).
Biglietti in vendita anche sul circuito Vivaticket.

Taras Teatro Festival è realizzato grazie al sostegno del MIC, attraverso il FNSV, dalla Regione Puglia (con risorse del Fondo di rotazione POC 2021–2027), dal Comune di Taranto e dagli sponsor privati Fondazione Taranto25, ITSmobilità Academy, BCC Banca di Bari e Taranto, Erredi consulenze assicurative, EDTS (European Digital Theatre Studio), CONFAPI di Taranto. Inoltre, si ringrazia il mecenate Banca Patrimoni Sella (ArtBonus), Il festival gode dei patrocini dell’Università degli Studi di Bari, del MArTA museo archeologico nazionale di Taranto, della Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo, della Fondazione INDA, e dell’ ISAMG (istituto per la storia e l’archeologia della Magna Grecia)

 

 

addetto stampa
Francesco Mazzotta
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Antigone, ovvero il coraggio della libertà. Prima nazionale al Taras Teatro Festival

Per l’inaugurazione della quarta edizione il 12 e 13 settembre al TaTÀ di Taranto

In scena Mariachiara Basso, Domizia D’Amico e Valeria Cimaglia, autrice del testo

Sabato 12 e domenica 13 settembre, alle ore 21, all’auditorium TaTÀ di Taranto, la prima nazionale di «Antigone atto terzo» di Valeria Cimaglia, al debutto come autrice, inaugura la quarta edizione del Taras Teatro Festival diretto da Massimo Cimaglia, che quest’anno sceglie la libertà come tema centrale della propria riflessione.

Una scelta non casuale quella di affidare proprio ad Antigone l’apertura del festival. Figura paradigmatica del teatro occidentale, Antigone è la donna che decide di dare sepoltura al fratello, pur sapendo che quel gesto di disobbedienza alla legge degli uomini la condannerà a morte. La sua libertà non coincide dunque con l’assenza di vincoli. Al contrario, è la libertà difficile e radicale di scegliere da che parte stare e di rimanere fedeli a quella scelta anche quando il prezzo da pagare è altissimo.

È da questa prospettiva che prende forma «Antigone atto terzo», spettacolo prodotto dalla compagnia Crest e interpretato dalla stessa Valeria Cimaglia con Mariachiara Basso e Domizia D’Amico, per la regia di Massimo Cimaglia (luci di Walter Mirabile). Il testo muove dalla visione sofoclea del mito per attraversare tre tempi e tre mondi differenti: un ospedale del futuro, una guerra contemporanea e, infine, il tempo sospeso del mito, nel quale Antigone è prigioniera del proprio destino.

Tre brevi atti, tre dimensioni apparentemente lontane che finiscono per comporre un unico racconto sull’essere umano e sulle sue scelte. Accanto ad Antigone compaiono due donne molto diverse dalla protagonista, ma profondamente legate alla sua storia. Le loro vicende si intrecciano in un viaggio attraverso il dolore, il rapporto tra individuo e legge e, soprattutto, le molte forme che può assumere la libertà.

«Il nostro è un racconto che attraversa epoche e ambientazioni diverse ma che conserva al centro una figura profondamente umana: una donna che decide di restare fedele a ciò in cui crede anche quando il prezzo da pagare è la propria vita», racconta l’autrice. Una libertà, dunque, che non è astratta né semplicemente legata alla possibilità di muoversi senza impedimenti. È una libertà che implica responsabilità, conflitto, coraggio. È la libertà di Antigone, chiamata a scegliere tra la legge della città e una legge più profonda, tra obbedienza e coscienza. Ed è proprio questa tensione, ancora oggi attuale, a fare del mito un luogo privilegiato per interrogare il presente.

La sfida registica di Massimo Cimaglia è stata quella di costruire lo spettacolo a partire da un processo creativo condiviso con tre interpreti giovanissime e con un’autrice alla sua prima esperienza di scrittura teatrale. «È entusiasmante e insieme complesso», confessa Cimaglia. Da qui la scelta di mettersi «totalmente al loro servizio, in una dimensione di ascolto», restituendo alle attrici un ruolo attivo nella costruzione dello spettacolo.

Il regista ha scelto di dedicare particolare spazio alle cosiddette prove «a tavolino», trasformandole in un luogo di confronto e libertà creativa: un tempo nel quale interrogare il testo, discuterne le possibilità, lasciare emergere intuizioni e sensibilità delle interpreti, per poi rielaborarle e ricomporle nella visione registica.

«Ognuna delle attrici si è sentita, spero, libera e protagonista», sottolinea ancora Cimaglia. Una dichiarazione che diventa essa stessa parte del tema del festival: la libertà non soltanto come argomento dello spettacolo, ma come principio che informa il processo attraverso il quale lo spettacolo nasce.

Le tre protagoniste incarnano infatti tre diverse declinazioni dello scegliere, tutte riconducibili alla figura di Antigone. Il compito della regia è stato quello di dare unità a tre spaccati cronologici e spaziali molto differenti, preservando al tempo stesso quello spazio intimo nel quale Antigone – e le altre due misteriose protagoniste – agiscono, scelgono, osano.

Ed è proprio qui che il pensiero di Cimaglia incontra una delle definizioni più note della libertà nella cultura italiana: quella evocata da Giorgio Gaber, per il quale «libertà non è stare sopra un albero». La libertà è, soprattutto, partecipazione. E nel caso di «Antigone atto terzo», partecipazione significa assumersi il coraggio della scelta, prendere posizione e sostenerla fino in fondo.

«Le diverse declinazioni dello scegliere – conclude il regista – affrontano temi contemporanei molto discussi e appassionanti che abbiamo provato a raccontare e trasformare in sfumature e dettagli emotivi», grazie alla passione e alla dedizione delle tre interpreti.

Con «Antigone atto terzo», il Taras Teatro Festival sceglie dunque di aprire la quarta edizione partendo da una domanda antica e insieme profondamente contemporanea: quanto siamo davvero liberi quando scegliere significa assumersi la responsabilità delle proprie convinzioni? La risposta di Antigone è radicale: la libertà non è non avere una legge, ma poter scegliere quale legge seguire quando le leggi entrano in conflitto. È il coraggio di non rinunciare alla propria coscienza. È, infine, la possibilità di dire «no» sapendo che quel «no» avrà delle conseguenze.

Botteghino del TaTÀ (ore 10-13/15-18).
Biglietti in vendita anche sul circuito Vivaticket.

Taras Teatro Festival è realizzato grazie al sostegno del MIC, attraverso il FNSV, dalla Regione Puglia (con risorse del Fondo di rotazione POC 2021–2027), dal Comune di Taranto e dagli sponsor privati Fondazione Taranto25, ITSmobilità Academy, BCC Banca di Bari e Taranto, Erredi consulenze assicurative, EDTS (European Digital Theatre Studio), CONFAPI di Taranto. Inoltre, si ringrazia il mecenate Banca Patrimoni Sella (ArtBonus), Il festival gode dei patrocini dell’Università degli Studi di Bari, del MArTA museo archeologico nazionale di Taranto, della Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo, della Fondazione INDA, e dell’ ISAMG (istituto per la storia e l’archeologia della Magna Grecia)

 

 

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Al Taras Teatro Festival di Taranto «l’aria della libertà» soffia sul mito

Dal 12 settembre al 16 ottobre in scena Ottavia Piccolo, Anna Ferruzzo, Massimo Wertmüller, Antonio Calenda
e una nuova generazione di artisti tra prime nazionali, riletture contemporanee e la produzione internazionale
“La fabbrica illuminata” che intreccia identità e memoria industriale del capoluogo attraverso un coro di cittadini

Il direttore artistico Massimo Cimaglia: «Rispondiamo con un’etica e un’anima al desiderio di cultura di una città e di una regione»

«La libertà è come l’aria». Le parole di Piero Calamandrei, pronunciate nel 1955 davanti a un pubblico di studenti, diventano il titolo ideale e il tema della quarta edizione del Taras Teatro Festival – Scena antica e visioni contemporanee, in programma a Taranto dal 12 settembre al 16 ottobre. «Rispondiamo con un’etica e un’anima al desiderio di cultura di una città e di una regione», dice il direttore artistico Massimo Cimaglia.

Una libertà che ha molte facce. È quella di Anna Politkovskaja, la giornalista russa assassinata per aver difeso fino alla morte il diritto di raccontare la verità, che Ottavia Piccolo porterà in scena il 16 ottobre al Teatro Fusco in Donna non rieducabile di Stefano Massini. È la libertà di ribellarsi al potere di Antigone, protagonista della prima nazionale di Antigone atto terzo, firmata da Valeria Cimaglia e diretta dallo stesso Massimo Cimaglia. È la libertà di ridere del potere attraverso la comicità di Aristofane, riletta da una giovane compagnia sotto la supervisione di Antonio Calenda. Ed è persino la libertà di prendersi gioco di un eroe come Odisseo, affidata all’irriverenza del Collettivo VAN.

Ma la libertà, a Taranto, significa anche identità. È il cuore di Prometeo a Taranto. La fabbrica illuminata, prima nazionale scritta e diretta dal regista tedesco Joscha Zmarzlik, che il 24 e 25 settembre intreccerà il mito prometeico con la storia industriale della città. Una produzione internazionale nella quale la memoria dell’Italsider, il desiderio di riscatto e il rapporto fra una comunità e il proprio territorio prendono forma attraverso le musiche di Luigi Nono, eseguite dalla soprano greca Niki Lada e da un coro composto da cittadini tarantini.

È anche attraverso queste contrapposizioni – libertà e potere, mito e contemporaneità, individuo e comunità, memoria e futuro – che il Taras Teatro Festival costruisce la propria identità. Un festival che non si limita a portare spettacoli a Taranto, ma prova a trasformare la città in un luogo di produzione culturale, coinvolgendo artisti, cittadini e nuovi pubblici.

Il Festival presenta quest’anno dieci spettacoli per tredici recite, cinque prime nazionali, produzioni originali e compagnie italiane e internazionali, distribuiti tra il Teatro TaTÀ, il Teatro Comunale Fusco e il cortile del Museo Diocesano e altre iniziative collaterali al Museo archeologico MArTA. Un programma nel quale il teatro classico non viene celebrato come un monumento del passato, ma utilizzato come materia viva, capace di continuare a porre domande al presente.

Il viaggio comincia il 12 e 13 settembre al TaTÀ con Antigone atto terzo, produzione Crest: tre epoche storiche e una stessa domanda, quella sulla possibilità di scegliere, disobbedire e assumersi la responsabilità delle proprie azioni.

Il 19 settembre il mito uscirà dal teatro per invadere le strade di Taranto. Una parata sui trampoli attraverserà il centro cittadino da piazza Immacolata a piazza della Vittoria e introdurrà nel chiostro del MuDi la prima nazionale di Titani e Giganti di Simone Bevilacqua, del Gruppo della Creta.

Il 20 settembre sarà il momento di un altro ritorno, quello di Anna Ferruzzo, attrice tarantina che proprio in città ha iniziato il suo percorso artistico con la compagnia Crest. Insieme a Massimo Wertmüller porterà in scena Omero, Iliade, adattamento del testo di Alessandro Baricco. Un appuntamento nel quale il rapporto tra mito, memoria e identità personale si intreccia con quello tra un’artista e la propria città. L’appuntamento è al TaTÀ, dove il 24 e 25 settembre è prevista la prima nazionale di Prometeo a Taranto. La fabbrica illuminata scritto e diretto da Joscha Zmarzlik (Opera To-Go).

Il 26 settembre ci si sposterà al chiostro del MuDi, dove Paolo Panaro sarà protagonista di Ritorno a Itaca da Omero prodotto dalla Compagnia Diaghilev, mentre il 3 ottobre Gianluigi Tosto proporrà al TaTÀ la sua Odissea. Il 4 ottobre, al Teatro Fusco, Mario Incudine interpreterà Archimede. La solitudine di un genio di Costanza DiQuattro con la regia autorevole di Alessio Pizzech.

Particolare attenzione sarà ancora una volta riservata ai giovani artisti, protagonisti delle passate edizioni e capaci di dimostrare che un teatro appassionante non dipende necessariamente dalla notorietà dei nomi in cartellone. Il 7 ottobre il gruppo di Pluto, tra le rivelazioni dello scorso anno, tornerà al TaTÀ con la prima nazionale di Aristofane nostro contemporaneo, scritto da Valeria Chimenti, diretto da Alessandro Di Murro con la supervisione artistica di Antonio Calenda.

Il 10 e 11 ottobre sarà invece il turno del Collettivo VAN con Odisseo Superstar. L’eroe di cui nessuno ha bisogno, spettacolo che ribalta con ironia e intelligenza uno dei miti più celebri dell’antichità.

A chiudere il festival sarà, il 16 ottobre, Ottavia Piccolo con Donna non rieducabile: un ritorno a Taranto dopo oltre vent’anni e, insieme, un potente atto di teatro civile. La vicenda di Politkovskaja riporta infatti al centro la libertà più essenziale: quella di parlare, raccontare, dissentire. Una libertà che, come ricordava Calamandrei, è indispensabile quanto l’aria.

Anche quest’anno verrà assegnato a una personalità del mondo del teatro e della cultura il Premio Taras Teatro Festival, un prestigioso manufatto del noto ceramista grottagliese Cosimo Vestita.

Il programma sarà arricchito da incontri e iniziative collaterali: il 6 ottobre al MArTA la presentazione del libro Un cuore greco di Marina Valensise, con Antonio Calenda e una lettura scenica del Gruppo della Creta, l’11 ottobre un flashmob del Collettivo VAN al MArTA e il 16 ottobre, nel foyer del Teatro Fusco, la presentazione di Anna Politkovskaja reporter per amore di Lucia Tilde Ingrosso, con la partecipazione di Ottavia Piccolo.

Per tutta la durata del festival al TaTÁ si potrà vedere la mostra “Visioni in movimento” di Francesca Ruggiero.

Inoltre, gli studenti delle scuole di Taranto incontreranno sia gli artisti delle compagnie ospiti che la drammaturga Barbara Gizzi, la quale parlerà del suo testo sull’Atleta di Taranto recentemente rappresentato nel Museo MArTA di Taranto in occasione dei Giochi del Mediterraneo.

Il Taras Teatro Festival è anche un progetto di formazione del pubblico. Per questo prosegue l’attenzione ai giovani, con una campagna social di avvicinamento al teatro e biglietti a 5 euro a loro riservati nelle tre sedi della manifestazione.

Taras Teatro Festival è realizzato grazie al sostegno del MIC, attraverso il FNSV, dalla Regione Puglia (con risorse del Fondo di rotazione POC 2021–2027), dal Comune di Taranto e dagli sponsor privati Fondazione Taranto25, ITSmobilità Academy, BCC Banca di Bari e Taranto, Erredi consulenze assicurative, EDTS (European Digital Theatre Studio), CONFAPI di Taranto. Inoltre, si ringrazia il mecenate Banca Patrimoni Sella (ArtBonus), Il festival gode dei patrocini dell’Università degli Studi di Bari, del MArTA museo archeologico nazionale di Taranto, della Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo, della Fondazione INDA, e dell’ ISAMG (istituto per la storia e l’archeologia della Magna Grecia).

Abbonamenti
Per tutti i dieci spettacoli (con posto in platea al Fusco), 120 euro
Miniabbonamento a 5 spettacoli a scelta (con posti in platea al Fusco), 60 euro
 
Biglietti
Teatro Fusco – 20 euro in platea, 15 euro in galleria
Auditorium TaTÀ – 15 euro
Chiostro del MuDi – 15 euro
Ridotto giovani under 25 – 5 euro
Botteghino del TaTÀ (ore 10-13/15-18)
 
 

 

 

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Taras Teatro Festival, quarta edizione

Lunedì 7 settembre, ore 10, a Taranto, nel foyer del Teatro Comunale Fusco

Conferenza stampa di presentazione

Lunedì 7 settembre, alle ore 10, nel foyer del Teatro Comunale Fusco, si terrà la conferenza stampa di presentazione della quarta edizione del Taras Teatro Festival che si svilupperà dal 12 settembre al 16 ottobre tra il Teatro Comunale Fusco, l’auditorium TaTÀ, il Museo diocesano MuDi e il Museo archeologico nazionale di Taranto – MArTA, con l’organizzazione di Terra Magica Arte e Cultura in collaborazione con la compagnia Crest.

All’incontro con i giornalisti intervengono la consigliera regionale e presidente della Commissione Cultura del Consiglio Regionale, Annagrazia Angolano, la direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto – MArTA, Stella Falzone, la presidente della compagnia Crest, Clara Cottino, e il direttore artistico del Taras Teatro Festival, Massimo Cimaglia.

 

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